martedì 17 settembre 2019
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di Lucia Renati   
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lun 24 giu 2019 13:15 ~ ultimo agg. 17:27
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I Carabinieri di Siena, nell’ambito di un’indagine avviata nell’agosto dello scorso anno, sono riusciti a disarticolare un sodalizio criminale con base a Napoli, dedito a truffe ad anziani residenti nell’area Nord e Centro Italia. La banda si occupava anche di truffe ad attività commerciali, alle quali offrivano la vendita di pepite e lingotti d’oro, falsi.

La refurtiva parzialmente recuperata, costituita da gioielli e denaro, ammonta a circa 200.000 €.

Nel corso dell’operazione odierna, che ha visto l’impiego di oltre 100 militari dei Comandi Provinciali di Siena, Napoli, Milano, Brescia, Rimini e Pistoia, sono stati eseguiti in Napoli e Milano 11 dei 12 provvedimenti cautelari, emessi dal GIP del Tribunale del capoluogo senese. Perquisizioni sono state effettuate anche a Brescia, Rimini e Pistoia nei confronti di ulteriori indagati. I reati contestati dalla Procura della Repubblica di Siena nell’indagine coordinata dal Dott. Siro De Flammineis vanno dall’associazione per delinquere finalizzata alla truffa o all’estorsione, alla truffa aggravata, al favoreggiamento personale o reale e alla ricettazione.

In 8 casi, i Carabinieri di Siena hanno fornito indicazioni preventiva ai colleghi per fermare gli autori del reato, tratti in arresto in flagranza o semi flagranza di reato. E’ stato individuato anche un importante canale di ricettazione in un appartamento di Milano, zona Crescenzago. Sono state ricostruite le procedure e i metodi utilizzati per organizzare i colpi. Dalla “Centrale chiamante” di Napoli operavano i promotori ed organizzatori del gruppo criminale che si avvaleva di adepti destinati a recarsi nell’area scelta per i colpi programmati alla ricerca di anziani da ingannare.

La banda era dedita anche truffe ad attività commerciali, alle quali offrivano la vendita di pepite e lingotti d’oro, falsi. La prima piccola pepita esibita al “Compro oro” o al commerciante di preziosi risultava essere buona ma, una volta concordato il prezzo per la fornitura, venivano fornite partite di oggetti solo rivestiti d’oro, con una consistente quota interna in ferro o acciaio. Una parte di tali episodi sono anche avvenuti all’estero in Marocco e Tunisia. I militari operanti hanno facalizzato la loro attenzione su numerose schede telefoniche risultate utilizzate nei singoli episodi di truffa e intestate a cittadini pakistani. Sono stati ricostruiti oltre 50 episodi di truffa avvenuti in Siena, Perugia, Milano, Treviso, Gallarate, Domodossola, Bologna, Perugia, Torino, Treviso, Padova, Milano, Napoli, Tivoli (RM), Lugo di Romagna (RA).

Il modus operandi:

I telefonisti operanti da Napoli con schede telefoniche dalla vita brevissima, riuscivano a ingaggiare una vittima con la solita storia del falso incidente stradale, la truffa cominciava a prendere forma. Gli imbonitori, spacciandosi per Carabinieri o Avvocati, raccontavano che un prossimo congiunto dell’anziana donna era incorso in un grave sinistro, che magari aveva ucciso una persona, rischiando di andare in carcere e che occorreva provvedere a pagare un primo risarcimento dei danni per evitare il carcere. Ottenuta la disponibilità delle vittime, i malfattori inviavano il “trasfertista”, spacciato per avvocato, presso i domicili degli anziani ove recuperava denaro, gioielli e qualunque valore la poveretta tenesse in casa. Le vittime erano prevalentemente donne.

Il telefonista suggeriva alla vittima di chiamare il 112 per avere contezza dei fatti e fingeva di interrompere la conversazione. Alla chiamata successiva dell’anziana donna al numero di emergenza indicato, rispondeva lo stesso interlocutore iniziale o un suo complice, confermando le false storie precedentemente narrate e confermando così nella persona ingannata la convinzione di dover pagare quell’avvocato, che sarebbe passato a ritirare il denaro o i valori destinati al presunto risarcimento, pur parziale, dei gravi danni cagionati dal congiunto della vittima. I telefonisti erano così abili da riuscire a farsi dire il nome del figlio dall’anziana madre ed utilizzarlo per impressionarla maggiormente, ripetendolo con frequenza. Al trasfertista veniva pagato il viaggio di andata e ritorno da Napoli con treno e, raggiunta la meta, anche il taxi solo per l’andata.

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