lunedì 18 novembre 2019
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Una situazione che preoccupa

Criminalità a Rimini. Le riflessioni di Cgil e Libera

In foto: gli arresti nell'operazione Hammer (Newsrimini.it)
di Andrea Polazzi   
Tempo di lettura lettura: 5 minuti
ven 18 ott 2019 16:19
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Prima l’operazione Hammer che ha riacceso i riflettori sulla criminalità organizzata nel riminese, poi l’operazione Tricky Tron che ha portato alla luce un’evasione milionaria. In mezzo la consueta classifica sulla criminalità che vede la provincia di Rimini seconda in Italia per reati denunciati ogni 100mila abitanti. Ce n’è abbastanza per aprire una seria riflessione. Ed è quello che Cgil e Libera hanno intenzione di fare. Il sindacato ha chiesto al Prefetto di entrare a far parte del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica in specifico per discutere dello stato delle strutture alberghiere e di essere coinvolto nel rinnovo del Protocollo di Intesa per la legalità e lo sviluppo del settore ricettivo.

Libera invece ha chiesto un incontro alle istituzioni e al Prefetto ed ha organizzato un’assemblea pubblica per lunedì 28 ottobre alle 18 presso la sala del Buonarrivo in Corso D’Augusto. Invitate le associazioni che si occupano di mafie, le associazioni di impresa ed i sindacati ma anche i semplici cittadini.

La nota della Cgil

Analisi della realtà e non polemiche strumentali
La premessa è d’obbligo: non ci interessano le polemiche strumentali, né riteniamo che siano possibili facili soluzioni. Continuiamo però ad interrogarci su ciò che accade nel territorio della provincia di Rimini che vede inscindibilmente legati andamenti economici, legalità o illegalità a seconda del punto di vista, tenuta sociale, senso civico, credibilità delle Istituzioni, governo della Cosa pubblica, cultura dell’impresa e del lavoro, ruolo svolto dai soggetti intermedi.
La cronaca dell’ultima settimana ci preoccupa. Indagini dai nomi a noi oscuri, come operazione Hammer o Tricky Tron, hanno portato alla luce attività criminose che coinvolgono la provincia di Rimini e che vanno dalle frodi milionarie tramite l’emissione di fatture false, al riciclaggio di denaro sporco, alla presenza di clan camorristici. Passa da qui anche un traffico internazionale di stupefacenti. Inchieste clamorose ed inquietanti che si intrecciano con altri fatti di cronaca locale come ad esempio la scoperta dell’albergo trasformato senza alcuna licenza in casa di riposo per anziani.
Se non bastasse è stata anche pubblicata la classifica dei reati redatta dal Sole 24 ore che pone Rimini al secondo posto negativo su 106 Comuni d’Italia.

Quanto è grave questa situazione?
La Prefetto, il Presidente della Provincia, il Sindaco del Comune capoluogo rassicurano i cittadini dicendo che questo territorio ha gli anticorpi per resistere all’assalto della criminalità organizzata e che le statistiche non tengono conto dell’anomalia determinata dalla grossa presenza di turisti che alterano il rapporto tra denunce e popolazione.
Ma cosa si intende per anticorpi? Il sistema economico territoriale, principalmente basato sull’attività turistica, proprio in questo settore e fin dalle origini, ha fondato il suo sviluppo sulla mancanza di vincoli e sullo sfruttamento delle risorse sia umane che territoriali e ambientali. Un’imprenditoria molto dinamica e creativa se si vuole, ma certo poco incline al rispetto delle regole.

Qualcosa di positivo
Dopo anni di lotte per i diritti qualcosa è cambiato se non altro nella consapevolezza da parte delle imprese più “virtuose” del fatto che una competizione che non si basa sulla qualità dell’offerta e sul rispetto dei contratti di lavoro, crea un dumping che penalizza chi sta alle regole. In questa prospettiva va il Regolamento antievasione del Comune di Rimini e l’attenzione destinata al lavoro che l’Amministrazione Comunale ha recepito accogliendo la richiesta della Cgil.
Siccome questi non sono problemi esclusivi del Comune capoluogo anche i restanti 24 Comuni dovrebbero fare altrettanto.

La necessaria prevenzione
Però le criticità che continuamente denunciamo soprattutto in materia di lavoro permangono. Lavoro nero, evasione contributiva e fiscale, gestione irregolare degli appalti non costituiscono di per sé l’espressione di una malavita organizzata, ma un sistema che se produce tanta ricchezza da una parte, dall’altra diventa terreno fertile per il radicamento mafioso. Riciclaggio, gioco d’azzardo, droga, prostituzione, generano affari fiorenti e un sottobosco criminoso di cui riusciamo a cogliere i contorni solamente grazie all’intervento delle Forze dell’ordine.

L’attività repressiva però non è sufficiente se non accompagnata dalla prevenzione. La lotta alle mafie e per la legalità, nel nostro territorio come nel resto del Paese, passa necessariamente attraverso un insieme di azioni che richiedono una forte regia condivisa.
E’ indispensabile perciò l’avvio di una stagione che veda tutti gli attori istituzionali e sociali condividere una strategia contro il radicamento della criminalità organizzata a partire dalla diffusione della cultura della legalità nel lavoro e nel fare impresa, per una gestione partecipata dei beni sequestrati e confiscati, facendo rete contro le estorsioni nell’economia, educando le nuove generazioni alla legalità. Inoltre, occorre dare il giusto spazio ai corpi intermedi (tutti, anche quelli che rappresentano il lavoro) che insieme alle Istituzioni possano definire il contesto per una cittadinanza consapevole.

