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I dati provvisori

Luglio e agosto consolidano la ripresa post lockdown in Riviera

In foto: la costa riminese
di Redazione   
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ven 4 set 2020 13:35 ~ ultimo agg. 19:29
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Il turismo dell’Emilia Romagna nei mesi centrali dell’estate ha rafforzato la ripresa post lockdown. A luglio e ancora più ad agosto, guadagna un’importante fetta di mercato dopo il crollo registrato durante i mesi di lockdown e a giugno quando ancora l’emergenza coronavirus rendeva cauti gli spostamenti dei viaggiatori. Lo rilevano i dati turistici elaborati dall’Osservatorio turistico regionale di Unioncamere.

Rispetto ai dati del 2019, anno che aveva visto ben 60 milioni di presenze turistiche da Piacenza a Rimini, per quanto riguarda la Riviera la riduzione si è attestata a luglio al -21,4% per gli arrivi e -37% per le presenze. Numeri che, in base ai dati provvisori, migliorano ancora ad agosto con un -6,6% di arrivi e -6,4% di presenze e gli italiani che crescono rispettivamente sul 2019 dello 0,9% e del 2,8%.

In termini percentuali quindi quasi l’80% delle persone che nel luglio 2019 hanno scelto la riviera dell’Emilia-Romagna per le vacanze, sono tornati anche quest’anno. Un andamento ancor più positivo se si considera che in Riviera ancora a giugno il calo era del 65,2% per gli arrivi e del 73,3% delle presenze.

“Un risultato molto importante e assolutamente non scontato, sul quale in aprile o maggio nessuno avrebbe scommesso – commenta l’assessore regionale al Turismo, Andrea Corsini Invece, anche grazie alle campagne promozionali realizzate in particolare nel mese di giugno, già in luglio abbiamo assistito a un rilancio di tutto il comparto, con una risposta davvero incoraggiante da parte dei turisti, soprattutto italiani – come era ampiamente prevedibile – ma anche stranieri, che non hanno voluto rinunciare a una vacanza nella nostra riviera e nelle altre destinazioni regionali”.

Tanti i turisti che anche in questo inedito 2020 hanno scelto le località della costa, magari riducendo i pernottamenti come riflesso a un’emergenza sanitaria non ancora conclusa e a una conseguente precarietà nella programmazione di una vacanza dai tempi più lunghi. Un dato che va messo in relazione anche a quello dei singoli comuni che riflettono la maggiore o minore percentuale di strutture che hanno deciso di non riaprire.

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