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Fondazione Gimbe

Covid. In Emilia Romagna oltre 21 positivi ogni 100 casi testati

di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 3 minuti
gio 5 nov 2020 13:36 ~ ultimo agg. 13:37
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Nella settimana tra il 28 ottobre e il 3 novembre in Emilia Romagna sono stati testati 1.245 casi ogni 100mila abitanti e il rapporto positivi/casi testati è stato del 21,4%. Sono i dati del monitoraggio della Fondazione Gimbe. Altri numeri della Regione: 636 casi attualmente positivi per 100mila abitanti con un incremento del 24,1%; 32,8 ricoverati sempre ogni 100mila abitanti e 3,4 in terapia intensiva. Si tratta di indicatori comunque più contenuti di quelli registrati a livello nazionale.

In dettaglio, rispetto alla settimana precedente, si registrano le seguenti variazioni:
• Decessi: 1.712 (+72,1%)
• Terapia intensiva: +814 (+57,7%)
• Ricoverati con sintomi: +7.159 (+51,3%)
• Nuovi casi: 195.051 (+49,7%)
• Casi attualmente positivi: +163.052 (+63,9%)
• Casi testati +95.147 (+13,2%)
• Tamponi totali: +163.945 (+14%)

Nell’ultima settimana – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBEsi conferma l’incremento di oltre il 60% dei casi attualmente positivi che si riflette sul numero dei pazienti ricoverati con sintomi e in terapia intensiva, portando gli ospedali verso la saturazione. Questo impatta anche sul numero di decessi, che nell’ultima settimana ha superato quota 1.700 con un trend che, con una settimana di ritardo, ricalca di fatto le altre curve. L’ulteriore incremento del rapporto positivi/casi testati, prossimo al 24%, certifica definitivamente il crollo dell’argine territoriale del testing & tracing“.
La situazione nazionale rimane molto eterogenea con notevoli variabilità regionali. In generale, rispetto alla settimana precedente gli indicatori peggiorano in tutte le Regioni, ad eccezione dell’incremento percentuale dei casi che in alcune Regioni fa registrare lievissimi rallentamenti.
I dati del monitoraggio GIMBE sono stati mercoledì oggetto di un’audizione presso la 12a Commissione Igiene e Sanità del Senato, dove il Presidente ha rimarcato la mancata accessibilità ai dati ufficiali grezzi. “Solo per il report giornaliero dei casi di COVID-19 – ha dichiarato Cartabellotta – i dati sono disponibili in formato open. Al contrario, per il sistema di sorveglianza nazionale integrata disponiamo solo dei report settimanali dell’Istituto Superiore di Sanità con dati in forma aggregata. Mai resi pubblici neppure i report sugli indicatori di monitoraggio della fase 2 della Cabina di Regia, utilizzati per guidare le misure restrittive”. Per tali ragioni, la Fondazione GIMBE ha pubblicamente richiesto di:
• Includere nel report giornaliero dei casi di COVID-19 del Ministero della Salute il numero di contagi per Comune, oltre che i dettagli per Province e Comuni dei numeri relativi a isolamento domiciliare, ospedalizzati con sintomi, terapie intensive, guariti, deceduti, tamponi, casi testati.
• Rendere accessibile il database nazionale di sorveglianza integrata dell’Istituto Superiore di Sanità in formato open data.
Rendere pubblici tutti i report dei 21 indicatori stabiliti dal D.M. 30 aprile 2020 utilizzati per il monitoraggio della fase 2, rendendo altresì accessibile il database in formato open data.
• Rendere espliciti e riproducibili i criteri per l’attribuzione del livello di rischio stabiliti dagli artt. 2 e 3 del DPCM 3 novembre 2020.
Secondo Cartabellotta “parametri e indicatori su cui si basa l’assegnazione dei “colori” non sono sufficientemente chiari e oggettivi da escludere valutazioni discrezionali, rischiando che il meccanismo delle chiusure e riaperture, lungi dall’essere automatizzato, richieda sempre e comunque un passaggio politico con le Regioni, come peraltro previsto dallo stesso DPCM che stabilisce che le ordinanze del Ministro della Salute siano emanate d’intesa con il presidente della Regione interessata“.
L’introduzione di misure proporzionate a differenti livelli di rischio regionale– conclude – è totalmente condivisibile, anzi, ove necessario, bisognerebbe agire con misure più restrittive a livello di Provincia o Comune. Ma è indifferibile rendere pubblici i criteri per classificare il livello di rischio, anche per evitare continue negoziazioni tra Governo e Regioni che aggiungono ulteriori ritardi alla “non strategia” dei DPCM settimanali, concedendo un vantaggio sempre maggiore al virus. In ogni caso, manca una strategia a medio-lungo termine condivisa tra Governo e Regioni, in grado di potenziare adeguatamente i servizi sanitari e informare la popolazione, al momento chiamata a sottostare passivamente a nuove restrizioni settimanali che rendono incerta la quotidianità e alimentano preoccupazioni sul futuro“.

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