sabato 14 dicembre 2019
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In memoria di Bafode

Centro via De Warthema, non un dormitorio, ma un progetto di accoglienza

di Stefano Rossini   
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ven 25 ott 2019 16:44 ~ ultimo agg. 29 ott 09:20
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C’era un platea trasversale, questa mattina, a Casa Don Andrea Gallo, in via De Warthema, a Rimini, per l’inaugurazione del centro a bassa soglia. Un nome farraginoso per definire la struttura che dal 2015 accoglie persone in difficoltà, e ora completamente rinnovata grazie ad un progetto di investimento triennale in grado di dare una risposta notturna e diurna fino a 40 persone senza fissa dimora.

“Non un intervento spot, ma un progetto di comunità inserito in una visione di città aperta e solidale”. Così il Sindaco Andrea Gnassi, e la Vicesindaco Gloria Lisi, al taglio del nastro di questa mattina.

Un presentazione che è stata l’occasione per ribadire la visione convergente, anche se spesso conflittuale, delle realtà che hanno contribuito a questa realizzazione, ma soprattutto che è stata l’occasione per ribadire la necessità di cambiare la prospettiva. Perché, come ha ribadito il sindaco, servono sinergie per dare ancora più sostegno e corpo a questi progetti. Sinergie che coinvolgano l’amministrazione, le associazioni ma anche i privati e i singoli cittadini, perché i senza tetto, i poveri – come ha giustamente sottolineato Gloria Lisi – non vanno considerati un problema di cui si devono occupare volontari e associazioni: la povertà deve essere un tema affrontato da tutta la comunità.

Secondo l’ultimo Rapporto sulle povertà della Caritas di Rimini, sono circa 2.500 le famiglie in povertà nei 25 Comuni della provincia di Rimini. Uno scenario che, per quanto riguarda il Comune di Rimini, viene affrontato con diversi servizi, strutture e risorse programmate dal piano per le povertà e i piani sociali di distretto. Ultimo arrivato, in ordine di tempo,è proprio  il nuovo centro a bassa soglia realizzato  nelle strutture della ex stamperia ed anagrafe comunale di via De Warthema, la cui gestione è stata affidata, tramite istruttoria pubblica, all’associazione di volontariato Rumori sinistri,  fino al 31 dicembre 2021. Il centro si aggiunge ai due centri già presenti alla Capanna di Betlemme e alla Caritas.

Durante l’inaugurazione, Manila Ricci e Moriba hanno voluto ricordare Bafode Camara, ex ospite di Casa Don Andrea Gallo, morto nel 2018 durante un incidente sul lavoro nel foggiano.

Il progetto di via De Warthema

Il Centro di accoglienza a bassa soglia è stato realizzato in co – progettazione con soggetti del terzo settore, tenendo conto delle “Linee di indirizzo per il contrasto alla grave emarginazione adulta in Italia”. A Rimini in questi ultimi anni, a ridosso del centro storico, si è sviluppata un’esperienza unica di accoglienza degna delle persone senza fissa dimora, Casa Don Andrea Gallo per l’autonomia (128 le persone accolte dal 24 dicembre 2015 al 31 dicembre 2018, 284 quelle incontrate per un colloquio o attività di primo contatto). L’amministrazione comunale ha riconosciuto questa progettualità che sovverte l’idea dei dormitori come risposta ai bisogni abitativi delle persone senza fissa dimora e ha già in parte materializzato quelle che sono molte delle azioni suggerite nelle Linee di indirizzo ministeriali per il contrasto della grave emarginazione adulta in Italia. Il progetto è è finanziato nell’ambito del Piano regionale povertà per gli interventi e servizi a favore delle persone in condizione di povertà estrema e senza dimora, per gli anni 2019 – 2020 – 2121.

Lo spazio dedicato all’Accoglienza

Lo spazio destinato al progetto di accoglienza è composto da una cucina (con anticamera e bagno), un salone ampio per lo spazio diurno, due camere per gli ospiti della struttura (donne e uomini), un ufficio/camera operatore con un bagno, un Guardaroba solidale, bagni e servizi doccia differenziati per le donne e per gli uomini, ripostigli.

