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Il Calcio dopo il Covid-19

Tommasi (AIC) a "Tutti convocati" su Radio 24: "Serve protocollo per allenamenti individuali del calcio"

In foto: Damiano Tommasi
di Icaro Sport   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
mer 29 apr 2020 17:51
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“Ci preoccupa il fatto che non è ancora stato validato il protocollo per gli allenamenti del calcio, che dovrebbero ripartire il 18 maggio, ma bisogna studiarne subito un altro per consentire gli allenamenti individuali nei centri sportivi della società, che non era stato previsto. Se lo trovassimo si applicherebbe anche al nostro sport da lunedì visto che da lunedì si potrà partire stando all’attuale decreto. Anche se al momento non sembrano possibili, con questo strumento si potrebbe cambiare anche la regola che li permette solo per gli sport individuali”.

Cosi’ il presidente dell’Associazione Italiana Calciatori (Aic), Damiano Tommasi, intervenuto a Tutti convocati su Radio 24 che ancora, sul tema della responsabilità dei datori di lavoro, ossia delle società calcistiche ha dichiarato: “Ci sono anche le responsabilità del datore di lavoro. È una serie di catene che si devono unire. Tutti concordano che si vorrebbe tornare a lavoro. L’apertura degli sport individuali ci sollecita a trovare un protocollo individuale per gli sport di squadra in sicurezza per lunedì o per quando ci sarà possibilità di averlo, sempre che ci sia volontà da parte di tutti, perché ci sono società o presidenti che non se la sentono di prendersi la responsabilità, magari perché in zone di Italia dove il tema è più sentito”.

Tommasi, il Presidente Aic, a Tutti convocati su Radio 24: “Rischio zero? Non esiste, per rischio calcolato giocatori disponibili, ci rimettiamo a comunità scientifica”.

Altra questione, da affrontare, è quella della situazione delle varie società. Alcune non hanno strutture che possano soddisfare tutti i requisiti per una ripartenza in piena sicurezza. Ed è proprio quello della sicurezza il punto focale di tutto, i calciatori sono disponibili a ripartire ma sempre con il via libera della comunità scientifica. “In Germania si stanno già allenando perché il rischio era sotto un certo livello. In Italia non c’è ancora questo. L’abbassamento del livello di rischio ti consente di fare gradualmente delle cose. Il rischio zero ci viene detto che non ci sarà, qual è rischio calcolato ripartendo non sta a noi dirlo, ma ci sarà la possibilità di valutarlo. Il rischio calcolato lo prende anche chi mette in campo i giocatori, non è una scelta unilaterale di chi va in campo, i calciatori il proprio rischio se lo assumono. Bisogna vedere che significa, ci rimettiamo alla comunità scientifica come tutti. Se si parte, devono partire tutti – conclude a Radio 24 – deve essere una scelta condivisa. Orizzonte temporale sul quale ragionare? Oggi siamo a correre perché i tempi per riprendere la stagione si fanno sempre più ristretti e anche se si cerca di rincorrere questo traguardo sembra che l’elastico delle speranze invece di allungarsi si accorci sempre di più”.

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