Indietro
menu
Il regista ricorda Zavoli

Teo De Luigi: "Curioso come un giovane cronista. Il Galli per lui un regalo"

di Serena Saporito   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
mer 5 ago 2020 14:31 ~ ultimo agg. 15:04
Facebook Whatsapp Telegram Twitter
Print Friendly, PDF & Email
Tempo di lettura 2 min
Facebook Twitter
Print Friendly, PDF & Email

“E’ una giornata in cui si dovrebbe stare in silenzio”. 

Al silenzio e al dolore di questa giornata strappiamo noi con una chiamata nella sua casa ligure il regista riminese Teo De Luigi. Tra il 1986 e il ’99 De Luigi è stato regista e collaboratore di molte trasmissioni di Sergio Zavoli, che con lui ha lavorato a programmi indimenticabili come “Viaggio intorno all’uomo” e “La Notte della Repubblica”.

“Era un giornalista vero, che fino all’ultimo si è approcciato alle notizie con la curiosità e la spinta di un giovane cronista” ricorda De Luigi, raccontando di un lavoro vissuto sempre come passione da Zavoli, ma con la precisione dei grandi professionisti. “Quando andavamo in giro a raccogliere storie ci ripeteva sempre di rispondere, nei servizi, alle famose 5 W”, (le 5 domande sul chi, cosa, quando, come, perchè ndr) “secondo i dettami del giornalismo anglosassone. Molti oggi non ne tengono conto, perchè viviamo nell’epoca degli opinionisti. Che lui non considerava con molto piacere” spiega il regista

De Luigi traccia un ritratto del giornalista scomparso come quello di un uomo contraddistinto da una grande umanità. Come quando racconta della scorta che a un certo punto fu assegnata a Zavoli, durante gli anni de “La Notte della Repubblica”, capolavoro Rai di inchiesta storica sugli anni del terrorismo e della strategia della tensione. “A un certo punto divenne amico degli uomini della scorta, uno dei quali suonava la chitarra”.  Anche con il pubblico il rapporto era di grande gentilezza ricorda ancora De Luigi.  

I contatti tra i due ex compagni di lavoro erano ancora stretti e le telefonate frequenti, l’ultima qualche settimana fa. “Ti poteva rispondere al telefono con una voce profonda, stanca, magari svogliata, ma appena gli dicevi che avevi un nuovo progetto a cui stavi lavorando e chiedevi la sua opinione, lo sentivi aprirsi, rigenerarsi immediatamente, perchè poteva parlare ancora di lavoro”. 

Nelle loro telefonate i due riminesi lontani dalla loro città di origine parlavano spesso dei luoghi di origine ricorda De Luigi. Conversazioni piene di ricordi, ma anche considerazioni sulla vita attuale della città e del Paese. “Parlavamo spesso ad esempio delle passeggiate sulla palata”. 

Alla Rimini di oggi, e in generale all’Italia, secondo il racconto di De Luigi Zavoli guardava però anche con una punta di pessimismo.“Aveva vissuto la riapertura del teatro Galli come una sorta di regalo personale” spiega ancora il regista, mentre non amava molto gli eventi, le feste per portare gente in città. “Mi chiedeva: ma secondo te è necessario? Tutte queste feste? Anche perchè il Paese ha poco da festeggiare”.  

Altre notizie
di Redazione
Tra troppe presunte certezze

Andrà tutto boh!

di Gianluca Angelini
Notizie correlate
di Redazione   
di Redazione