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di Redazione   
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mar 27 ago 2019 09:39 ~ ultimo agg. 2 set 16:04
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“Sono sempre i sogni a dare forma al modo”. E’ intitolato così, con questa ambizione straordinariamente vera, il primo capitolo del Bilancio Sociale relativo all’anno 2018, che La Formica ha presentato in questi giorni. Un volumetto concreto, che sintetizza in 38 pagine la struttura, i numeri, gli obiettivi e gli ideali di una cooperativa che, ispirandosi alla frase del prof. Stefano Zamagni, cerca di ‘coniugare l’efficacia, l’equità e la reciprocità in un’unica espressione utile a vincere la sfide del futuro’.

Una pubblicazione che non rappresenta solo un’incombenza, redatta in ottemperanza agli obblighi sanciti dal decreto legislativo n. 112 del 2017, ma che vuole descrivere qualcosa di molto sentito dai cooperatori, che intendono raccontare, con numeri e parole, la serietà e la genuinità di un’impresa sociale impegnata da oltre vent’anni nel territorio riminese. Un documento che riprende le linee guida, gli indicatori e gli standards, del GRI (Global Reporting Initiative), in vigore dal 1 luglio 2018, l’organizzazione indipendente, nata a Boston nel 1997, supportata da governi ed organizzazioni private, per permettere la comprensione e la comunicazione del proprio impatto sul mondo. Un obiettivo realizzabile attraverso un modello di “triple bottom line”, ovvero l’impatto economico, ambientale e sociale, con indicatori in continuo aggiornamento che sono emessi dall’organizzazione con il fine di misurare la performance sostenibile delle realtà economiche di qualsiasi dimensione, settore e paese del mondo.

Inizia con la descrizione della mission, la vision e la storia della cooperativa, questa nuova edizione del Bilancio Sociale della cooperativa riminese, che persegue l’obiettivo dell’inserimento lavorativo delle persone svantaggiate, attraverso la gestione di servizi, prevalentemente nel settore dell’igiene ambientale. Un’introduzione che si apre ad un curato storytelling, in cui sono gli stessi soci a raccontare la loro impresa sociale: com’è nata, com’è cresciuta e come è diventata una delle realtà sociali più importanti del territorio.

“Siamo cresciuti tanto – racconta il Socio lavoratore Sergio Bruno – da quando sono in cooperativa, sono entrate tante persone diverse, tanti operatori anche di altri paesi. Mi piace tantissimo quando il presidente ci ricorda che il risultato dell’andamento aziendale e dei bilanci, è merito di tutti noi. Sono le prime parole che pronuncia ad ogni assemblea che facciamo.”

“Sì, la cooperativa in questi anni ha fatto sicuramente un cammino di crescita lavorativa importante – sottolinea Carlo Mussoni responsabile dell’Officina – ma credo sia cresciuta anche come realtà di cooperazione sociale. Dietro c’è un lavoro piuttosto importante per portare avanti questa realtà.”

“La cooperativa ha una missione importante – ribadisce Sabrina Marchetti – che è quella degli inserimenti lavorativi di persone svantaggiate. Ovviamente questa è la missione principale che ha unito i ragazzi usciti dal servizio civile e gli obiettori di coscienza, che si sono impegnati in questa direzione. Quando entrai in questa cooperativa, il mio accesso è stato determinato dalla mia appartenenza alle categorie protette, pertanto nelle cooperative sociali è più semplice trovare un lavoro. Una modalità d’ingresso che negli ultimi anni si è modificata, poiché la crisi lavorativa e la crisi della nostra società, ha portato persone anche con delle formazioni ed esperienze lavorative di alto profilo a fare un lavoro più umile.”

“Io sono socio e faccio parte del consiglio di amministrazione – ci tiene a precisa Francesco Gatta – sono entrato perché ero curioso di sapere cosa si dicevano: essendo la direzione separata dall’operativo. Desideravo capire meglio il sistema dall’interno. Devo dire che già nella prima riunione del C.d.A., mi sono reso conto che è una cosa totalmente diversa da quella che mi aspettavo. Pensavo che li avrei solo ascoltati, che fosse tutto già deciso. E invece non è così, mi sono ricreduto. Sono diventato socio dopo un percorso di quattro anni, e non per il ristorno a fine anno, perché tanto se non ci credi è inutile che lo fai. Per sentirmi più responsabile e parte di una comunità. Posso dire che è davvero una bella avventura!”

Sono riportate anche alcune storie personali come quella di Viktor, un ragazzone ucraino di 36 anni, che ha fatto della guida professionale il suo mestiere. Dopo tante vicissitudini è emigrato in Italia e si è inserito bene nella cooperativa. Ora si sente a casa, ha molti amici italiani che conoscono la sua storia, con cui si confida e si diverte. Sente i figli parlare con l’accento romagnolo, ripensa ai momenti difficili e alle discriminazioni subite come immigrato. “Solo la conoscenza personale – ribadisce – può buttare giù il muro del pregiudizio”. Adesso lo sa anche lui: nella cooperazione sociale è possibile trovare un lavoro dignitoso in cui le persone sono rispettate per quello che sono. “Anche se non sei italiano, anche se sei stato clandestino, anche se raccogli l’immondizia e parli con un accento diverso.”

