Indietro
menu
le ragioni del no

Basta Plastica in Mare: no all'impianto eolico, e non chiamatelo "parco"

In foto: la conferenza stampa di Basta Plastica in Mare
di Simona Mulazzani   
Tempo di lettura lettura: 9 minuti
mar 30 giu 2020 15:39 ~ ultimo agg. 1 lug 10:24
Facebook Whatsapp Telegram Twitter
Print Friendly, PDF & Email
Tempo di lettura 9 min
Facebook Twitter
Print Friendly, PDF & Email

Un no convinto all’impianto eolico al largo delle coste della provincia. E’ quello che arriva dall’associazione Basta Plastica in Mare. Le 59 pale alte oltre 200 metri saranno posizionate lungo una rettangolo di mare parallelo alla costa ampio 114 kmq. Anche se l’area effettivamente impiegata sarà quella dei singoli generatori, l’impatto, dicono gli ambientalisti, sarà devastante. Le pale saranno visibili a 60 km di distanza, compromettendo il paesaggio che, ricordano, è la stessa Costituzione a tutelare. “Anche una determinazione dell’Europa – spiega Marco Zaoli, architetto e membro di Basta Plastica in Mare APS – ci dice che il mare va tutelato così come il suolo perché sono risorse non rinnovabili. E questo è un bene superiore alle stesse energie rinnovabili che saranno prodotte. Il progetto del campo eolico, nel quale sono interessate risorse naturali e ambientali fondamentali e non rinnovabili non può che essere valutato secondo il sistema della Sostenibilità Forte, per cui non ci può essere nessun bilancio negativo per tutte e tre le componenti della sostenibilità: ambientale, sociale ed economica. Pensiamo alla navigazione: l’area effettivamente impiegata è quella impegnata dai singoli generatori, ma è ovvio intuire che la pressoché totalità dello specchio d’acqua sarà interdetto alla navigazione, visto che le norme vigenti impediscono l’accesso per una distanza di 500 metri dagli ostacoli in mare aperto. Ma pensiamo anche semplicemente alle giornate di nebbia, di burrasca, di onde

L’obiettivo delle rinnovabili è l’abbattimento della CO2 totale ma, vista l’energia prodotta dall’impianto, l’associazione sostiene che sarebbero molto più utili altre azioni. “Si è letto – aggiunge Zaoli – che l’impianto produrrebbe circa il 50% del fabbisogno energetico provinciale. Non è vero. I consumi energetici provinciali sono di circa 13,5 volte la capacità di produzione della centrale. Sono la metà della sola energia distribuita da Enel. Dal punto di vista della riduzione dei consumi sarebbe molti più efficace la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio, che porterebbe ad una diminuzione dei consumi energetici pari a 7 volte la quantità di energia dell’impianto eolico

Basta Plastica in Mare lamenta, inoltre, la mancanza di partecipazione della società civile per un progetto che ha già avuto il parere positivo dal ministero dello sviluppo economico. Contesta anche il modo in cui è stato presentato, a partire dal nome di “parco”, quasi a volerne evocare una sorta di fascino turistico. “Il principio di democrazia – sostiene Manuela Fabbri, presidente Basta Plastica in Mare Aps – è venuto completamente meno. Lo stesso nome di parco eolico è un insulto agli ecologisti di tutti i tempi, un vero e proprio ossimoro che diffidiamo chiunque ad usare, soprattutto se ad avvalorarlo sono le istituzioni. Non è altro che un facile espediente di cosmesi pseudo-ambientalista per confondere l’opinione pubblica. Il progetto dà l’impressione di essere finalizzato non solo a produrre energia ma a generare un effetto parco tematico, come un enorme luna park, a completamento dell’idea di divertimentificio, di cui il nostro territorio purtroppo è già stato espressione“.

 

Il comunicato di Basta Plastica in Mare

La PREMESSA

Il titolo stesso attribuito al progetto in questione è un evidente ossimoro. La denominazione “parco” non è altro che un facile espediente di cosmesi pseudo-ambientalista per confondere l’opinione pubblica, distratta, frettolosa, inesperta, sulla in-sostenibilità di questo megaprogetto non nell’interesse collettivo e che anzi insiste e ferisce come un trauma difficilmente recuperabile nel tempo l’habitat naturale di proprietà di tutti i cittadini della nostra Regione E-R, sia i favorevoli che i contrari. A dirlo è l’APS Basta Plastica in MARE, anche attraverso la competenza inattaccabile dell’avv. Gianluigi Ceruti, consulente, già parlamentare dei Verdi e Vicepresidente di Italia Nostra, giustappunto padre dei Parchi terrestri e marini (Legge 394/91).

