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Giornata Vittime Lavoro

In calo gli infortuni sul lavoro ma aumentano quelli mortali

di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 3 minuti
dom 11 ott 2020 17:27
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Da gennaio ad agosto 2020 in provincia di Rimini sono stati denunciati 2.658 infortuni sul lavoro. Nello stesso periodo del 2019 erano stati 3.477. Un calo del 23,6% legato in parte anche ai mesi di lockdown. In Emilia Romagna la diminuzione media è stata del 24,5%. Aumentano però nel riminese gli infortuni mortali che passano da tre a cinque (anche in Regione di registra una crescita, da 66 a 79). Diminuiscono infine le malattie professionali denunciate: erano 321 nei primi 8 mesi 2019 e sono diventate 138 nel 2020, – 57% (-45% in Emilia Romagna).

I numeri sono stati diffusi dall’Anmil in occasione della Giornata Nazionale per le Vittime degli Incidenti sul Lavoro che si è celebrata oggi (11 ottobre) in tutta Italia. In mattinata nella chiesa di Sant’Agostino a Rimini si è celebrata la Messa in memoria delle vittime del lavoro a cui ha fatto seguito la deposizione della corona di alloro alla lapide in ricordo dei caduti sotto il porticato palazzo dell’Arengo. Hanno preso parte il Viceprefetto Vicario Maria Antonietta Gregorio e l’assessore del Comune di Rimini Sadegholvaad Jamil; per ANMIL la Presidente Antonia Traficante, il Vice Presidente Gianclaudio Ferro e il Consiglio Anmil di Rimini al completo. “Per questa 70ª Giornata vogliamo rimarcare che la salute e la sicurezza sul lavoro sono una priorità per il futuro del nostro Paese e per le nuove generazioni in un momento storico in cui l’incertezza e la preoccupazione per il futuro sono diventate una costante soprattutto a fronte dell’epidemia legata al Coronavirus che ha rafforzato la crisi economica già in essere e che ha avuto riflessi negativi a livello sociale e, di conseguenza, sull’andamento del fenomeno infortunistico”. “La Giornata per le Vittime del Lavoro sottolinea il Presidente dell’ANMILrappresenta un’importante occasione per riflettere e programmare le azioni più efficaci da intraprendere per contrastare gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali. Noi come ANMIL siamo pronti a fare la nostra parte e dare il massimo supporto per promuovere la cultura della prevenzione, ma questa lotta agli incidenti si vince solo operando tutti con un medesimo obiettivo: il rispetto della salute e della vita dei lavoratori“.

. La nota dell’Anmil con le rivendicazioni 

Il tema degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali nel nostro Paese è ancora centrale sul piano economico e sociale, non solo per l’ampiezza del fenomeno dal punto di vista numerico, ma soprattutto per il valore che la società e l’ordinamento attribuiscono al lavoro, quale fattore di crescita della società stessa e del singolo.
Se da un lato l’obiettivo di azzeramento degli infortuni e delle malattie di origine lavorativa resta doveroso e prioritario, continua ad essere ancora oggi indispensabile una costante riflessione sulla funzione dell’assicurazione sociale per i rischi professionali.
Con le più recenti riforme del settore si è riconosciuta l’esigenza di una protezione integrata e continua rispetto ai rischi professionali, intendendo con ciò affermare l’integralità del percorso di tutela dell’infortunato e tecnopatico, dal momento della prima esposizione al rischio fino all’eventuale percorso di cura, riabilitazione, reinserimento sociale e lavorativo del soggetto. Un obiettivo tradotto nel concetto di “presa in carico globale” dell’infortunato andatosi affermando negli ultimi decenni grazie a singoli interventi normativi, ma che mantiene tuttavia le sue radici “legislative” in un contesto socio economico ormai superato. Il Testo Unico in materia di assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali è stato infatti emanato nel 1965, mettendo insieme norme persino anteriori, ed è lo specchio di un’Italia che in buona parte non esiste più.
Gli ultimi decenni hanno infatti portato radicali cambiamenti, sia dal punto di vista delle tutele legislative e contrattuali generalmente connesse allo status di lavoratore, sia per quanto riguarda le concrete condizioni lavorative, sempre più ispirate all’instabilità ed alla flessibilità. Lo stesso può dirsi del sistema previdenziale e di Welfare nel suo complesso, che vanno ormai in direzioni nuove, sconosciute all’epoca della redazione del Testo Unico.
Per questo l’ANMIL ritiene sia giunto il momento per una complessiva revisione del DPR 1124 del 1965 che tenga conto delle trasformazioni sociali, economiche e normativa intercorse in questi decenni e possa allo stesso tempo restituire omogeneità e coerenza alla mole di provvedimenti che nel tempo si sono affiancati al Testo Unico, modificandolo o integrandolo senza tuttavia arrivare mai ad una sua organica riforma.
Questa dovrebbe essere l’occasione per un’evoluzione dell’assicurazione che sappia guardare al futuro per cogliere i bisogni di una società in continua evoluzione, nella quale il lavoro e il welfare giocano un ruolo cruciale nel raggiungimento dell’autonomia e della realizzazione dell’individuo.
È il caso, ad esempio, della platea di lavoratori attualmente assicurati, via via allargata nel corso degli anni, ma non ancora universale, ma anche degli indennizzi economici, nell’ambito dei quali esistono ad oggi istituti ormai obsoleti, la cui revisione potrebbe garantire prestazioni migliori e più consone alla società odierna.

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di Andrea Polazzi   
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