venerdì 13 dicembre 2019
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il caso

Lupo seviziato e appeso alla pensilina, i tre imputati patteggiano

In foto: la carcassa ritrovata
di Redazione   
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mer 20 nov 2019 17:32 ~ ultimo agg. 21 nov 14:21
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Prima lo avevano avvelenato, poi massacrato a colpi di bastone e infilzato con un forcone, infine appeso ad una pensilina dell’autobus nella frazione di Ospedaletto di Coriano il 4 novembre 2017. Questa mattina si è svolta al tribunale di Rimini l’udienza preliminare nel corso della quale i tre imputati – un 83enne titolare di una azienda agricola di Coriano, il figlio 49enne e un 43enne dipendente dell’azienda – hanno patteggiato rispettivamente ad un anno e sei mesi, un anno, e nove mesi di reclusione, usufruendo della sospensione condizionale, per i reati a vario titolo di uccisione di animali, furto venatorio e macellazione abusiva. 

A seguito del ritrovamento della carcassa, grazie alle ampie e accurate indagini dei carabinieri Forestali di Rimini, con il supporto del Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale Agroalimentare e Forestale (NIPAAF), e alle relative evidenze di laboratorio, gli inquirenti avevano individuato le tre persone oggi condannate. Tra i reati contestati, oltre all’uccisione di animali, anche il furto venatorio aggravato, l’uccisione di specie protetta e, non ultimi, anche la macellazione abusiva, il maltrattamento degli ovini allevati perché uccisi senza preventivo stordimento e l’abbandono di rifiuti speciali, come pelli, carcasse, interiora.

La Lav, che si era costituita parte civile insieme ad altre otto associazioni animaliste, ha accolto l’esito dell’udienza con parziale soddisfazione: “Infatti – dichiara Massimo Vitturi della Lav – se da un lato la richiesta di patteggiamento conferma le responsabilità degli imputati, dall’altro l’entità delle pene risulta minima, specie per reati di questa gravità, anche alla luce della necessità di dare un messaggio deciso, contro ogni possibile emulazione. Dopo aver sventato molteplici tentativi di legalizzare le uccisioni dei lupi, oggi più che mai è necessario non abbassare la guardia su atti come questo, che configurano fatti gravissimi e, cosa ancor più preoccupante, non isolati. I lupi – conclude Vitturi – rappresentano per Legge un patrimonio dello Stato, cioè di tutti i cittadini, e atti di bracconaggio di questo tipo rientrano a pieno titolo nel concetto di criminalità ambientale”. 

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