Se di parco i promotori insieme alla Provincia di Rimini vogliono parlare – giacché non è considerabile sia di divertimenti e occupa larga parte di demanio – bene comune del quale si richiede la concessione alle pubbliche istituzioni – allora dovrà il Ministro dell’Ambiente e della tutela del Territorio e del Mare, generale Sergio Costa, farlo rientrare sotto la normativa di tutela dei beni ambientali protetti: i parchi appunto.

La denominazione di “Parco Eolico” accettata supinamente, anzi con promoter tra consulenti privati e tanti ex politici dei verdi a nome e per conto del nostro ente pubblico Provincia di Rimini – seppure senza alcun confronto di democrazia partecipata coi cittadini – è un insulto agli ecologisti di tutti i tempi e alla cultura di accoglienza basata sul nostro primo capitale naturale, il MARE.

Chiediamo pertanto a tutti coloro i quali lo citano o se ne occupano, a cominciare dagli organi di stampa e le rappresentanze governative, istituzionali cittadine, provinciali e regionali di omettere la definizione autoproclamata di parco e sostituirla con quella di Impianto Eolico offshore, poiché di questo si tratta. Diversamente procederemo a diffide e/o denunce, soprattutto se ad avvalorarlo saranno le istituzioni e i nostri rappresentanti eletti e nominati e i nostri/loro consulenti (che fino a prova contraria non operano retribuiti dalla società privata propositrice).

Il METODO.

Oggetto di queste osservazioni e opposizione è un progetto partito nel 2006 a seguito del Protocollo d’intesa tra Regione Emilia-Romagna, Provincia di Rimini, Provincia di Forlì-Cesena, Provincia di Ravenna approvato con Delibera di Giunta Regionale n. 1959/2006 e con Delibera di Giunta Provinciale Provincia di Rimini n. 34/2007, finalizzato alla promozione di uno studio condiviso sulla valorizzazione dell’energia eolica nelle aree marine prospicienti la costa romagnola, una convenzione stipulata fra la società privata ENERGIA Wind 2020 Srl e la Provincia di Rimini nel 2011. Alla faccia della partecipazione, da anni nelle stanze chiuse del potere e della concertazione fra pubblico e privato, c’è chi ha lavorato silenziosamente sottotraccia. Solamente un incontro pubblico nel dicembre 2019 della società propostitrice, non reso troppo noto, organizzato dalla Provincia di Rimini, Riziero Santi presidente e Alberto Rossini consulente, con assessore all’Ambiente Anna Montini la cui presenza lo avvalorava, sebbene a detta del Sindaco Andrea Gnassi, il Comune non sia ancora stato coinvolto in alcun modo. Poi il lockdown. Il Ministero dello Sviluppo Economico ha già dato il proprio parere positivo e inoltrato la pratica alla Capitaneria di Porto di Rimini per il rilascio della Concessione Demaniale. Cosicché oramai i giochi potrebbero essere fatti, praticamente all’insaputa dei cittadini, perché ora improvvisamente resta un mese di tempo.

Il PROGETTO.

Il progetto interesserà il tratto di mare fra Rimini e Cattolica: 59 pale eoliche (aerogeneratori) e 2 cabine di trasformazione dell’energia che copriranno lo specchio d’acqua individuato per l’ubicazione degli aerogeneratori, su una fascia di ampiezza parallela alla costa di più di 10 km, a circa 10 km dalla costa, che si estende verso il largo fino al limite delle acque territoriali per circa 13 km. Cioè un rettangolo di mare con lati di circa 10 km per circa 13 km, un’area – come si evince dalla istanza di concessione – di 114 kmq, cioè 11.400 ettari.

L’altezza massima degli aerogeneratori sarà di circa 230 metri, i rotori (eliche) avranno un diametro di circa 170 metri. La distanza fra gli aerogeneratori sulla direttrice da costa a mare aperto sarà di circa 650 metri, nella direttrice parallela alla costa la distanza minore fra gli aerogeneratori sarà di circa 1300 metri.

E nonostante nella stessa istanza di concessione si affermi che l’area effettivamente impiegata è quella impegnata dai singoli generatori eolici “…. una fascia continua di 170 m – proiezione orizzontale del rotore di massimo diametro – …..” è ovvio intuire che la pressoché totalità dello specchio di mare sarà interdetto alla navigazione, ai sensi delle vigenti condizioni di sicurezza prescritte dall’Art. 28 del DPR 24 maggio 1979, n. 886, che impediscono l’accesso e la navigazione nella “Zona di sicurezza” prevista per una distanza di 500 metri dagli ostacoli in mare aperto.

Le CONSEGUENZE.

Chiediamo anche a chi non ha la consuetudine ad andar per mare, di immaginare come poter navigare in sicurezza tenendo la rotta in un tratto di mare irto di simili ostacoli… tra nebbia, mare in burrasca e forte vento che già rendono difficile alle imbarcazioni tenere la rotta.

