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La burocrazia frena le imprese

Esercizi pubblici e burocrazia. Le richieste della Soprintendenza

In foto: repertorio
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 4 minuti
gio 7 mag 2020 15:20 ~ ultimo agg. 8 mag 16:53
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Riorganizzare gli esercizi pubblici nelle zone sotto tutela paesaggistica e storico-culturale per poter ripartire dopo il lockdown potrebbe non essere così immediato, almeno stando alla circolare trasmessa dalla Soprintendenza di Ravenna a sindaci e Prefetture delle province romagnole. L’inserimento di manufatti o nuove installazioni deve infatti essere documentate alla Soprintendenza che deve esprimere un parere preventivo per valutare se sussitono i presupposti per attivare un procedimento di divieto.

Nella lettera si legge:

Per il periodo di emergenza in atto ( e comunque non oltre il 30.11.2020) e qualora le autorità governative ritengano fattibile l’installazione di tavoli, ombrelloni e sedie negli spazi pubblici all’aperto disciplinati dal Codice dei Beni Culturali e limitatamente per le occupazione di suolo pubblico temporanee ( ad esclusione pertanto dell’occupazione di suolo pubblico permanente) le Amministrazioni Competenti dovranno fare pervenire a questo Istituto al solo fine di consentire di valutare se sussistono i presupposti per attivare un procedimento di divieto così come disciplinato dal comma 1 dell’art. 20 del Codice dei Beni Culturali la seguente documentazione:
1) Relazione descrittiva relativa all’intervento da realizzare (generalità del richiedente, ubicazione, materiali, finiture, periodo di installazione, attestazione che non verranno eseguite opere e la perfetta reversibilità delle stesse);
2) Documentazione fotografica dell’area interessata estesa al contesto circostante;
3) Planimetria dell’area e distribuzione delle opere.
Fatte salve le condizioni e prescrizioni contenuti nei pareri favorevoli già rilasciati da questa Soprintendenza negli ultimi 5 anni, per quanto riguarda ampliamenti o nuove installazioni si ritiene utile fornire già da ora le seguenti prescrizioni:
– non vengano realizzate pedane (in legno, metalliche, o altro materiale) poste sopra il piano pavimentale;
– non siano installate fioriere o altri elementi di tamponamento a delimitazione delle aree e qualora fosse necessario dovranno essere utilizzate strutture perfettamente permeabili alla vista e all’aria;
– gli ombrelloni, con struttura autonoma, ed eventualmente distanziati fra di loro, abbiano una copertura massima di 3,5÷4,00 ml., realizzata in tela di cotone pesante;
– tavolini e sedie siano in struttura metallica (non rifinita a lucido) e/o legno Dovranno essere evitate soluzioni che prediligono elementi in materiale plastico.

Commenta il capogruppo della Lega a Rimini Marzio Pecci: “Dal tenore della lettera si percepisce la distanza siderale che esiste tra il burocrate ed il cittadino, ovvero tra chi “siede alla scrivania” e chi, invece, si deve arrabattare ogni giorno per far quadrare i propri conti e, in tempo di crisi, per non morire di fame”.

Una complicazione quando “i cittadini e gli imprenditori del territorio riminese chiedono in modo fermo e con forza la sburocratizzazione e la semplificazione delle procedure e ciò per avere risposte immediate alle domande e, soprattutto, per contenere i costi che l’espletamento delle pratiche, normalmente, richiede. Purtroppo la circolare, così come è stata scritta, frustra e paralizza l’iniziativa dell’imprenditore perché, anche in questi casi, viene imposta una procedura, lunga e complessa (dato che la circolare non indica in quali tempi il Soprintendente fornirà la risposta alla richiesta di parere preventivo) e, soprattutta onerosa, perché impone l’acquisto di materiali ed arredi che non potrebbero essere ammortizzati, in quanto destinati ed un impiego transitorio che non potrebbe andare, come scritto nella circolare, oltre il 30/11/2020.
Rammento agli Uffici che la “leale collaborazione”, per come intesa dalla Corte Costituzionale (che essi citano) consiste nella condivisione di un problema per trovare rapidamente una soluzione, non nella creazione di iter burocratici con minaccia di divieti e sanzioni, come invece emerge dalla nota.
E’, a questo punto, dovere del sindaco intervenire sia a livello ministeriale che di Governo del Territorio, affinché, partecipata la eccezionalità del momento, si superi la inutile burocrazia, che la circolare vorrebbe imporre, per evitare di costringere gli imprenditori ad avere risposte, tra l’altro costose, a babbo morto”.

Sulla questione interviene anche Mario Erbetta, consigliere di Rinascita Civica: “ieri il Sindaco è andato in un programma nazionale a proclamare che le attività economiche turistiche a Rimini avranno la possibilità di occupare suolo pubblico senza pagare tributi e con pratiche veloci.
Oggi arriva questo documento dalla Soprintendenza di Ravenna, che​ rivendicando il suo potere assoluto,​ ha pensato bene di mettere veti e ulteriori balzelli e costi​ alle attività turistiche che in questo periodo sono in ginocchio, senza una data certa di apertura e senza protocolli da applicare.
Ma il Sindaco prima di fare le interviste nazionali aveva parlato con il Soprintendente?
Insomma la mano destra dello Stato non sa cosa fa la sinistra e gli imprenditori come al solito subiscono i danni.
Nel documento la soprintendenza dichiara di volere valutare (pag. 3) se sussistono presupposti di divieto per mettere tavoli ,sedie ,ombrelloni fuori dalle attività e non contenta vuole anche documentazione tecnica per fare questa verifica. Quindi si aggiungono ulteriori​ spese​ ( spese per un tecnico, ovviamente non lavora gratis​)………e per finire mette anche​ delle prescrizioni​ sui materiali da utilizzare.
La stessa cosa la dovranno fare i bagnini in spiaggia, i ristoranti​ e bar in spiaggia se modificano il posizionamento delle​ loro strutture​ (ombrelloni​ ed altro)​ ​ ​ già​ ​ autorizzati.
Ma e’ possibile che nelle nostre istituzioni nessuno capisca il dramma delle nostre attività turistiche che rischiano di chiudere per sempre?
Se non si prendono provvedimenti certi subito, se non si danno protocolli certi e direttive univoche le nostre imprese nel dubbio non apriranno e sarà la fine della nostra economia turistica.
C’e’ bisogno di una deregulation temporanea per poter superare questo momento e provare a lavorare quest’estate. Ci vuole maggiore flessibilità verso coloro che sapendo di rimetterci economicamente comunque proveranno a riaprire. Il Soprintendente faccia un passo indietro se no l’immobilismo farà più vittime del coronavirus.”

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