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In foto: il tratto del Marecchia
di Redazione   
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dom 5 mag 2019 15:27 ~ ultimo agg. 15:39
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Il Coordinamento delle associazioni ambientaliste riminesi esprime le proprie perplessità sull’intervento previsto dal finanziamento regionale di 850.000 euro per il dissesto idrogeologico dell’alveo del Marecchia nella zona di Ponte Verucchio (vedi notizia). Una situazione, spiegano, che nasce da errori del passato e oggi con questo intervento pubblico, comunque non risolutivo, si rispondere a esigenze prevalentemente private. Il Coordinamento sollecita una rivalutazione complessiva della situazione e una reale attuazione del Contratto di Fiume. Le associazioni che sottoscrivono l’intervento sono ANPANA Rimini, dnA Rimini, Fare Ambiente, Fondazione Cetacea, Italia Nostra, Legambiente, L’Umana Dimora, WWF Rimini.

Il nodo idraulico tra la Briglia di prelievo di Ponte Verucchio e Ponte Santa Maria Maddalena risulta essere molto delicato per il Fiume Marecchia e mostra come le scelte del passato oggi lascino una situazione di criticità e degrado che hanno gravemente compromesso l’assetto idrologico e ambientale del territorio.

La realizzazione della Briglia di Ponto Verucchio oltre 30 anni fa, da parte del Consorzio di Bonifica, non ha fatto che aggravare una situazione già gravissima determinata dalle precedenti escavazioni in alveo degli anni 70/80. Il risultato di questo intervento è stato ed è: un accumulo di depositi solidi a monte, con alterazione del normale flusso delle acque in alveo; erosione progressiva della traversa di prelievo; accelerazione della dinamica idraulica a valle con progressiva incisione dell’alveo ed assottigliamento del materasso alluvionale; alterazione dell’equilibrio funzionale con inversione dei ruoli fiume/falda superficiale. Il primo, infatti, viene così ad assumere un ruolo drenante anziché alimentante della falda stessa, impedendo il deposito, distribuito in modo omogeneo, dei materiali più fini a valle.

In questa situazione geologica è stata autorizzata e realizzata recentissimamente una Centrale idroelettrica in destra del fiume a valle di Ponte Verucchio. la realizzazione della centralina di fatto interferisce con la naturale dinamica idraulica e con l’equilibrio del fiume, compromettendone ulteriormente la funzionalità

In una situazione di tale gravità e compromissione l’Amministrazione Regionale ha deliberato un contributo per un intervento di emergenza di consolidamento del punto di prelievo dato in concessione da sempre al Consorzio di Bonifica.

Alcune considerazioni riteniamo opportune:

Con questo intervento si fanno lavori con soldi pubblici, RER, per finalità private. Infatti lo scopo di questa infrastruttura è di prelevare acqua dal corso del fiume da cedere agli agricoltori, oltre a intervenire a tutelare la centralina idroelettrica privata collettivizzando invece i costi per la sua salvaguardia;

Questi interventi non nascono da una visione integrata del territorio e delle sue problematiche, affrontano in modo settoriale e parziale i problema perpetuandolo;

Un intervento che abbia una visione di vantaggio “pubblico” a favore di tutta la collettività dovrebbe integrare questo punto di prelievo con il riuso delle acqua del Depuratore di Santa Giustina. Inoltre deve prevedere un obbligo per gli agricoltori di utilizzare l’acqua di derivazione riversata nei canali consortili senza prelevare da falda come oggi avviene senza alcun controllo. Garantire il divieto del prelievo in fiume in violazione del Deflusso Minimo Vitale previsto per legge a salvaguardia della sopravvivenza della vita nel fiume e della fauna selvatica;

l’intervento previsto di sola riparazione della briglia consolida e perpetua lo squilibrio che la stessa produce nell’assetto idrogeologico del tratto di fiume a valle e per molti chilometri. Un intervento di questo tipo ha una durata di pochi anni, senza fare rientrare alcuna delle criticità che ha causato la briglia e che si dovrà ripetere entro breve nella medesima forma;

-la stabilità del ponte di Ponte Verucchio non è messo in crisi dall’erosione fluviale, essendo i piloni piantati direttamente nella roccia sottostante, ma dal “movimento” delle due sponde della valle che tendono ad avvicinarsi fra loro, (movimento visibile sulla ringhiera del ponte che si piega/accartoccia su se stessa lato Torriana);

si continuano a ignorare le pratiche necessarie che possono portare a soluzione tutte queste criticità, pratiche e metodi elaborati e proposti nel Contratto di Fiume che portano a soluzione definitiva, con un intervento complessivo su fiume e ponte a monte;

Riteniamo pertanto necessari e opportuno rivalutare complessivamente la situazione prospettata dall’investimento di 850 mila euro deliberato dalla Regione e chiedere alla medesima impegno fattivo nel sollecitare a iniziare a dare attuazione al Contratto di Fiume da essa fortemente voluto ma ora non adeguatamente supportato.

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