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La relazione di Santi

Eolico offshore. Dibattito acceso in Commissione regionale

In foto: repertorio
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 3 minuti
mar 3 nov 2020 19:33
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Più di 50 turbine eoliche installate su torri di quasi 5 metri di diametro infisse per 35 metri al di sotto dl fondale marino per una capacità complessiva di 330 megawatt, una rete elettrica di 20 chilometri di cavi sottomarini e due piattaforme marine circolari di 40 metri di diametro che sostengono altrettante stazioni elettriche per un’area di 1,3 chilometri quadrati interessati. Sono questi i numeri del progetto di realizzazione di un parco eolico offshore tra la costa di Rimini e Cattolica, portati in Commissione Politiche economiche (presieduta da Manuela Rontini) dal presidente della Provincia riminese Riziero Santi.

La procedura per l’autorizzazione del progetto è ancora in corso e la società Energia Wind 2020, che lo ha presentato, ne ha in parte ridimensionato l’impatto: le pale scendono da 59 a 51 e l’area marina complessivamente interessata passa da 113 a 80 chilometri quadrati circa. Il termine per presentare le osservazioni è stato prorogato a fine novembre. Ma il fronte degli oppositori, in Riviera, è consistente e determinato.

“La Provincia non ha alcun interesse in questo singolo progetto né vuole sostenere aprioristicamente quello presentato da Wind 2020, ma dobbiamo porci il problema della transizione energetica e del passaggio dal consumo di energia fossile a quello di energia rinnovabile”, ha sottolineato Santi. “Il disegno di un parco eolico offshore non deve essere accettato in maniera acritica, ma deve essere valutato in tutti i suoi aspetti compreso l’impatto ambientale, senza strumentalizzazioni politiche.”

Il progetto è stato infatti fortemente criticato dai sindaci del territorio (Rimini e Riccione in primis) e dalle associazioni di categoria (dai bagnini ai pescatori e ai commercianti) perché considerato troppo invasivo e incompatibile con la vocazione turistica della zona. “Innanzitutto dobbiamo chiederci: cosa ci guadagniamo da questo impianto? Nulla”, ha spiegato Santi. “Il territorio deve avere un ritorno degli sforzi sostenuti, l’energia deve essere destinata in parte all’uso interno per i cittadini e il trasporto pubblico. In questo caso l’impianto sarebbe percepito diversamente”.

Acceso il dibattito scaturito dall’audizione del presidente della provincia di Rimini, che ha scatenato gli animi e le posizioni degli esponenti dei gruppi politici in Assemblea. “Quando il territorio non guadagna nulla da un progetto– ha sottolineato Marco Mastacchi di Rete Civicami viene da chiedere chi è che lo faccia e perché si debba portare avanti se poi non ci sono ricadute positive su chi ospita queste opere. Io non sono contrario a prescindere all’eolico ma credo che, in questo caso, si sia sbagliato il modo in cui si è coinvolto il territorio. Torniamo indietro e facciamo valutazioni più approfondite.”

Diverso l’intervento di Silvia Zamboni di Europa Verde che ha messo subito in chiaro la posizione del gruppo: “Siamo favorevoli agli impianti eolici. Non lo siamo a prescindere e anche in questo caso aspettiamo le risultanze della valutazione di impatto ambientale ma l’emergenza climatica va affrontata utilizzando delle soluzioni tecnologiche, già esistenti, per uscire dalle fonti fossili. O decidiamo che volgiamo veramente fare questa conversione ecologica o altrimenti continueremo a parlare senza agire.”

Tutt’altro il tono dell’intervento di Michele Facci della Lega totalmente contrario al parco eolico riminese. “Oggi viviamo, forse qualcuno non se ne è accorto, in un periodo di crisi economica e sociale a causa dell’emergenza sanitaria e tutto ciò che può compromettere ulteriormente la nostra economia deve essere considerato in maniera severa. Questo è un ecomostro che non porterà nulla al territorio e anzi sconvolgerà l’ambiente marino e avrà una ricaduta negativa sul turismo romagnolo. Va fermato.”

Per Nadia Rossi (Pd) quella delle energie rinnovabili e dell’eolico è sicuramente una strada da percorrere ma il progetto riminese è improponibile: “Siamo tutti convinti nel puntare all’energia sostenibile, parliamo però di un impianto specifico con un impatto visivo e paesaggistico devastante. Le pale saranno visibili anche a 67 chilometri di distanza e saranno un muro sul mare e sull’orizzonte. Per non parlare delle conseguenze sulla biodiversità e sulla pesca. Serviva una pianificazione diversa.”

“La transizione energetica è necessaria e non può essere messa in discussione”, ha spiegato Igor Taruffi (ER Coraggiosa). “Il nodo politico di fondo è che non possiamo bloccare tutti i processi di transizione sul nascere, dalla montagna al mare. E non si può nemmeno liquidare tutto, dicendo che la gestione della pandemia è la priorità. Valutando tutti gli elementi in campo, dobbiamo partire al più presto con la sperimentazione di energie rinnovabili”.

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