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Decreto Ristori

350milioni per le fiere. Gnassi: buon segnale ma serve progetto

In foto: il sindaco Gnassi
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
mar 1 dic 2020 15:10 ~ ultimo agg. 15:11
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Il decreto ristori quater ha ampliato a 350 milioni di euro il fondo per le perdite del comparto fieristico. Un segnale positivo, commenta il sindaco di Rimini Andrea Gnassi, ma non sufficiente. “Serve un progetto strutturato, solido, preciso – dice – che possa accompagnare con rigore il settore in questa fase di ricostruzione. Che possa sostenere adeguatamente realtà, e Rimini ne è un esempio, alle prese con programmi di sviluppo ambiziosi, innovativi.” Citando poi l’asse della via Emilia tra Bologna e Rimini (che ragionano da tempo su una fusione) il sindaco spiega che “non è una rivendicazione territoriale, ma la necessità di rafforzare un importante asset produttivo industriale italiano.

L’intervento del sindaco Andrea Gnassi

Un segnale è arrivato: tra le misure contenute nel decreto Ristori quater approvato in Consiglio dei ministri c’è anche l’ampliamento a 350 milioni di euro del fondo per le perdite subite dal settore delle fiere e dei congressi per l’anno 2020. Un innesto di risorse importante, che viene incontro alle richieste della categoria pesantemente colpito dalla pandemia e che necessita di contributi a fondo perduto per ripianare le perdite di questi mesi, tra manifestazioni fieristiche annullate con pochissimo preavviso, eventi trasferiti solo on line, perdita di fatturato e spese per adeguare i quartieri fieristici ai protocolli di sicurezza. È però, appunto, solo un segnale, un intervento che rischia di restare ‘monco’ se non accompagnato da interventi strutturali seri, tempestivi e soprattutto se potrebbero non essere sufficienti se, come sembra, queste risorse andranno a sbattere contro le norme europee sul regime de minimis, che disciplina le sovvenzioni economiche statali alle aziende. Se così fosse, le società fieristiche non potrebbero beneficiare dei fondi e non avrebbero dunque il ristoro necessario a compensare le perdite subite in questo lungo periodo di chiusura.

Bene quindi questa iniezione di risorse, ma non basta: serve un progetto strutturato, solido, preciso che possa accompagnare con rigore il settore in questa fase di ricostruzione. Che possa sostenere adeguatamente realtà, e Rimini ne è un esempio, alle prese con programmi di sviluppo ambiziosi, innovativi. Realtà industriali che anche a fronte di importanti investimenti hanno scelto di accelerare per giocarsi le chance sul mercato internazionale. Scegliere di investire sul rafforzamento del sistema fieristico congressuale nazionale, che ha nell’asse lungo la via Emilia tra Rimini e Bologna uno dei suoi cardini, significa non solo rafforzare un settore strategico in vista delle sfide future sul mercato internazionale; significa anche difendere l’indotto di un’intera filiera e dei territori. Stiamo parlando quindi di una dimensione straordinariamente importante per il sistema Paese ed è per questo che è proprio il Paese, insieme all’Europa, che deve far sì che queste risorse siano realmente efficaci. Non è una rivendicazione territoriale, ma la necessità di rafforzare un importante asset produttivo industriale italiano”.

 
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