E’ un Bilancio sociale denso di cooperazione vissuta, dove si intrecciano pensieri e racconti personali dei lavoratori, ma anche dove si susseguono paragrafi che riassumono i numeri principali della cooperativa. Viene descritta ad esempio l’evoluzione nel tempo della composizione del Consiglio d’Amministrazione, che dal 6 maggio 1996 è passata dai 5 membri fondatori della cooperativa, agli attuali 10, di cui 1 fondatore, 4 operatori dei servizi, 4 impiegati negli uffici e 2 soci esterni. L’organigramma, il comitato esecutivo, la rete di stakeholder e partner sociali che rappresentano il vero sistema di inclusione sociale e ne garantisce il sano funzionamento sul territorio.

La media dei dipendenti presenti nel 2018 è stata di 121 persone di cui il 52% appartenente alle categorie protette. Si tratta di una percentuale ben al di sopra di quella prevista dalla legge 381, perché la cooperativa in questi anni ha strutturato una efficace collaborazione con gli enti pubblici sociali preposti alla certificazione delle persone che hanno difficoltà. Si tratta di un percorso che non è mai semplice. “Tutti gli operatori vengono seguiti e ascoltati con molta attenzione riguardo ai problemi: la necessità di un cambio di turno, la richiesta improvvisa di un permesso, un momento di stanchezza o di sbandamento, ecc.. I responsabili dei settori e la direzione sono i primi a venirne a conoscenza, consapevoli che proprio attraverso il successo dell’inserimento lavorativo si può iniziare a ricostruire la propria vita.”.

SerT (Servizi per le Tossicodipendenze); U.E.P.E (Ufficio Esecuzione Penale Esterna); AUSL (Azienda Unità Sanitaria Locale); CPI (Centro per l’Impiego): una collaborazione, quella con gli Enti invianti e le strutture presenti sul territorio, consolidata da molti anni, ma che non copre tutto il reale fabbisogno, in quanto il modello delle persone svantaggiate non si esaurisce solo nelle categorie previste dalla legge 381. La cooperativa in questo senso è impegnata anche con altri progetti come quello del Fondo per il Lavoro gestito dalla Caritas Diocesana, per provare ad aiutare anche chi, pur non essendo un soggetto svantaggiato certificato, vive comunque in uno stato di necessità.

Il Bilancio presenta anche alcuni schemi riepilogativi dei soci della cooperativa, che è composta da 69 soci di cui 11 donne, 2 cooperative, 19 svantaggiati, 3 collaboratori, 4 volontari e 15 stranieri. Altro aspetto messo in evidenza è quello della formazione, un ambito di crescita professionale in cui è stata riposta molta energia e dove, nel corso del 2018, sono state erogate 2.438 ore di formazione di cui 1.720 per i corsi svolti sul tema salute e sicurezza sul lavoro. Altre 718 ore sono state erogate per l’aggiornamento professionale specifico nei vari settori di attività, per attività di team building e di welfare aziendale.

Un capitolo specifico è stato dedicato al Sistema di Gestione della Qualità , attivo in cooperativa dal 2003 con la prima certificazione ISO 9001, che ha visto , con il passare degli anni l’arrivo anche degli altri due importanti riconoscimenti legati all’ambiente e alla sicurezza del lavoro. Oggi la cooperativa vanta una sistema di gestione integrato ISO 9001 – ISO 14000 e OHSAS 18001, che garantisce il rispetto delle norme e un atteggiamento da parte di tutti, orientato al miglioramento dell’organizzazione.

Nelle pagine finali vengono rappresentate delle infografiche sul fatturato in crescita dal 1996 e sul valore degli investimenti degli ultimi bilanci, a testimonianza di un’attenzione che la cooperativa ha sempre avuto per la crescita del benessere dei propri lavoratori e del territorio in cui opera. Si tratta di un atteggiamento che in questi anni ha concesso di chiudere in attivo non solo i bilanci economici ma anche quelli sociali, mettendo in evidenza il vero valore aggiunto dell’impresa.

La Formica infatti ha dimostrato, come del resto tutto il mondo della cooperazione sana, di essere un elemento anti-ciclico. La miglior risposta ai periodi di recessione, disoccupazione e instabilità economica, come la crisi finanziaria del 2008, che ha colpito l’intera economia mondiale ripercuotendosi fino ai nostri giorni, davanti alla quale le imprese sociali genuine, non solo hanno resistito, ma si sono dimostrate capaci di consolidarsi nel tempo e di reagire all’ambiente esterno.

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di Andrea Polazzi   
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