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L'incontro a 12 anni

L'eredità di don Giorgio. Il ricordo di don Battaglia

di Simona Mulazzani   
Tempo di lettura lettura: 3 minuti
dom 1 nov 2020 20:17 ~ ultimo agg. 21:43
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Ma dove saresti, se non ti avessi raccolto io quella volta?” È la frase che don Giorgio Dell’Ospedale diceva spesso a don Roberto Battaglia, parroco di San Girolamo a Rimini e assistente di Comunione e Liberazione. La loro conoscenza risale a quando don Roberto era un ragazzino di 12 anni.

Di seguito il suo ricordo

Ho conosciuto don Giorgio Dell’Ospedale quando frequentavo la seconda media. Non appartenevo alla sua parrocchia ma lo cercai in un momento in cui il mio parroco don Mario Molari, di cui ricordo ancora con gratitudine la sua profondità nel catechismo in preparazione alla Prima Comunione, attraversava un difficile momento per le sue condizioni di salute. L’anno precedente lo aveva affiancato don Stefano Perugini, col quale avevo partecipato a una gita a Monte Grimano, assieme a vari gruppi, tra i quali avevo notato i ragazzi degli “Angeli Custodi”.

Desiderando continuare l’esperienza incontrata in quella gita, presi la mia bicicletta e mi recai all’incontro settimanale che don Giorgio faceva con il gruppo delle medie il martedì pomeriggio, presentandomi senza conoscere praticamente nessuno, eccetto un mio amico. Ricordo ancora la sua accoglienza, semplice e senza fronzoli, che mi fece sentire subito appartenente a quella comunità, come se fossi lì da sempre. 

In quei due anni “la chiesa di don Giorgio”, così chiamata da tutti a Riccione ancora oggi, diventò per me una casa. Non temeva di proporre contenuti profondi anche a ragazzini così piccoli e ci fece leggere “Il senso religioso” di don Luigi Giussani, la prima edizione di un’opera fondamentale nel percorso proposto dal fondatore di Comunione e Liberazione, del quale ricordo ancora a memoria il primo passo che mi colpì, spalancando un orizzonte nuovo, in cui percepivo come quello che avevo ricevuto negli anni del catechismo fosse per la vita, per la vita mia e di tutti. 

Frequentavo la 3a media quando ci propose di partecipare a uno dei primi incontri di San Giovanni Paolo II, eletto da pochi mesi, con il Movimento di Comunione e Liberazione, nella Domenica delle Palme del 1979. Nel settembre di quell’anno mi invitò a partecipare al campeggio dei giovani di GS ed è iniziata la storia che ha segnato e segna definitivamente la mia vita, nella quale è fiorita la mia vocazione sacerdotale.

Per questo gli devo imperitura gratitudine.

Negli anni successivi non frequentai il suo gruppo parrocchiale, anche se spesso partecipavo alla Messa nella “chiesa di don Giorgio”. Ma in lui c’era, al fondo, un autentico senso ecclesiale e si sentiva padre anche di chi non era rimasto nei confini parrocchiali, riconoscendo e stimando il modo in cui ciascuno era stato afferrato da Cristo.

Tante volte quando ci incontravamo lui mi provocava: «ma dove saresti se non ti avessi raccolto io quella volta?». Aveva ragione, e sono ancora commosso per come era colpito quando io, a mia volta, gli ricordavo che mi aveva fatto comprare e leggere “Il senso religioso” quando avevo 12 anni e che gli sarei stato grato per l’eternità. 

Don Giorgio è stato un “pastore con l’odore delle pecore”, secondo l’efficace espressione di Papa Francesco, vicino al popolo, con semplicità e concretezza, sempre “a corpo a corpo” con i problemi concreti, proponendo una spiritualità semplice ma profondamente radicata in Cristo.

Tutti i giorni accoglieva tante persone nel suo ufficio, aiutando tutti. Attentissimo all’educazione dei bambini e dei ragazzi, ha coinvolto tantissimi giovani nell’esperienza cristiana.

Il Signore ci mette tutti, noi preti per primi, davanti alla sua testimonianza proprio in questo tempo così drammatico, che rende evidente come il cristianesimo o riaccade ora o non è.

Sapremo accogliere l’ultima provocazione del nostro don Giorgio?

 

L’intera comunità di CL partecipa al dolore per la scomparsa di don Giorgio.

 

 

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