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diversi i negozi sfitti

Viale Ceccarini. Zanzini (Federmoda): dibattito non più rinviabile

In foto: viale ceccarini
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
gio 15 ott 2020 14:32
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Un serio dibattito sul futuro del commercio in viale Ceccarini non è più rinviabile. Decine di negozi sfitti, un arredo urbano che mostra tutti i suoi limiti e progetti di nuovi insediamenti commerciali che non aggiungono nulla ad un’area ovunque riconosciuta come meta dello shopping di qualità” . A dirlo Giammaria Zanzini, consigliere nazionale e vicepresidente regionale di Federmoda-Confcommercio, che invita a sedersi allo stesso tavolo sssociazioni di categoria, singoli imprenditori, proprietari degli immobili e pubblica amministrazione. Le notizie degli ultimi giorni parlano dell’apertura di un negozio alimentari al posto del negozio di abbigliamento di una catena all’angolo tra viale Dante e viale Ceccarini. “Non siamo – dice Zanzini – contro un negozio di alimentari nel viale, ma farebbe davvero male vedere sorgere un discount in piena area pedonale di pregio. Anche chi commercia l’alimentare può portare qualità all’area grazie ai prodotti del territorio e alle eccellenze enogastronomiche che non richiamano chi cerca solo di acquistare alcol a basso costo e una panchina per consumarlo. Questo non sarebbe accettabile”.

Ogni vetrina sfitta ed ogni negozio con merce di bassa qualità, aumentano il rischio di degrado, che porta con sé un deficit di sicurezza e allontana operatori, turisti e investitori. Per salvaguardare il commercio di qualità, è auspicabile l’adozione di regolamenti che poggino su alcune Leggi sulle quali insistere per intervenire sulla salvaguardia della qualità del commercio, dal Decreto Minniti sulla sicurezza urbana, al Decreto Franceschini sull’esercizio del commercio in aree di valore culturale, fino al cosiddetto DL “Salva Italia” dice ancora.

Il commercio, soprattutto quello del settore moda e calzature è in grave crisi, ma alcune soluzioni si possono trovare. A cominciare dagli affitti rinegoziati, che da tempo suggeriamo alle amministrazioni comunali dopo i buoni segnali dati su alcuni territori. Non si può pensare di avere rendite di fabbricato come negli anni del boom economico, ma i proprietari vanno messi anche nelle condizioni di accettare una rinegoziazione del canone con la reintroduzione della cedolare secca, a cui va affiancato un abbassamento delle aliquote d’imposta per rendere questa operazione appetibile per tutti“.

Andrebbe in questa direzione di valorizzazione del patrimonio commerciale esistente anche l’istituzione dell’Albo comunale delle Botteghe Storiche a Riccione. In altri Comuni del nostro territorio sta funzionando bene ed è un’iniziativa che va nella direzione dell’innalzamento della qualità del commercio, aggiungendo una premialità sulla Tari per chi da anni sta resistendo sul mercato nonostante le difficoltà. Si potrebbe poi intercettare l’iniziativa del sindaco di Arona che ha inserito agevolazioni fiscali per le nuove attività che vengono aperte all’interno di negozi sfitti da oltre sei mesi“.

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