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Grazie ad APG23 nasce ambulatorio ginecologico gratuito

In foto: alcuni dei medici de La Filigrana
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
ven 24 lug 2020 15:17 ~ ultimo agg. 28 lug 10:13
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A Rimini il nuovo ambulatorio ginecologico gratuito della Papa Giovanni XXIII. La Filigrana aumenta i servizi grazie alla donazione di un ecografo, è stato possibile aprire un attrezzato ambulatorio.

Il cuore del progetto è rappresentato dall’area psicologica e l’area sanitaria: sono attualmente 6 i medici (con specializzazioni in cardiologia, ginecologia, neurologia, fisiatria, agopuntura) e 8 gli psicologi e psicoterapeuti a cui minori, adulti, nuclei familiari (con priorità a chi vive in stato di marginalità, disagio e povertà) si rivolgono. L’accesso può essere sia mediato da un ente di rete (come la Comunità Papa Giovanni XXIII, il Comune, la Diocesi, la Caritas) che diretto, in questo caso ogni richiesta viene analizzata per individuare i bisogni dell’utente e dare una risposta in sinergia con gli altri Enti del territorio.

E il lockdodwn del Covid? Neppure per la Filigrana è stato semplice. “Abbiamo dovuto chiudere nella consapevolezza che molte delle persone che avevamo in carico non avrebbero potuto continuare online — racconta la vicepresidente, la psicoterapeuta Sabrina Limido —, alcuni non hanno proprio gli strumenti tecnici e per tante situazioni fragili e confuse la terapia online sarebbe stata davvero difficile. Per alcune situazioni abbiamo invece continuato a distanza, con dei risultati che in qualche caso sono stati anche sorprendenti”.

Il consulto a distanza — continua — ha avuto come risultato positivo il fatto di non limitarsi a un territorio specifico, il nostro solito di Rimini. Le situazioni? Molti hanno avuto bisogno nel supporto a questa nuova normalità fatta di ansia e solitudine, arrivando a situazioni più estreme e per fortuna più rare come la violenza intrafamiliare. La cosa che più ci ha sorpreso è che le richieste legate al Covid tutto sommato non sono state tante, continuano invece ad arrivare richieste non legate a questo periodo specifico ma relative a difficoltà che già esistevano e che si sono esasperate. E’ una presa in carico che possiamo definire ordinaria, di persone che chiedono di essere curate al di là del Covid. Molte sono nuove e oggi abbiamo una nutrita lista di attesa“.

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