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Aggiornamento da Carradori

Alla fiera la postazione vaccini per Rimini, obiettivo fine anno

In foto: la diretta di Marco Di Maio
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 4 minuti
sab 19 dic 2020 21:03
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Anche in Romagna le prime dosi di vaccino saranno somministrate entro il 2020. E’ una delle notizie emerse dalla diretta Facebook organizzata dal deputato romagnolo Marco Di Maio assieme al professor Claudio Vicini, a cui ha partecipato il direttore generale di Ausl Romagna, Tiziano Carradori. Come nel resto del Paese, le prime dosi saranno somministrate a medici, operatori sanitari e ospiti delle strutture residenziali.

“L’Ema, l’agenzia europea che deve autorizzare l’uso del vaccino – ha spiegato Carradori conversando Marco Di Maio e Claudio Vicini nell’ultimo appuntamento in diretta social per il 2020 – approverà il 21 dicembre l’emissione del vaccino e già il 27 dicembre dovremmo iniziare con la somministrazione delle prime dosi in tutta l’Emilia Romagna. Il condizionale è d’obbligo, perchè stiamo correndo contro il tempo. Dieci giorni fa pensavamo di iniziare nella seconda metà di gennaio, mentre siamo arrivati a subito dopo Natale”.

Carradori, da pochi mesi al timone dell’azienda sanitaria romagnola, ha risposto a molte domande anche inerenti le modalità operative e logistiche con cui sarà avviata la campagna di vaccinazione: “La Regione, con la collaborazione delle Ausl, ha determinato la popolazione da vaccinare in prima istanza, partendo da operatori sanitari pubblici e privati e dagli ospiti delle strutture residenziali. Contestualmente abbiamo definito gli aspetti di carattere operatore-logistico all’interno delle aziende sanitarie, individuando i luoghi in cui saranno fatte materialmente le vaccinazioni”.

In Romagna, al momento, ne sono stati stabiliti uno per provincia: per Ravenna al Pala De Andrè, per Forlì-Cesena alla Fiera di Cesena e per Rimini alla Fiera. “In questo modo – ha detto Carradori – partiremo con tre punti che sono piuttosto vicini ai luoghi di stoccaggio dei vaccini”. Nelle aree individuate saranno posizionati i frigoriferi necessari per conservare il vaccino alla temperatura di circa -80°C. “Gli ultimi arriveranno poco prima di Natale”, ha annunciato il direttore dell’Ausl Romagna.

“Abbiamo definito le “squadre vaccinali”, che avranno più postazioni di vaccinazioni, perchè la quantità di persone sarà considerevole – ha spiegato ancora Carradori -. I primi a vaccinarsi saranno i vaccinatori stessi, che saranno i soggetti esposti alle condizioni di maggior rischio. Ugualmente ci siamo attivati per una campagna di sensibilizzazione interna, con ospite ad inizio anno l’immunologo Alberto Mantovani”. Per quanto concerne le strutture residenziali pubbliche e private, “ci saranno dei “team mobili”, con quattro-cinque persone che vanno nelle strutture di grandi dimensione, oppure le Usca, con medico-infermiere, laddove le strutture sono di piccole dimensioni. Nei primi 18 giorni saranno coinvolte circa 23-24mila persone tra medici, operatori socio-sanitari ed ospiti delle cra”. Si conta di “terminare il primo ciclo tra il 15 il 20 gennaio. Poi ci sarà una seconda tornata per il richiamo”.

L’Ausl, per accelerare i tempi, sta portando avanti, sulla base anche delle indicazioni regionali, un’organizzazione parallela che guarda anche al resto della popolazione, che dovrebbe vedere l’inizio della campagna di vaccinazione dalla prossima primavera alla fine dell’estate. Secondo anche processi di prioritazzione “che allo stato attuale non sono stati definiti”. E per questa nuova fase “se tutto andrà come dovrà andare saranno aumentati i punti per le vaccinazioni, anche per limitare la mobilità. Sviluppare altri punti erogativi è una cosa auspicabile. L’obiettivo è quello di raggiungere la massima copertura”. “Una sfida senza precedenti”, ha evidenziato Di Maio.

“Ci vorrà del tempo per togliere le mascherine in modo definitivo – ha ribadito Carradori – anche in relazione al grado di copertura e circolazione del virus. Allo stato attuale abbiamo costantemente circa 2500 nuovi contagiati alla settimana in Romagna, nonostante il trend sia in lento calo dopo l’apice raggiunto a novembre. Serviranno comportamenti sempre più sani, come ad esempio il lavarsi le mani, cose che possiamo che possiamo considerare pochi rilevanti, ma che dal punto di vista delle malattie trasmissive sono fondamentali”. “Non è il tema da pensare in questo momento – ha sottolineato Vicini -. La mascherina verrà rimossa quando sarà l’Istituto Superiore di Sanità a dircelo. Ma passerà molto tempo”.Dopo una settimana di luci ed ombre “il virus si rimpicciolisce, ma non di tanto”, ha fotografato Vicini. “A fronte di un numero minore di tamponi, si mantiene alta la percentuale di positività”, ha proseguito il professore, ricordando anche l’aumento del numero di operatori sanitari contagiati. La situazione è delicata, ma la pressione negli ospedali è gestibile. La stanchezza affiora, ma stiamo tutti vivendo questa seconda sfida nella normalità e nell’anormalità. La contrazione dell’attività chirurgica è stata dell’1%. Ed è’ merito di un’organizzazione che ha dato il meglio”.

Ma come cambierà la sanità dopo l’epidemia? “E’ una riflessione che ci impegnerà tutti quanti, in campo professionale e non solo – ha evidenziato Carradori -. Dobbiamo mettere in memoria per il futuro quello che abbiamo toccato con mano con questa emergenza-tragedia. Dobbiamo pensare per il futuro ad un sistema che non si può permettere di interrompere l’attività ordinaria per rispondere ad un’emergenza. Il territorio va potenziato e lo diciamo dagli ’70. Vanno resi disponibili gli strumenti per valorizzare tutte le risorse del territorio stesso e trovare condivisione su come solidare la sanità, che qui in Emilia Romagna ha un sistema di alta qualità”.

A tal proposito il deputato romagnolo Marco Di Maio, ha ribadito che “l’occasione unica che abbiamo di fronte è quella che ci è offerta dai fondi europei: non dobbiamo limitarci a usare le risorse del ‘Recovery plan’, ma prendere anche i 36 miliardi di euro del Mes, che sono fondamentali e vincolati in modo preciso ad investimenti diretti e indiretti in sanità. Servono per realizzare un nuovo progetto di sanità, più vicina al territorio e ai bisogni delle persone”.

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