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Commissione congiunta

Ceis e Anfiteatro, a che punto siamo? Su abusi arrivata ordinanza demolizione

In foto: il villaggio del CEIS
di Andrea Polazzi   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
lun 13 lug 2020 18:30 ~ ultimo agg. 14 lug 14:31
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Il futuro del Ceis è nell’area Settebello (quella dei campi da calcio) e il comune potrebbe venirne in possesso anche prima della chiusura dell’accordo urbanistico con FS per l’area stazione. Lo ha specificato chiaramente l’assessore alla pianificazione urbanistica Roberta Frisoni nel corso della commissione congiunta II e IV (presidenti Zoccarato della Lega e Frisoni di Patto Civico) dedicata proprio al Centro Educativo Italo Svizzero. Nessun “piano b” quindi, nonostante le sollecitazioni arrivate da parte da molti esponenti di minoranza a prendere in considerazione anche altre aree già di proprietà comunale e quindi utilizzabili in tempi più rapidi e certi. Il futuro del Ceis è direttamente connesso al recupero e alla valorizzazione dell’anfiteatro romano che insiste proprio sotto il Centro Educativo Italo Svizzero. “E’ una priorità per questa amministrazione – ha detto l’assessore – ma non è immediato ne facile recuperare l’Anfiteatro perché servono risorse che vanno ben oltre le capacità dell’amministrazione anche per via della pandemia“. L’ipotesi da perseguire potrebbe essere quella di sollecitare il Governo a farsi carico del progetto e dei costi connessi. Anche perché, come ha spiegato il presidente di IV commissione Davide Frisoni, “l’Anfiteatro di Rimini è l’unico acquisibile in Italia“.

Al centro della discussione anche lo stato di fatto del procedimento di verifica sugli abusi edilizi rilevati al Ceis: il comune ne ha accertati nel 2018 su sei baracche (su nove) ed ha inviato diffide che sono state poi impugnate al Tar. La scorsa settimana sono state recapitate le ordinanze di demolizione entro 90 giorni, ma anche queste potrebbero essere impugnate. E i tempi quindi si allungherebbero. Sugli abusi “ci sarebbe da parlare” ha detto il neo presidente Ceis Paolo Zaghini manifestando anche la preoccupazione da parte delle famiglie degli studenti. “Noi il 14 settembre vorremmo aprire la scuola” ha proseguito, dicendosi disponibile a sedersi ad un tavolo con l’amministrazione.

La valenza culturale del Centro è stata unanimemente riconosciuta da tutti i consiglieri secondo i quali il trasloco potrebbe essere l’occasione per ampliarne gli spazi consentendo, ad esempio, anche l’avvio delle scuole medie.

La minoranza, che ha puntato molto anche sul ripristino della legalità (visti gli abusi accertati), ha però espresso molti dubbi sulla gestione della vicenda da parte dell’amministrazione e sulla reale volontà di recuperare l’Anfiteatro romano (Spina di Forza Italia, Renzi di FdI e Pecci della Lega in particolare). Nel mirino l’assenza di una prospettiva temporale per il trasloco del Ceis e di un piano b per l’area ma anche un progetto poco chiaro per il recupero dell’Anfiteatro.

In tema di risorse per il trasloco, il consigliere di Patto Civico Davide Frisoni ha chiesto che non sia il comune a mettere mano al portafoglio in quanto si tratta di una scuola privata.

Il presidente del Ceis Zaghini ha ricordato poi i numeri del Centro: un utile di 5omila euro nel 2019, 256 dipendenti, 330 alunni tra cui 60 bambini portatori di handicap. “Nel passato sono stati fatti errori e sottovalutazioni – ha detto – è assurdo che il Ceis non abbia una convenzione con il comune di Rimini. Poi dovremmo avere un assetto societario diverso: con i nostri numeri non possiamo essere un’associazione no profit.” “Noi non ci opponiamo ad un trasferimento del Ceis ma il progetto dobbiamo costruirlo insieme a tutto il consiglio comunale perché siamo un patrimonio della città” ha concluso.