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Il commiato

Rimini Calcio. Il saluto dell'ex presidente Giorgio Grassi

di Roberto Bonfantini   
Tempo di lettura lettura: 6 minuti
gio 30 lug 2020 19:40 ~ ultimo agg. 31 lug 19:17
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Giorgio Grassi saluta la stampa riminese, al termine di quattro anni di presidente del Rimini F.C. Ora la sua creatura è nelle mani di Alfredo Rota (continua la trattativa con la cordata di Lucio Paesani). La location scelta è l’agriturismo Freelandia di Montescudo.

“La prima persona che voglio ringraziare è Luca Gaspari, che ci ospita. Dopo quattro anni di questo progetto lo abbiamo ceduto ad Alfredo Rota – attacca Giorgio Grassi -. I ringraziamenti sono tanti. Partendo dai tecnici, mi piace ricordare “Mastro” (Mastronicola, nrd), con il quale ci sentiamo spesso, Muccioli, Righetti, che è rientrato a Misano, Acori. Non ringrazio Martini, ho le mie ragioni, ma lo devo citare. Ringrazio anche Petrone e Colella. Più o meno sono legato a tutti”.

“Ringrazio i direttori sportivi Tamai, Cangini, non ringrazio Penta (che in un periodo breve ne ha combinate abbastanza), D’Agnelli e Pastore. Ho un legame particolare con Pastore perché secondo me avevamo posto le premesse per un grande lavoro e ci saremmo salvati. Devo poi ringraziare tutti i giocatori, indistintamente, sia quelli che si sono fatti un nome che quelli che hanno giocato poco, dei quali spesso ci dimentichiamo, ma sono tutti importanti. Poi voglio ringraziare i giocatori che si sono fatti male: Variola, Cola, Simoncelli, Letizia, Vesi. Per la parte amministrativa Tiziano (Fabbri, ndr) è sempre stato al mio fianco: lo ha sempre fatto con passione e competenza. Poi voglio ringraziare suo fratello Massimo, che ha fatto marketing con iniziative che hanno cercato di avvicinare la città. Per lo staff amministrativo ringrazio Marco Mercuri, che oggi è al servizio della nuova società e credo che sarà un valore aggiunto anche per loro, Gianluca Fabbri, Devid Renzi, Valentina Malucelli, Davide Carli, Cristian Chiarabini, Claudia Marchi, le ragazze dell’hospitality, Maurizio Grassi, disponibile per le manutenzioni e tanto altro.

Voglio ringraziare per primi voi giornalisti. Non ho mai subito una comunicazione preconcetta, che deliberatamente volesse il male nostro o della squadra. Tutti hanno criticato con l’auspicio che le cose potessero migliorare. Ho ripreso in mano il progetto di quattro anni fa: questo progetto è stato realizzato solo in parte e per questo ci troviamo a questo punto. Il Rimini F.C. era un progetto etico e sportivo, al primo posto c’era la famiglia (le famiglie dovrebbero ripopolare gli stadi). Ma la famiglia vuol dire anche i nostri giovani e le società affiliate.

La seconda è l’ospitalità: non c’è mai stato un urlo negli spogliatoi, mai nessun arbitro che ha dovuto aspettare per rientrare negli spogliatoi. Abbiamo dato un bell’esempio. Io mi sono sempre arrabbiato con i dirigenti o gli allenatori che avrebbero voluto polemizzare con gli arbitri.

Il terzo punto la solidarietà. E qui voglio ricordare Gianni Cancellieri, un uomo squisito che avevo nominato ministro della solidarietà. E che poi è rimasto deluso per come siano andate le cose.

L’ultimo punto la trasparenza: siamo stati trasparenti. Non c’è società in Italia di serie C o serie D che pubblichi i propri bilanci. Non abbiamo barato, abbiamo detto quanto era complicato. Questo non ci ha dato particolari privilegi, la gente lo ha considerato un fatto scontato. Abbiamo lasciato la società con i conti in ordine corretto. Sul conto corrente del Rimini erano rimasti dei soldi, che sono stati utilizzati per l’iscrizione. Non è motivo di vanto, ma di comportamenti etici. Ad Alfredo (Rota, ndr) abbiamo dato tutta la nostra disponibilità perché noi vogliamo il bene suo e del nuovo Rimini”.

Grassi fa un salto indietro nel tempo di quattro anni. “Non c’era nessun altro a contenderci il titolo quattro anni fa. Il sindaco non era molto contento, voleva la D. Poi ha dovuto scegliere noi. Cosa ci siamo detti quando abbiamo iniziato a conoscerci? Che per fare calcio ci vuole una società che sa quel che vuole, economicamente sana, con prospettive di auto-mantenimento. Da sola non ce la farà. Avevo detto subito che arrivare in C non sarebbe stato un problema, e infatti in due anni ci siamo arrivati. Il problema sarebbe stato restarci”.

Quattro i soggetti importanti per una società di calcio. “Le quattro gambe del tavolo erano: i media, l’imprenditoria, l’amministrazione e i tifosi. Parlando dell’amministrazione comunale quella che immaginavo potesse essere una fonte di valorizzazione via via si è “dipanata” in un rapporto normale. A un certo punto abbiamo discusso per il bando per il bar. Siamo partiti lancia in resta con l’Art Bonus a ripulire la facciata dello stadio, poi abbiamo provato in tutti i modi ad accelerare il bando per la Gaiofana, per il quale eravamo pronti in tempi non sospetti, quando la condizione dell’azienda ce l’avrebbe permesso, due anni fa. Se ci fosse stata quell’accelerazione forse oggi la Gaiofana sarebbe quasi completata. Ma non raccogliete queste cose come polemica. Avevamo chiesto l’abbattimento delle barriere, ma quando ti senti dire che avresti dovuto raddoppiare gli steward… Parlo di una complessità di operazioni che abbiamo fatto con un esito non così soddisfacente come avrebbe potuto essere”.