Dalle parole ai fatti
Abbiamo chiesto alla Prefetto di entrare a far parte, come Sindacato, del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica in specifico per discutere dello stato delle strutture alberghiere. Abbiamo chiesto, e siamo in attesa di risposta, di essere coinvolti nel rinnovo del Protocollo di Intesa per la legalità e lo sviluppo del settore ricettivo alberghiero. Chiederemo l’apertura del tavolo permanente sulle aziende sequestrate e confiscate.

E’ chiaro che non è sufficiente enunciare la presenza di anticorpi per vederne la materializzazione, dalle parole bisogna passare ai fatti!

La nota di Libera

A Rimini non ci sono bastati l’indagine Titano, l’operazione Mirror, il processo Black Monkey. Forse non è stato sufficiente neanche il Processo Aemilia, il più grande processo di mafia degli ultimi anni che ha tolto il velo sulla presenza della ‘ndrangheta nella nostra regione che si è concluso con 125 condanne, 1200 anni di carcere inflitti in totale. Ancora qualcuno cerca di minimizzare la presenza e l’azione della criminalità organizzata in Emilia Romagna e nella nostra provincia.
Speriamo che oggi sia l’operazione Hammer, conclusasi in questi giorni con l’esecuzione di dieci misure cautelari per associazione a delinquere di stampo mafioso a ricordarci che si, a Rimini c’è la mafia.
Le associazioni antimafia e gli studiosi lo ripetono da un decennio: le mafie in riviera non sono “solo” infiltrate. Sono radicate.

Noi di Libera Contro le Mafie, rete di associazioni, cooperative sociali, movimenti e gruppi, scuole, sindacati, diocesi e parrocchie, gruppi scout, siamo da 25 anni coinvolti in un impegno non solo “contro” le mafie, la corruzione, i fenomeni di criminalità e chi li alimenta, ma profondamente “per”: per la giustizia sociale, per la ricerca di verità, per la tutela dei diritti, per una politica trasparente, per una legalità democratica. Per questo anche qui in Riviera non ci perdiamo d’animo e continuiamo a ribadire che la mafia c’è e dobbiamo affrontarla. Con un lavoro continuo, coerente, costante negli anni che fa cronaca ma non fa notizia. Incontriamo migliaia di studenti ogni anno, teniamo laboratori in parrocchie, università, carceri. Organizziamo campi antimafia, eventi, corsi di formazione per docenti e cittadini. Abbiamo portato in piazza Cavour oltre 7 mila persone per la giornata nazionale della memoria e dell’impegno per le vittime innocenti delle mafie, con un lavoro che ha coinvolto tutte le componenti della società civile. Proviamo ad esserci e a fare. Dalla Valconca alla Valmarecchia. Perché siamo volontari, ma siamo, prima di tutto cittadini. Perché siamo lo Stato.
Teniamo periodicamente anche piccoli banchetti in cui vendiamo prodotti provenienti dai beni confiscati alle mafie. Beni che esisto anche sul nostro territorio- sono più di 20, ma che in pochi conoscono.

In questi giorni l’indagine del “ Sole 24 Ore” sull’indice della criminalità vede Rimini al 2° posto per numero di reati, se questo può essere considerato da molti come una propensione alla denuncia da parte dei cittadini di eventi criminosi , è anche indice che la criminalità è attratta dall’economia riminese e dalla possibilità di reinvestire, nel traffico di droga e  nel gioco d’azzardo ,ma anche in attività commerciali turistiche e imprenditoriali, riuscendo così a ripulire capitali illeciti. Certo, i recenti successi nello sgominare alcuni clan camorristici ci rassicurano sull’efficacia delle forze dell’ordine e sull’ efficienza delle indagini ma dall’altro ci spingono ad una necessaria riflessione che vogliamo e dobbiamo tramutare in azione.

Non resteremo fermi neanche ora, e vogliamo continuare a costruire “il Noi che vince”. Per questo abbiamo indetto un’assemblea pubblica lunedì 28 ottobre alle ore 18.00 presso la sala del Buonarrivo in Corso D’Augusto 231 a Rimini, alla quale inviamo tutte le associazioni che si occupano di mafie, le associazioni di impresa ed i sindacati, i cittadini, per trovare insieme, ognuno per la sua parte sinergie di contrasto alla criminalità organizzata e di diffusione della cultura della legalità. Abbiamo inviato contemporaneamente una lettera di richiesta di incontro al Prefetto di Rimini ed alle altre Istituzioni per confermare il nostro impegno proprio nei confronti di tutti coloro che abitano ed agiscono nel territorio riminese. Ci auguriamo di trovarci tutti dalla stessa parte, a ribadire, come diceva Peppino Impastato, che la mafia e un montagna di merda, ma soprattutto che anche se non abbiamo mai avuto anticorpi, ci possiamo ancora curare.

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