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Legambiente per l'eolico

A Riccione il flash mob di Goletta Verde per dire si all'eolico

In foto: il flash mob di Goletta Verde
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 3 minuti
sab 18 lug 2020 15:14
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Flash mob e dibattito questa mattina a Riccione dove ha fatto tappa la Goletta Verde di Legambiente. L’obiettivo è quello di ribadire la necessità di smantellare le piattaforme petrolifere nell’Adriatico e fare il punto sulle potenzialità dell’eolico. In particolare, Legambiente ha confermato il proprio appoggio al discusso progetto di eolico in mare al largo di Rimini, per 330 MW di potenza.

La richiesta presentata dagli sviluppatori del progetto off-shore a largo di Rimini alle autorità competenti (una concessione trentennale di uno specchio acqueo all’interno di un’area marina di 114 km² nel Mare Adriatico, nel tratto antistante i comuni di Rimini, Riccione, Misano Adriatico e Cattolica) è secondo Legambiente una proposta che può rappresentare un elemento importante per il settore energetico del territorio e nella riconversione del settore estrattivo, considerata la crisi del settore oil and gas e in vista dell’ormai necessario programma di decommissioning delle piattaforme estrattive inattive. Il piano contenuto nel programma prevede lo smantellamento e la messa in sicurezza ambientale nel breve periodo (2020-2025) di 22 relitti industriali, pericolosi per l’ambiente e la navigazione, e di altri 12 nel medio periodo. Le linee guida per l’individuazione delle piattaforme da mandare a dismissione sono state emanate e il procedimento è di fatto possibile.

Oggi non esistono ragioni tecniche o economiche per rinviare ancora queste scelte e disegnare uno scenario di rilancio ambientale ed economico ambizioso per il nostro Paese – dichiara il presidente di Legambiente Stefano Ciafani. Non è neanche un problema di risorse per gli investimenti perché lo sviluppo delle fonti rinnovabili consente di ridurre fortemente le importazioni di gas e carbone, mentre il prezzo degli investimenti nell’eolico, così come nel solare, scendono anno dopo anno. Tutto dipende dalla volontà politica del governo, dalla burocrazia e dalle preoccupazioni territoriali. Le risorse dell’Innovation Fund – ha proseguito il presidente di Legambiente – devono essere destinate a sostenere l’efficienza energetica e le rinnovabili per accelerare la transizione verso un’Europa libera da fonti fossili e con zero emissioni nette entro il 2040, per contribuire così a contenere il surriscaldamento del pianeta entro la soglia critica di 1.5°C in coerenza con l’Accordo di Parigi. Il denaro dei contribuenti europei deve servire per tradurre in realtà il Green Deal Europeo, non può essere sprecato finanziando progetti, come la cattura e il sequestro del carbonio, che guardano al passato e rendono più acuta l’emergenza climatica”.

Diversi soggetti stanno valutando ipotesi di eolico off-shore nell’Alto Adriatico – aggiunge Lorenzo Frattini, presidente di Legambiente Emilia-Romagna. Occorre che la politica e il dibattito locale colgano questa opportunità per il clima, inserendola in un progetto territoriale per l’economia: da una parte il settore turistico romagnolo, da sempre connotato come innovativo, potrebbe proporsi come distretto CO2 free; dall’altra l’eolico potrebbe dare nuove prospettive a un settore dell’oil and gas in crisi, i cui addetti oggi sono ormai un terzo di quelli degli anni 90”.

I dati sull’eolico in Italia raccontano, secondo Legambiente, di un impegno insufficiente. Il Piano d’Azione Nazionale (PAN) individuava nel 2010 in attuazione della Direttiva 2009/28/CE un obiettivo di installazioni al 2020 pari a circa 12.680 MW di cui 12.000 MW on-shore e 680 MW off-shore. Siamo a due mila MW in meno sulla terra ferma e il target per l’off shore è totalmente mancato.

Uno studio di Anev stima il potenziale dell’eolico off shore italiano in almeno 950 MW, di cui almeno 650 MW tra le coste dell’Abruzzo e della Puglia e altri 300 MW tra Sardegna e Sicilia, senza considerare l’eolico galleggiante che consentirebbe di portare il potenziale a ben altri numeri.

La Cina è il Paese con i maggiori investimenti nel settore, con 25,8 GW realizzati e una potenza complessiva di oltre 210 GW, mentre in Europa i paesi con più installazioni sono stati nel 2019 Germania e Francia, rispettivamente con 1.979 MW e 1.360 MW, ben lontani dai 400 MW dell’Italia. Secondo il report di WindEurope, il 2019 è stato un anno record per l’eolico offshore, con l’Europa che ha installato 3,6 GW di nuova capacità eolica offshore, per un totale di 22 GW di eolico in mare. La Commissione Europea afferma che l’Europa ha bisogno di una capacità compresa tra i 230 e i 450 GW di vento offshore entro il 2050 per decarbonizzare il sistema energetico e raggiungere gli obiettivi del Green Deal. Ciò significa che l’Europa dovrà installare 7 GW di nuovo eolico offshore all’anno entro il 2030 e 18 GW all’anno entro il 2050.