Indietro
menu
Serve meno burocrazia

Suolo pubblico. La circolare della Soprintendenza preoccupa Italia Viva

In foto: repertorio
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 3 minuti
sab 9 mag 2020 14:37
Facebook Whatsapp Telegram Twitter
Print Friendly, PDF & Email
Tempo di lettura 3 min
Facebook Twitter
Print Friendly, PDF & Email

Il gruppo consigliare di Italia Viva a Rimini si dice preoccupato dalla circolare inviata dalla Soprintendenza per i beni culturali. Riorganizzare infatti gli esercizi pubblici nelle zone sotto tutela paesaggistica e storico-culturale per poter ripartire dopo il lockdown potrebbe non essere così immediato. L’inserimento di manufatti o nuove installazioni deve infatti essere documentato proprio alla Soprintendenza che deve esprimere un parere preventivo. Un controsenso rispetto al tentativo delle pubbliche amministrazioni di sburocratizzare e andare incontro alle esigenze della attività secondo il Gruppo Consiliare Patto Civico-Italia Viva che chiede addirittura “di portare a cinque anni (rispetto ai due proposti) la concessione gratuita del suolo pubblico, per permettere alle attività di rientrare meglio dello sforzo economico che dovranno sostenere per l’adeguamento alle linee guida anti Covid“.

La nota stampa del gruppo consigliare Patto Civico – Italia Viva di Rimini

Siamo molto preoccupati per la circolare emessa dalla Sovrintendenza dei Beni Culturali di Ravenna inviata a Sindaci e Prefetture Romagnole.

Ha usato inspiegabili diktat burocratici e suggerito forme che contraddicono le stesse regole concordate non più di un anno fa con il Comune.

Mentre le amministrazioni, in concerto con le associazioni di categoria e le attività economiche, si stanno muovendo per agevolare stimolare, sburocratizzare, vista la situazione di emergenza che rischia di uccidere moltissime attività, la Sovrintendenza non vede e non sente. A questo punto ci rifacciamo la domanda che ci eravamo posti qualche mese fa, quando montò il caso dei dehors e delle occupazioni temporanee: questi signori vivono in un altro Paese?
In quale mondo, visto che la crisi è globale.

La crisi che colpisce tutti, può diventare mortale per il turismo. Perché il turismo è l’esatto opposto di ciò che è necessario per combattere il virus. Il turismo è incontro, aggregazione, socializzazione.
Per sopravvivere deve essere possibile riorganizzarlo sopratutto attraverso una nuova concezione degli spazi e organizzazione dei luoghi. E bisogna essere veloci. E bisogna ringraziare gli operatori che vogliono ripartire, nonostante tutto. Come si fa a non capirlo?
Noi abbiamo detto alle attività di allargarsi seguendo le norme già concordate e la Sovrintendenza oggi ci dice che non vuole le pedane, tavolini e sedie e ombrelloni come quelle che ci ha chiesto l’anno scorso. Incredibile che anche dentro la più grande crisi di sempre della nostra economia e del turismo in particolare, dimostri la stessa miopia di prima.

Non saprei dire dove il sovrintendente abbia letto che il Comune era pronto alla “deregulation selvaggia” per gli spazi aggiuntivi a titolo gratuito dei dehors.
Semmai è stato detto da subito che dovevano essere “belli” per non rovinare l’estetica dei centri storici e non mancare di rispetto ai monumenti e al paesaggio.

Come Gruppo Consiliare Patto Civico-Italia Viva chiediamo di portare a cinque anni (confronto ai due proposti) la concessione gratuita del suolo pubblico, per permettere alle attività di rientrare meglio dello sforzo economico che dovranno sostenere per l’adeguamento alle linee guida anti Covid.

Chiediamo alla nostra Soprintendenza di prendere esempio dal regolamento concordato con il Comune di Firenze dove la norma generale (che è la stessa per tutta Italia) prevede interventi decisamente più importanti e che non vengono ritenuti “invasivi” dalla sovrintendenza locale. Quindi è una questione di interpretazione.

Quale può essere la soluzione?
Senza una visione larga, aperta e coordinata e una forte presa di coscienza del momento storico che stiamo attraversando, molte attività, in particolare bar e ristoranti potrebbero non aprire, se devono combattere anche contro assurde prescrizioni burocratiche.

Suggeriamo quindi una collaborazione fra istituzioni per viaggiare verso una idea di città condivisa, accogliente e sicura.

Queste tre caratteristiche sono sufficienti per garantire il rispetto delle regole già scritte e da far rispettare.
E ci chiediamo, una volta rispettate le linee guida, già indicate dalla Sovrintendenza, perché pretendere ulteriori e inutili percorsi burocratici preventivi? Non sappiamo nemmeno quando la stagione comincerà e quanto durerà, con un’aspettativa di calo di affluenza del 70% rispetto allo scorso anno e, anziché agevolare tutti quegli imprenditori già provati dal terremoto Covid e che continuano coraggiosamente a tenere duro, facciamo vincere una occhiuta visione burocratica.
Non può più succedere“.

Notizie correlate
di Redazione   
di Redazione   
di Redazione