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Penalizzati comuni turistici

Rimini come Prato o Isernia. Brasini commenta la beffa del "DL Rilancio"

In foto: l'assessore Brasini
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
lun 11 mag 2020 13:57
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Se l’ultima bozza del provvedimento sarà confermata, il dl Rilancio si delinea come una beffa, almeno per i comuni che hanno nel turismo il motore principale della loro economia“. A dirlo è l’assessore al bilancio del comune di Rimini Gian Luca Brasini che commenta la maxi manovra di oltre quattrocento pagine e 250 articoli che dovrebbe aiutare l’Italia a rialzare la testa nel pieno dell’emergenza economica post Covid. Nel documento “non viene fatto alcun riferimento – spiega l’assessore –, contrariamente a quanto anticipato, al ristoro per quei Comuni come Rimini ad alta vocazione turistica, tradendo nei fatti i recenti annunci rispetto a misure mirate per quegli enti locali maggiormente penalizzati dal calo drastico di entrate da Imposta di soggiorno, Tari, Cosap e via dicendo“.

Il “Fondo per l’esercizio delle funzioni fondamentali degli enti locali” avrà una dotazione di 3,5 miliardi che dovrebbero essere ripartiti tramite i codici SIOPE (Sistema informativo sulle operazioni degli enti pubblici) non tenendo conto delle specificità del territorio. “In altre parole – prosegue Brasini -, tutti i Comuni sono uguali: un approccio sicuramente ‘lineare’, ma scollegato dalla realtà dei territori. Viene da sé che non si può mettere sullo stesso piano un Comune come Rimini ad altre realtà come Prato, Isernia, Vercelli, solo per fare esempi. Città importanti che però per conformazione evidentemente avranno un contraccolpo minore sul fronte delle entrate legate a tributi e ancor più da imposta di soggiorno, che solo a Rimini vale oltre 10 milioni di euro”.

Ma non è l’unico problema. “A rendere la beffa ancora più amara – spiega l’assessore – è che non solo i Comuni turistici non vengono in alcun modo ristorati del danno da minore entrata, ma questi continuano a contribuire in maniera più che proporzionale alla finanza dello Stato attraverso il meccanismo del Fondo di Solidarietà comunale, al quale il Comune di Rimini versa ogni anno oltre 10 milioni di euro, ricevendone solo 6. Un fondo al quale Rimini contribuisce attraverso le proprie attività economiche (soprattutto gli alberghi), oggi in grande difficoltà: stando così le cose, l’Amministrazione dovrebbe continuare a versare allo Stato buona parte del gettito IMU sugli immobili di categoria D, cioè 12,5 milioni. In sintesi, a fronte di un sistema Rimini che continua ad alimentare le casse dello Stato, ci ritroviamo persino penalizzati”.

Come detto però, si tratta per ora solo della bozza del Decreto. “L’auspicio – conclude Brasini – è che attraverso i prossimi decreti ci siano i margini per valutare dei correttivi nelle modalità di riparto del fondo, che tengano conto del reale contesto in cui si trovano i Comuni”.

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