E’ il motive per cui nell’area di mare in questione sarà di fatto inibita la navigazione: non si potrà più pescare, navigare a motore o andare a vela. Si tratta di una istanza di sostanziale privatizzazione, finalizzata non solo alla produzione di energia, ma anche sorretta da evidenti ragioni economiche, che priverà la collettività di quello che ora è un fondamentale “bene comune”, una risorsa non rinnovabile, una parte di suolo acquatico e superficie del pianeta, irrimediabilmente consumata.

Ora che la collettività ha finalmente compreso l’importanza della conservazione delle risorse non rinnovabili – è la stessa Comunità Europea a prevederlo: consumo di suolo zero dal 2050 – gli appetiti di sfruttamento non più soddisfacibili si riversano sulla superficie marina quale nuovo terreno di conquista, dato che purtroppo non sono stati (ancora) pianificati gli usi possibili e non sono previsti, se non in aree di estrema fragilità gli opportuni strumenti di salvaguardia e di tutela.

Per fermare il riscaldamento globale con ciò che ne consegue va elimanato completamente l’uso dell’energia fossile, l’estrazione del petrolio e i suoi derivati, dispersione di plastica in mare compresa. Ma i mezzi sono altri. Favorire il trasporto su ferro ed elettrico, rendere i consumi delle case, delle auto, delle persone, delle fabbriche, delle scuole e dei luoghi pubblici, biocompatibili e sostenibili con energia pulita autoprodotta coma fanno i paesi del Nord. Creare le fattorie solari. I campi irrigati con le energie che producono I mulini a vento, le pale non monumentali e invasive, così come 100 anni fa era in Olanda, Grecia e tanti altri paesi. L’Italia è indietro e sta aggiungendo danno su danno. Le persone ragionevoli nel 2020 non possono accettare il ricatto dei finti ecologisti: “… ma allora voi non volete le energie rinnovabili! Ma per favore?!” Semplicemente, siccome abbiamo la cultura ambientalista vera non ci facciamo prendere i giro. Non sono le speculazioni private di questa portata a condurci verso la strada della riconversione ecologica e il GreenNewDeal anche se chi investe spera di poter accedere al denaro dei bandi che ci giunge dall’Europa per la transizione ecologica. Noi associazione ambientalista siamo i primi a sostenere l’importanza dell’utilizzo delle risorse energetiche rinnovabili, fondamentali per lo sviluppo sostenibile e tra noi c’è chi ha promosso il referendum che ha fermato l’energia nucleare prima e le estrazioni delle trivelle poi, mentre altri andavano in piazza con Confindustria a sostenerle. Ci dispiacciamo quindi per la totale mancanza di qualsiasi iniziativa pubblico/privata sul rinnovabile del Riminese… sebbene la governance amministrativa sia sempre politicamente la stessa che in Provincia pretende di insegnare a noi, mai niente promosso dall’ente pubblico: né eolica, né biogas, né solare. Mentre invece solamente così ci sarebbero garanzie. Lo ha dimostrato il primo Campo solare termico in Italia di Villa Selva di Forlì, società in house con RE-R (gli specchi di Archimede, riciclabili) organizzato da Alberto Bellini, già assessore all’Ambiente 10 anni fa.

E infine: i valori del paesaggio. Metterli a confronto con le gite dei turisti curiosi in motonave ad ammirare le pale che girano, scusate, non ci sembra un grave peccato.

A Basta Plastica in MARE aps per missione fondante, ruolo associativo e ambientalista, corre l’obbligo sottolineare che l’impatto paesaggistico sul mare è maggiore di quello sulla terra. Non c’è nessun fattore di mitigazione o mimetizzazione, la sommità delle pale, alte 230 metri slm, sarà visibile fino a 60 km di distanza. Ben visibili dalla spiaggia di Rimini e Riccione, da cui il campo disterà 10 km, ma ancor meglio dagli edifici con vista mare, dai punti di osservazione paesaggistica delle nostre colline, che hanno fatto apprezzare i valori paesaggistici della nostra terra fin da tempi non recenti.

Gli ARGOMENTI PROPAGANDISTICI.

La considerazione di alcuni che per la pesca si tratterà di un utile fattore, è per noi un vero “affronto” sulla capacità umana di pianificare e programmare il futuro, qualità che noi tutti in qualsiasi ruolo, di pescatori, di amministratori, di cittadini semplici e in associazione, dovremmo imparare a coltivare e assolvere con maggiore senso di responsabilità. Il progetto dà l’impressione di essere finalizzato non solo a produrre energia, ma creato in una delle coste più turistiche del paese, a generare un effetto di parco tematico, un enorme luna park a completamento dell’idea di divertimentificio e a s-naturare il ulteriormente il nostro habitat.