Le dimensioni della struttura consentono di accogliere un numero fisso di 35/37 persone (fino un max di 40 in particolari condizioni), al fine di garantire non solo uno spazio per il letto, ma la mobilità al suo interno e per creare uno spazio vitale fra persone non appartenenti al medesimo nucleo familiare oltre a garantire un minimo di intimità e privacy alle persone

Obiettivo del progetto non sarà dunque solo quello di fornire un ricovero notturno, ma anche quello di promuovere l’inclusione sociale attraverso progetti complementari; l’attivazione di relazioni tra gli altri spazi e le altre associazioni del quartiere e dell’intero territorio riminese; l’offerta di attività sociali, culturali e sportive a cui dedicarsi per una propria crescita personale e un miglioramento complessivo della condizione di vita verso la piena dignità personale.

Gestione del Centro di prima accoglienza per senza fissa dimora

Accoglienza notturna

Le strutture di accoglienza notturna sono tra i servizi per persone senza dimora i più richiesti e allo stesso tempo i meno diffusi come dimostrano i dati Istat secondo i quali meno della metà delle persone che vivono in strada riesce a trovare accoglienza per la notte nel momento in cui la cerca.

Risulta evidente come la risposta emergenziale del dormitorio, così come il servizio mensa o docce slegato da un progetto di inclusione e vita degna, protratta nel lungo periodo sia predittiva di una regressione del livello di “capacitazioni” e di “funzionamenti” della persona e come progressivamente la inducano a rinunciare ad un percorso progettuale di uscita dalla propria condizione di senza dimora e autonomia.

Per questo l’obiettivo del centro a bassa soglia è radicalmente diversa, ovvero quella di garantire a tutte le persone accolte, una sistemazione alloggiativa stabile e non istituzionalizzante, attraverso un’accoglienza iniziale di tre mesi, tempo necessario per poi sviluppare un progetto individualizzato in cui la durata dell’accoglienza è una variabile ed è legata alla persona. Tra le principali attività:

– Accoglienza notturna di 37 persone all’interno della casa: per situazioni di emergenza legate a particolari condizioni climatiche si aggiungerebbero 3 posti in un’area dedicata. I tre mesi iniziali di accoglienza, osservazione ed inclusione serviranno alla costruzione di un progetto individualizzato.

– Servizio di colazione e pasti per gli/le abitanti della struttura: un momento importante e di condivisione attraverso un’organizzazione programmata con turni di attivazione degli/delle abitanti.

– Servizio di pulizia degli spazi e della propria postazione personale: organizzato anche questo dagli abitanti

– Servizio docce ed igiene personale (spazi RISERVATI solo agli/alle abitanti della struttura).

Attività diurna

Le attività principali e gli interventi di cura dello spazio diurno sono obbligatorie per tutti gli abitanti (pulizie interno ed esterno dello spazio, preparazione colazione e pasti). Altre attività integrative come i corsi di cucina, l’orto sociale, la formazione sono a partecipazione volontaria e vengono indirizzate alla persona in chiave propedeutica e preliminare alla strutturazione di un percorso di aiuto di più lungo periodo, solo dopo i primi tre mesi di accoglienza e dopo una attenta osservazione e lettura dei bisogni.

Durante il tempo di permanenza nella struttura le persone saranno supportate, mediante l’attivazione di alcuni interventi quali:

·         percorsi di inclusione sociale e di capacitazione individuale e di gruppo

·         accoglienza e accompagnamento all’uso della struttura fornendo indicazioni sulle regole di convivenza, sulle possibilità di essere parte attiva al funzionamento del progetto stesso e promuovendo ogni iniziativa che può essere utile al consolidamento delle relazioni interne;

·         promozione delle relazioni esterne alla struttura in collaborazione con i servizi territoriali;

·         promozione delle relazioni esterne alla struttura che tengano conto del contesto di quartiere nella quale è inserito;

·         sostegno in percorsi di crescita individuali attraverso l’ascolto, l’informazione, l’orientamento e l’accompagnamento ai servizi già strutturati;

Sono previsti monitoraggi per la verifica dello stato di avanzamento del progetto e la verifica del raggiungimento dei risultati attesi.

Le attività dello spazio diurno saranno così articolate:

– attivazione percorsi di inclusione sociale e di capacitazione individuale e di gruppo;

– coinvolgimento degli e delle abitanti nelle piccole attività quotidiane per la gestione del centro con il supporto delle operatrici e di volontari;

– équipes che operano sulla grave marginalità e sull’abitare.

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