lunedì 18 novembre 2019
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Rimini per il Rojava

In foto: Immagine di Zero Calcare
di Stefano Rossini   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
gio 10 ott 2019 17:35 ~ ultimo agg. 15 ott 09:44
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Quando l’Isis premeva alle frontiere della Turchia, le combattenti e i combattenti curdi erano gli eroi che difendevano l’occidente. In quella striscia di terra contesa, ai confini del regime destabilizzato di Assad, nasceva il Rojava, un esperimento democratico inedito per il medio oriente.

L’autonomia democratica di Rojava, vedeva la luce il 19 luglio 2012, all’indomani della rivoluzione Siriana, con l’obiettivo di lasciare vivere le persone assieme, in un unico paese, liberamente. A Kobane, Afrin e Cizire, ad esempio, città a maggioranza curda, hanno vissuto assieme anche arabi e altre etnie, con tante minoranze religiose presenti.

E soprattutto, come hanno dimostrato anche sul campo di battaglia, le donne hanno avuto un ruolo molto importante.

Ora che l’Isis – diciamo così – è stato sconfitto, e che la Turchia reclama il suo ruolo di partner economico per l’occidente e anche di muro per fermare le invasioni migranti nell’area balcanica, il Rojava, il Kurdistan siriano, torna ad essere un bene di scambio sullo scacchiere internazionale.

Ci sorprendiamo? L’occidente ha sempre fatto e continua a fare RealPolitik, e questo è solo un altro gioco fatto sulla pelle dei curdi (come accadde alla fine della prima guerra del golfo, quando furono abbandonati nelle mani di Saddam Hussein).

Nonostante tutto il realismo di questo mondo la scelta di Trump di ritirare le truppe dall’area, e quella dell’Europa di voltarsi, come sempre, dall’altra parte, è una scelta meschina, che avvilisce la speranza che la politica possa davvero costruire un futuro migliore.

Come per l’ambiente, tenuto in bocca nei comizi, ma sputato alla prima occasione, quando la realpolitik non se ne occupa, le azioni devono partire dal basso. Rimini, ha sempre seguito con attenzione le vicende del Rojava, e ha cercato più volte di aiutare con l’invio di materiale, e l’organizzazione di eventi di sensibilizzazione.

E ora, subito si riparte.

Il 12 ottobre sarà la giornata mondiale di mobilitazione e azione contro l’occupazione turca e la pulizia etnica dei curdi nella Siria settentrionale e orientale.

A Rimini l’appuntamento sarà alle 11.30 davanti alla prefettura di via IV Novembre (organizzato da: Ass. No Borders, Casa Madiba Network, Coordinamento Democrazia Costituzionale, Federconsumatori Rimini, Grotta Rossa, Libertà e Giustizia Rimini, Manifesto contro l’odio e l’ignoranza, Non una di meno Rimini, Pacha Mama Rimini, Rimini Umana, Vite in Transito).

Evento su facebook: https://www.facebook.com/events/2377454082582495/

Per chi non può esserci: sono tanti i modi con cui possiamo sostenere il Rojava (http://internationalistcommune.com/support-the-commune/)

Nell’ormai lontano 2014, sempre a Casa Madiba, ebbi l’occasione di intervistare Ylmaz Orkan,  membro del congresso nazionale del Kurdistan e portavoce dell’associazione Uiki – Ufficio d’informazione del Kurdistan in Italia.

Nel video faceva un appello alle forze occidentali per sostenere i combattenti curdi che si opponevano all’avanzata dell’Isis, affermando che anche con poco sostegno, la guerra sarebbe stata vinta.

La profezia si rivelò giusta.

Ora il Rojava ha di nuovo bisogno che il mondo si accorga della sua esistenza, e che si metta in gioco per difenderlo e preservarlo.

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