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venerdì 4 dicembre 2020
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Conferenza stampa congiunta

Garden, Gelso e Pol. Riccione: "No alla chiusura di piscine e palestre"

di Roberto Bonfantini   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
ven 23 ott 2020 11:40 ~ ultimo agg. 24 ott 15:24
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È stata indetta questa mattina stessa una conferenza stampa congiunta straordinaria dal titolo “La totale sicurezza dei centri natatori/sportivi”, che ha visto uniti Gelso Sport, Polisportiva Comunale Riccione e Polisportiva Garden nel dire no alla chiusura di piscine e palestre dopo l'”ultimatum” di domenica sera del premier Conte.

A fare gli onori di casa Ermanno Pasini, presidente della Polisportiva Garden. “Siamo le realtà più grandi e siamo in difficoltà. Pensiamo alle piccole. Le piscine natatorie sono obbligate dal 2003 a rispettare un corredo di regole ben determinate e scritte a cui noi dobbiamo sottostare molto più stringenti dei vari DPCM. Queste sono strutture che costano milioni di euro e che hanno una valenza sociale. Lo sport è un farmaco”.

Parola poi a Claudia Nicolini, titolare di Gelso Sport. “Noi sanifichiamo tutti i giorni e ogni ambiente vuole una sanificazione diversa. Da domenica abbiamo avuto una richiesta di voucher perché, ricordiamo, noi abbiamo restituito tramite voucher ai nostri utenti ciò di cui non hanno potuto usufruire durante il lockdown”.

Giuseppe Solfrini, presidente della Polisportiva Riccione: “Non si può avere una legge a settimana. Noi abbiamo sempre igienizzato sia gli spogliatoi che le strutture esterne. L’unica cosa che abbiamo aggiunto per l’utilizzo delle tribune da parte dei genitori il tracciamento di tutti coloro che entrano nell’impianto sportivo. Dire vi concedo una settimana per mettervi in regola e poi vi chiudo vuol dire non conoscere la realtà del mondo sportivo. Noi siamo in regola da mesi. Noi come polisportiva impieghiamo 600 persone. Non è solo un problema legato al bilancio della società sportiva, ma anche delle famiglie legate alla società sportiva. Non voglio sottodimensionare il problema, ma così il mondo sportivo muore. Il problema vero è la mancanza di linearità dei provvedimenti. Se nelle verifiche dei NAS gli impianti sono a norma per il 95,5% non ci sono rischi. Noi non abbiamo avuto un calo degli iscritti, il problema è quello che ci sarà in futuro perché ci sono già famiglie che hanno ritirato i bambini. Diventa un problema gestire l’attività da qui in avanti. Noi abbiamo perso quasi un milione di ricavi nei mesi di chiusura e abbiamo riconosciuto a tutti gli utenti che hanno perso corsi e lezioni i voucher per recuperarli. La piscina costa anche se è chiusa e per farla ripartire bisogna riportare tutto a parametro. Un certo tipo di macchinari se si fermano non possono essere recuperati se non con una manutenzione straordinaria. Secondo me ci vuole più attenzione sia da parte dello stato che degli amministratori locali perché oggi sono le società sportive che mandano avanti lo sport. Un impianto natatorio ha un indice di sicurezza superiore a quello di ogni altro impianto. Noi sanifichiamo tutta la struttura due volte la mattina e due volte alla chiusura”.

Nicola Guastamacchia, direttore tecnico Steven Sporting Club e Garden Sporting Center: “Noi facciamo nuoto in una bottiglietta di sanificatore. Le palestre e le piscine non sono il problema, sono la soluzione. Ma vi immaginate cosa succederebbe se si dovesse tornare in casa? Come si può pensare che sia un’attività superflua, come si può immaginare che un bambino stia chiuso in casa e giochi a burraco. I nostri clienti sono tutti tracciati. I casi di Covid nei centri sportivi sono uno su mille controlli. Io ho la sensazione che sia stato fatto allarmismo per destabilizzare le persone”.

 
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