Noi umanità locale e regionale forse non ci stiamo rendendo conto che dopo aver “cementificato” la costa della Romagna e dell’Adriatico con questo progetto replichiamo il medesimo fenomeno di sfruttamento anche per la superficie del mare. Le valutazioni e considerazioni contenute nella Relazione e nello Studio di pre-fattibilità ambientale allegate all’Istanza di Concessione, affermano come attorno ai piloni degli aerogeneratori si svilupperebbe una vegetazione e una fauna bentonica che arricchirebbero le risorse marine (biodiversità), o che preconizzano un possibile sviluppo di un segmento di turismo interessato a visitare l’impianto, fattori di impatto positivo dal punto di vista economico che si basano sul concetto di Sostenibilità Debole* … per la quale gli impatti positivi e negativi di un intervento nelle tre dimensioni della sostenibilità: ambientale, sociale ed economica, possano essere sommati fra loro. Si tratta di una contrapposizione evidente al concetto di Sostenibilità Forte*, il quale invece prevede che non possano essere presenti – in ognuna delle tre specifiche richiamate dimensioni della sostenibilità – bilanci negativi.

SOSTENIBILITA’, COME TRATTARE le RISORSE NON RINNOVABILI.

Il progetto di campo eolico di cui stiamo parlando, nel quale sono interessate risorse naturali e ambientali fondamentali e non rinnovabili, non può che essere valutato secondo il sistema della Sostenibilità Forte, che impone un bilancio positivo per le componenti ambientali, non ottenibile in alcun modo per un impianto offshore di queste dimensioni nel mare Adriatico.

La COM (2020) 380 FINAL “STRATEGIA PER LA BIODIVERSITÀ PER IL 2030”.

Dobbiamo applicare quanto ci suggerisce la Commissione Europea con la recentissima “Comunicazione al Parlamento Europeo COM (2020) 380 Final” del 20.5.2020 “Strategia per la biodiversità per il 2030 – Riportare la natura all’interno della nostra vita”. Il principio è che non c’è differenza tra la tutela della terra e del mare, risorse naturali da tutelare allo stesso modo, considerando anche, lo ridiciamo con forza, che per la tutela del mare siamo già in grande ritardo.

Il BILANCIO ENERGETICO.

Bisogna anche svelare la grave bufala di chi usa i dati a sproposito. Si legge di dichiarazioni che il campo eolico produrrebbe circa il 50% del fabbisogno energetico provinciale. E’ un’affermazione falsa! I dati contenuti nel bilancio energetico provinciale ci dicono infatti che i consumi energetici provinciali sono di circa 13,5 volte la capacità di produzione della centrale eolica:

  • Consumi energetici Provincia di Rimini = 9.500 GWh/anno

  • Produzione di energia ottenibile dalla centrale eolica = 700 GWh/anno

Dal punto di vista della riduzione dei consumi sarebbe molto più efficace e importante incentivare a livello locale – rendendo più facile il percorso di autorizzazione edilizia – le direttive europee e le conseguenti normative nazionali sulla riqualificazione energetica del nostro patrimonio edilizio (ora finanziabile al 110% dai recenti provvedimenti governativi), ottenendo edifici “zero energy” come previsto e possibile, si conseguirebbe – solo intervenendo sul patrimonio residenziale – una riduzione dei consumi energetici pari a 7 volte la quantità di energia producibile con la centrale eolica di cui stiamo parlando.

  • Consumi energetici edifici residenziali Provincia di Rimini = 3.350 GWh/anno.

IN CONCLUSIONE PER I MOTIVI MENZIONATI BASTA PLASTICA IN MARE SI OPPONE DECISAMENTE ALL’AUTORIZZAZIONE PER LA REALIZZAZIONE E L’ESERCIZIO DELLA CENTRALE EOLICA OFFSHORE “RIMINI” (330 MW) E OPERE CONNESSE.

Primi presentatori in firma dei quali si allegano dati e documenti di identificazione:

Per Basta Plastica in MARE la presidente Manuela Fabbri, legale rappresentante. Marco Zaoli, architetto, docente Università di Ferrara.

Lidano Arcangeli, insegnante di fisica.

Con il vicepresidente Edoardo Carminucci e i componenti del direttivo e i soci sostenitori: Giuseppe Prosperi, Maria Luisa Stoppioni, Alberto Ravaioli, Massimo Fusini, Margherita Gobbi, Aleardo Maria Cingolani, Claudio Cardelli, Vittorio D’Augusta, Matteo De Nittis ai quali tanti altri si aggiungeranno.

Notizie correlate
di Maurizio Ceccarini   
VIDEO
di Maurizio Ceccarini