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L'intervento del direttivo

CNA Rimini: progetto parco eolico, più di un motivo per dire no

In foto: repertorio
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
sab 21 nov 2020 10:32
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Anche da CNA Rimini arriva un no al progetto dell’impianto eolico al largo di Rimini. Per motivi di impatto ambientale ma anche perché non ci sarebbe per il territorio una contropartita energetica in grado di giustificare l’installazione.


L’intervento del direttivo di CNA Rimini.

“Progetto parco eolico: più di un motivo per dire no”

L’attuale discussione sul progetto del parco eolico pare una replica di quella fatta solo qualche anno fa sul progetto previsto a Poggio Tre Vescovi, impianto a metà tra Emilia Romagna e Toscana, da Casteldelci fino a Badia Tedalda e Verghereto, che animò il dibattito della politica e delle comunità col medesimo dilemma tra energia pulita e impatto ambientale/visivo.Rispetto all’ipotesi del parco eolico al largo della nostra costa, CNA Rimini ritiene che sia sbagliato procedere a spot, senza una reale programmazione energetica complessiva. Serve una strategia che individui nella sostenibilità economica, sociale e ambientale le proprie linee guida attraverso un percorso che favorisca la transizione urbana, industriale, agricola e della mobilità. Come possiamo ipotecare il paesaggio della nostra più grande ricchezza, il turismo, con la consapevolezza che l’Italia ha per il 2025 l’obiettivo di raggiungere sull’eolico off shore solo 300 megawatt di potenza, esattamente la potenza che sprigionerebbe l’impianto riminese? È fin troppo chiaro che al momento non vi sia alcun interesse strategico-energetico sull’eolico off shore ma forse la necessità di mettere una sorta di bandierina.

Dunque il no di CNA Rimini è dettato non solo dall’impatto ambientale e visivo ma anche perché non vi è alcuna effettiva politica energetica di prospettiva su questo tipo di impianti che giustifichi una forzatura del genere. Se aggiungiamo il tema del fine vita molto ravvicinato dell’impianto e quello per nulla secondario del paesaggio di un territorio a vocazione turistica il cui orizzonte marino verrebbe definitivamente compromesso da questo impianto, è evidente che l’analisi dei costi supera abbondantemente quella dei benefici. Ritendendo comunque indispensabile procedere nella ricerca e adozione di fonti energetiche rinnovabili che abbattano i livelli di inquinamento del nostro Paese, si valutino forme alternative nella rincorsa all’energia pulita e se l’eolico off shore diventerà strategico per l’Italia, ci sono tutte le condizioni tecniche e tecnologiche per realizzare gli impianti non a ridosso delle coste ma a distanza tale da avere un impatto visivo nullo, così come accade nei più recenti impianti realizzati a livello internazionale e localizzati nella maggioranza dei casi tra i 20 e i 40 chilometri di distanza dalle coste.

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