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cooperative tipo B

‘Il Buon Lavoro’ delle cooperative sociali: non solo risparmio per la società, ma un agire etico, che fa bene alle persone

di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 3 minuti
gio 12 dic 2019 16:27 ~ ultimo agg. 7 gen 16:29
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Che le cooperative sociali facciano bene ai conti della pubblica amministrazione è una realtà oramai provata da tempo. Un risparmio che in Emilia-Romagna viene stimato per circa 20 milioni di euro ogni anno.  Si tratta effettivamente di un buon lavoro”, che vede coinvolte in regione 243 cooperative sociali di inserimento lavorativo (tipo B) che, con i loro progetti, offrono una prospettiva occupazionale, e quindi un recupero della dignità personale, a oltre 5.300 persone con svantaggi certificati.

Ecco dove si trovano le motivazioni dell’importante convegno denominato “IL BUON LAVORO. La cooperazione sociale di inserimento lavorativo”, svoltosi lo scorso 4 dicembre in Cappella Farnese, a Bologna, e organizzato da Confcooperative Federsolidarietà Emilia Romagna, Legacoop Sociali Emilia-Romagna e AGCI Solidarietà Emilia-Romagna. Un momento in cui le cooperative sociali di inserimento lavorativo dell’Emilia-Romagna hanno deciso di dare voce a chi ogni giorno lavora per restituire dignità e futuro alle persone svantaggiate, più fragili e vulnerabili.

 

“È arrivato il momento che istituzioni, rappresentanti politici, categorie economiche e parti sociali dimostrino più attenzione e rispetto verso queste imprese che rappresentano il cuore dell’economia inclusiva della nostra regione”. È stato questo l’appello lanciato dalle organizzazioni regionali nel corso del convegno, che ha visto la partecipazione di numerosi ospiti, tra cui l’attivista per i diritti umani Iacopo Melio (in collegamento), lo scultore non vedente Felice Tagliaferri, l’assessore regionale Paola Gazzolo e l’assessore del Comune di Bologna Marco Lombardo.

Il ruolo delle cooperative sociali di inserimento lavorativo (di tipo B), che secondo la legge 381/1991 devono contemplare almeno il 30% di lavoratori svantaggiati, è stato il tema affrontato al centro dei lavori. Partendo  dal certificato dall’ultimo rapporto di Unioncamere Emilia-Romagna e da una ricerca di AICCON,  gli organizzatori hanno dimostrato, ancora una volta, l’importante beneficio economico per la società che portano le imprese sociali. Un presidio di inclusione sociale e democrazia economica imprescindibile per il welfare della nostra regione. Parliamo di : 6.000 lavoratori senza svantaggi, a cui si aggiungono 5.300 svantaggiati di cui 3.800 assunti con il contratto di lavoro delle cooperative sociali e altri 1.500 tramite tirocini. In questo modo, le cooperative sociali,  generano un doppio valore per la comunità: da un lato aiutano e valorizzano le persone con disabilità e svantaggi di ogni tipo, offrendogli una possibilità di riscatto e di espressione delle proprie abilità, dall’altro evitano alla Pubblica amministrazione i costi di assistenza di queste persone, generando così un beneficio economico per la collettività. Disabili fisici e psichici, persone con dipendenze patologiche, pazienti psichiatrici, persone in condizioni di fragilità, detenuti e altre categorie di svantaggio che lavorano in settori di intervento come  la pulizia, la manutenzione del verde,  l’igiene ambientale, gli assemblaggi, la gestione di strutture ricettive, i trasporti, e anche tipografie, custodia dei parcheggi, biblioteche ecc.

 

“Le cooperative sociali sono imprese vere ed efficienti che hanno accettato la sfida di misurarsi sempre di più con il mercato privato – concludono Confcooperative Federsolidarietà, Legacoop Sociali e Agci Solidarietà -. Questo è solo il primo passo di un percorso unitario per dare voce a chi, ogni giorno, lavora nelle cooperative sociali di tipo B, restituendo dignità e futuro a  chi rischia di rimanere fuori dall’inclusione.”

 

L’evento bolognese è stata anche l’occasione per avviare un nuovo percorso per la cooperazione sociale di inserimento lavorativo emiliano-romagnola, che ha deciso di raccontare il “buon lavoro” che la caratterizza facendolo conoscere a tutti, dagli stakeholder istituzionali fino ai cittadini. Un’azione propositiva che ha già visto la nascita della pagina Facebook Cooperative Sociali di Tipo B Emilia-Romagna per farne, una piattaforma unitaria dove raccontare il ruolo interpretato da questa forma di impresa capace di sviluppare inclusione sociale e democrazia economica, sostenendo le persone nel superare le proprie difficoltà. La cooperazione sociale di inserimento lavorativo riveste infatti un ruolo centrale in Emilia-Romagna collocandosi come protagonista di un modello economico improntato all’inclusione, all’accessibilità e alla sostenibilità.

“L’incontro di  Bologna, dove era presente anche La Formica, che ha portato  l’esperienza personale di alcuni dei suoi lavoratori – precisa Pietro Borghini, presiede de La Formica –  in realtà era un tappa di un percorso più lungo delineato da Confcooperative Federsolidarietà.  Nel mese di ottobre infatti, che era dedicato alla  cooperazione sociale di inserimento lavorativo,  ogni regione ha organizzato un evento su questo tema, un confronto che poi si è concluso a Roma in un appuntamento finale.  E’ stata un’esperienza molto significativa perché siamo partiti dai racconti personali e a parlare sono stati prima di tutto loro, le persone che, da una condizione di svantaggio sociale hanno saputo cogliere la seconda possibilità offerta dalle cooperative sociali e sono ripartite dal lavoro, dal  buon lavoro delle nostre imprese sociali. La Cooperazione sociale è un esperienza positiva, che forse qua da noi in Emilia Romagna è un po più diffusa, ma che ormai è un fatto assodato, fa bene a tutta la società, non solo per il risparmio di cui si parla sempre, ma soprattutto per  l’equilibrio che si riesce a coniugare, come dice il Prof Zamagni, tra un agire economico ed un agire etico.  Il punto chiave che spiega questa sinergie è che le vere cooperative sociali si occupano delle persone e del benessere della collettività.”

Emiliano  Violante

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