lunedì 16 settembre 2019
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di Redazione   
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ven 2 ago 2019 12:46 ~ ultimo agg. 19:52
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I risultati definitivi delle analisi effettuate da Arpae hanno confermato che anche i sette punti monitorati mercoledì 31 luglio hanno concentrazioni batteriche (escherichia coli e enterecocchi intestinali) entro i limiti di legge. Tornano dunque balneabili anche le acque di: Savignano sul Rubicone (Savignano); Rimini (Rivabella Turchetta); Misano Adriatico (Rio Agina, Porto Verde/Porto Canale 100m N); Riccione (Foce Marano 50m N, Porto Canale 100m N) e Cattolica (tra 1 e 2 scogliera). Con il risultato di queste analisi tornano dunque balneabili tutte le acque della costa emilia-romagnola.
Il sistema di monitoraggio delle acque di balneazione risponde rigorosamente alle norme – ricorda Arpae – e negli anni, oltre a salvaguardare le criticità attraverso i divieti temporanei di balneazione, ha consentito di classificare le acque di balneazione dell’Emilia-Romagna, 88 delle quali risultate di qualità “eccellente” su 97.

Si chiude così una settimana ad alta tensione sul tema della balneazione. Dove tra polemiche, dichiarazioni, accuse, semplificazioni e quant’altro, quanto è successo – già complesso di suo – merita forse di essere ripercorso.

La vicenda nasce dai forti rovesci che si sono abbattuti sul riminese tra sabato pomeriggio e domenica scorsi quando, nelle zone dove sono stati aperti gli scarichi a mare, sono scattati da prassi i divieti di balneazione: quelli temporanei di 18 ore previsti in caso di apertura degli sfioratori e che, sempre da normative e ordinanze, vanno comunicati in loco e online.

Lunedì mattina Arpae ha effettuato dei campionamenti programmati nelle acque di tutta la Romagna, campionamento che rientrano in un calendario stabilito ogni anno in primavera, quando ovviamente non è prevedibile quali siano le condizioni meteo-marine nei giorni prefissati.  E i rilievi sono stati effettuati proprio dove diversi dei divieti, scattati domenica, erano ancora attivi, in acque quindi ancora sotto l’effetto degli scarichi.

Martedì poi quando sono attivati i risultati del lunedì mattina (con i valori di escherichia ancora sopra i limiti), sono scattati i nuovi divieti, non più di tipo “temporaneo” . Non perché tra lunedì e martedì, giornate senza pioggia, fossero stati riaperti gli scarichi, ma perché in caso di risultati oltre i limiti si attiva automaticamente il divieto in attesa dei risultati delle controprove, effettuate martedì stesso.

La notizia dei divieti, pubblicata dalla stessa Arpae sempre a rigor di norma, ha intanto fatto subito il giro d’Italia. Già mercoledì i primi risultati delle controanalisi hanno escluso la permanenza di valori alti, ma per l’ufficialità, e quindi la rimozione dei divieti, occorreva aspettare giovedì, giornata in cui alla luce degli esiti sono stati revocati i divieti in 17 acque. Per le altre acque campionate mercoledì invece si è dovuto aspettare oggi.

In sostanza, ci sono stati giorni di divieto quando in realtà i valori erano nella norma, con conseguente irritazione di enti locali e operatori. Che auspicano buonsenso e modalità differenti. Non chiedono passi indietro sulla comunicazione dei divieti temporanei da apertura degli sfioratori: un problema, quello degli scarichi in mare, in parte risolto ma che ancora resta. Chiedono che i rilievi programmati possano essere rinviati se coincidono con un divieto ancora in corso. E che le controanalisi abbiano tempi più brevi per non dovere attendere 48 ore per ripristinare la balneazione.

Resta il giallo di Riccione, dove lo scorso fine settimana non risultavano aperture di scarichi in mare. E resta il problema mediatico. Quello che abbiamo cercato di spiegare in questi paragrafi, sicuramente non esaustivi, anche in buona fede difficilmente può essere reso in un titolo.

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