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Osservatorio Green

In provincia di Rimini oltre 300 imprese green, la metà agroalimentari

In foto: green
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
mer 4 nov 2020 12:11
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In concomitanza con l’apertura di Ecomondo, la Camera di Commercio della Romagna riporta i dati sulle imprese green dall’Osservatorio Regionale. In provincia di Rimini, a maggio 2020, hanno sede, nel complesso, 305 imprese green, che rappresentano il 5,1% delle imprese green regionali; in termini di incidenza, le imprese cosiddette “verdi” costituiscono il 9,0‰ del totale delle imprese attive provinciali, dato inferiore a quello dell’Emilia-Romagna (14,9‰).

Con riferimento ai settori prevalenti, la metà delle imprese green si concentra nell’Agroalimentare (152 unità, 49,8% del totale); seguono Mobilità (25, 8,2%), Ciclo rifiuti (24, 7,9%), Energia rinnovabile ed efficienza energetica (22, 7,2%) ed Edilizia (20, 6,6%).

Per ciò che riguarda, invece, il peso settoriale sulle corrispondenti imprese green regionali ci sono nell’ordine: Mobilità (7,3%), Bonifica siti (7,3%), Chimica verde (6,7%), Edilizia (6,1%), Energia rinnovabile ed efficienza energetica (5,8%), e Ciclo idrico integrato (5,8%).

La Regione Emilia Romagna ha avviato con gli Stati Generali della Green Economy un percorso di collaborazione e coordinamento in merito agli interventi in materia di economia verde, dall’altro. Impegno che ha implementato con ART-ER (ex ERVET) l’Osservatorio Regionale GreenER allo scopo di monitorare la diffusione della green economy. L’Osservatorio predispone quindi specifici report che riportano la consistenza delle imprese green;  imprese, quindi, che producono prodotti ed erogano servizi in modo eco-sostenibile riducendo al minimo l’impatto ambientale.

Nel territorio coperto dalla Camera di Commercio della Romagna (Forlì-Cesena e Rimini) nel complesso a maggio 2020, hanno sede, complessivamente, 1.035 imprese green, che rappresentano il 17,4% delle imprese green regionali; in termini di incidenza, le imprese “verdi” dell’aggregato Romagna costituiscono il 14,7‰ del totale delle imprese attive territoriali, dato sostanzialmente simile a quello dell’Emilia-Romagna (14,9‰).

Con riferimento ai settori prevalenti, più della metà delle imprese green si concentra nell’Agroalimentare (572 unità, 55,3% del totale); seguono Energia rinnovabile ed efficienza energetica (75, 7,2%), Ciclo rifiuti (73, 7,1%) e Mobilità (62, 6,0%). Riguardo, invece, al peso settoriale sulle corrispondenti imprese green regionali, troviamo, nell’ordine: Agroalimentare (20,7%), Energia rinnovabile ed efficienza energetica (19,7%), Mobilità (18,0%) e Tessile, abbigliamento e calzature (17,1%).

“Le imprese green affrontano meglio la crisi. È questo il dato che emerge dall’ultimo Rapporto Greenitaly, curato da Fondazione Symbola e Unioncamere, e conferma l’importanza della “Green economy”, anche all’interno di uno scenario difficilissimo come quello attuale – commenta Alberto Zambianchi, presidente della Camera di commercio della Romagna – Si conferma che le imprese green sono più resilienti e innovative o, per meglio dire: “più resilienti perché innovative”.

“Sono imprese che investono maggiormente in Ricerca e Sviluppo (R&S), utilizzano di più le tecnologie e le competenze 4.0, e offrono uno spazio privilegiato di realizzazione a quella imprenditorialità giovanile di cui il nostro tessuto produttivo appare particolarmente bisognoso. Le difficoltà della situazione attuale su cui si concentra, doverosamente, molta della nostra attenzione, non ci devono far perdere di vista i grandi temi e le direttrici di sviluppo – come la green economy – perché, nel lungo periodo, è proprio quest’ultima che può garantire uno sviluppo sostenibile e risultati solidi in termini di miglioramento della competitività e attrattività dei nostri territori. La Camera, soprattutto attraverso la propria Azienda Speciale CISE, è sempre stata pioniera su questi temi e da tempo, ha identificato la linea strategica dello “sviluppo sostenibile, del benessere e della responsabilità sociale” come prioritaria, lavorando, di conseguenza, ininterrottamente per realizzare l’habitus culturale e gli strumenti necessari a realizzarla”.

 
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