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Onorare i defunti

Gnassi: una comunità di nomi e cognomi anche quando si muore

In foto: Andrea Gnassi
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
ven 20 mar 2020 13:00 ~ ultimo agg. 22:30
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Il sindaco di Rimini Andrea Gnassi prende a prestito una bellissima poesia che Sergio Zavoli scrisse nell’immediato dopo guerra, quando tornarono in città i manifesti funebri con i nomi delle vittime, per riflettere su quanto sta accadendo, sul senso di comunità messo alla prova dalla tragedia che sta investendo la vita di tanti. “Onoriamo i nostri morti” scrive il sindaco. I numeri, pur importanti al fine di prendere decisioni, non bastano e non cancellano il bisogno di conoscere le storie di queste persone e di ricordarle. E di stare vicino ai familiari che non hanno neppure avuto il conforto di un abbraccio o di un funerale.

Il testo

Onoriamo i nostri morti, perché poi un giorno dovremo dare un nome, e non solo un numero, ai morti di queste settimane. Da oggi magari, a partire da oggi. Ci sono città più colpite della nostra. L’ immagine dei camion dell’esercito di notte che porta via bare e salme da cremare. Anche noi, con un gesto minimo e dovuto di fratellanza, ospitiamo quelle salme. Ma non dobbiamo perdere l’orizzonte. E un orizzonte è fatto di una comunità che si rinsalda, si ritrova. Una comunità è nomi e cognomi. Anche quando si muore. Che poi sono anche amici, parenti, gente che nella tua città sapevi chi era. Maria, Antonio, Marta, Giuseppe. Non basta numero contagiati , numero terapia intensiva, numero decessi. Il conteggio quotidiano delle vittime, a cui sono appese anche le Istituzioni per le loro decisioni e che ci chiama alla più alta delle responsabilità nei comportamenti individuali, non cancella il nostro bisogno di conoscere le storie di quelle persone. E di ricordarle e onorarle quando finalmente tornerà il tempo.

Ho riletto ancora ,in questi giorni duri Sergio Zavoli, e ancora quella poesia che ti spacca l’anima riferita ai tempi della guerra appena finita in una rimini, colpita a morte . Chi immaginava mai di viverla quella poesia ? “La vita ritornava/con la recisa nudità dei segni/sparsi ovunque,/le case non avevano più le loro tinte/tutto pareva conservasse/l’odore dei luoghi abbandonati,/come l’ultima brace spenta nei camini/. Sul muraglione della ferrovia/vedemmo il primo manifesto: Gasperoni Elvira,/diplomata ostetrica, una prece,/si tornava a morire uno alla volta,/riapparivano i nomi del tempo dissepolto’.

Il ritorno alla vita dopo la tragedia della guerra diventa evidente nella quotidianità , quando sui muri tornano ad apparire i manifesti funebri con un nome e non più solo numeri anonimi. Gasperoni Elvira. Potere piangere i nostri morti, con nomi e cognomi , senza numeri è il primo passo per ritrovare il senso di una comunità. Per non far sentire soli parenti. famigliari e amici, oggi vogliamo dedicare un pensiero di grande bene e di vicinanza , di un intera città. Va fatto con volontà e cuore. A loro e al loro dolore che non ha potuto trovare neanche il conforto di un abbraccio o di un funerale, la città tutta oggi si stringe. E da oggi e ancora di più lotterà per ritrovare l’orizzonte