Il rapporto con i tifosi non è mai veramente decollato. “L’ultima componente sono i tifosi, anche loro determinanti. Posso dire che hanno fatto il loro. Nei primi due anni i nostri successi sono stati considerati scontati, e invece abbiamo fatto un record storico. Poi è arrivata la C, un mondo a noi sconosciuto. Questo Rimini F.C. di Giorgio Grassi non è mai retrocesso: è stato retrocesso da cause di forza maggiore. Per i tifosi in generale ero partito con l’entusiasmo del neofita e l’idea che dovessimo “spezzare le reni ai tifosi”. Abbiamo avuto uno scontro molto duro con gli ultras dopo il match con la Sampierana, poi anni in cui abbiamo provato a convivere ma non c’è stato mai amore né una reciproca simpatia”.

Poi un pensiero a chi ha gestito il settore giovanile. “Voglio ringraziare anche in maniera forte Aldo Righini e Valter Berlini. Quattro anni fa non avevamo un cinesino neanche tra i bambini (sorride, ndr). A un certo punto con Valter ci siamo resi conto che non eravamo compatibili e le nostre strade si sono separate, ma con grande stima. Poi Aldo Righini ha continuato questa costruzione. Gli uomini buoni dovrebbero rimanere. Voglio concludere dicendo: questo è l’ultimo progetto possibile. Se non si ripropongono in maniera forte queste cose non si va da nessuna parte. Era forse l’unica cosa bella che avevamo delineato. Ringrazio anche Girometti e Sergio Cingolani, che è stato con noi per quattro anni. Se ho dimenticato qualcuno chiedo scusa”.

Come mai la scelta è ricaduta su Rota? “In questo caso non c’è una grande possibilità di scegliere. Credo che attorno alla figura di Rota ci fosse una totale disponibilità dell’opinione pubblica, quando grazie al lavoro di Tiziano Fabbri ci siamo messi attorno al tavolo e abbiamo raggiunto l’accordo mi è sembrata la soluzione giusta. Tutte le segnalazioni dicevano che era un buon partito. Noi abbiamo visto che lui era l’uomo più felice del mondo per il passaggio delle quote”.

L’imprenditore romano Mariani ha dato quell’acconto di cui parla o no? “Su questo tema non rispondiamo”.

Se non fosse arrivata la retrocessione avrebbe tenuto il Rimini? “Non avevamo la disponibilità di continuare. Trattative veramente serie ne abbiamo avute molto poche. Ci sarebbe da raccontare la storia di Nicastro, ma l’abbiamo già raccontata. La quasi totalità delle società di serie C è in vendita. Quelle che hanno debiti sono in vendita. Quelle che hanno dietro risorse importanti, come Sudtirol e Feralpisalò, anche quando perdono 2-3 milioni lo mettono in conto”.

È pentito di aver preso il Rimini? “Io non mi pento mai delle cose che faccio. Quelli che me lo sottolineavano erano Tiziano (Fabbri, ndr) e i miei figli. Le cose possono finire e adesso sono finite”.

Potrebbe rientrare nel mondo del calcio? “Devono cambiare le regole. Quelle che abbiamo in questo momento in serie C non vanno bene. I giocatori buoni emigrano tutti. Non siamo tutelati come società. Se anche andasse un giovane all’anno al Milan non pagheresti neanche un terzo delle spese sostenute per il settore giovanile. Al grande calcio della serie A non interessa, a loro interessa solo pagare il meno possibile i giovani. Poi c’è il tema sicurezza: non si può arrivare allo stadio e vedere i carabinieri, la finanza, la polizia. Giochiamo contro la Virtus Verona, i cui tifosi vengono con una Smart, e tu mi fai fare mille giri”.

Sugli stadi. “Gli stadi si possono dare in concessione. A Misano abbiamo fatto una convenzione e fatto il campo. Il comune ci dà un contributo pari alla rata del mutuo che abbiamo acceso. È molto difficile ragionare se tutte le cose che sono vitali per l’auto-mantenimento del tuo lavoro non ci sono. Noi abbiamo pagato 13.500 euro di multe per i tifosi”.

Interviene l’avvocato Luca Brugioni: “Occorre solo avere un mecenate che paghi, altrimenti non si può andare avanti in questo calcio”.

Riprende Grassi: “Faccio un esempio per far capire come funziona: da pochi giorni hanno deciso che le liste sono di 22 giocatori. Qualche società ne ha già più sotto contratto. Da oggi a domani si cambia. Come si fa a programmare? Per le regole del sistema, riduzione delle squadre, ecc., se ne parla l’anno prossimo. Quale motivo c’era per aspettare? Se non lo fai neanche dopo che è successo il finimondo… Pensa al presidente della Ternana, con tutti i giocatori che ha sotto contratto come fa? Se poi pensate a come hanno deciso le retrocessioni. Cose fuori dal mondo: hanno stiracchiato le regole a loro piacimento”.

Chiosa l’avvocato Brugioni: “Resta il fatto che il Rimini abbia pagato per tutti”.

La conferenza stampa è stata trasmessa in diretta sulla pagina Facebook Icaro Sport.

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