lunedì 17 giugno 2019
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In foto: La squadra di ANED SPORT
di Icaro Sport   
Tempo di lettura lettura: 4 minuti
lun 13 mag 2019 09:58 ~ ultimo agg. 12:10
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La decima edizione della Gran Fondo del Capitano sarà cassa di risonanza per l’inno alla vita e all’altruismo dei ciclisti dell’ANED SPORT, squadra nazionale formata da persone trapiantate che, dopo aver ricevuto un organo in donazione, sono tornati a condurre una vita sana, serena e attiva.

‘Il Trapianto è Vita’: è il messaggio in evidenza sulle maglie dei trapiantati e dei medici che appartengono a questa formazione speciale. Speciale non per le cicatrici che portano addosso, ma per l’entusiasmo, per la gioia di vivere, per la forza fisica e mentale con cui affrontano ogni nuova sfida, per quella marcia in più che li accomuna: sapere di essere sempre insieme al proprio donatore.

Una consapevolezza che per tutti loro è maturata nel post operatorio e si affianca alla gratitudine per la famiglia, i medici e gli amici che li hanno supportati prima e dopo il trapianto. Con orgoglio e riconoscenza in ogni respiro, con ogni pedalata su ogni traguardo onorano coloro che hanno permesso la loro salvezza.

Tutto ciò li rende ‘messaggeri’ della speranza, portabandiera di una rinascita possibile solo grazie all’altruismo e alla consapevolezza che la donazione degli organi è l’atto d’amore più grande che si possa fare prima di andarsene per sempre.

Il 9 giugno in griglia di partenza sarà presente a Bagno di Romagna una numerosa delegazione dell’Aned Sport: quattro trapiantati di cuore, rene e fegato, tre medici e due assistenti. Per molti di loro sarà un felice ritorno sui percorsi della Gf del Capitano, alcuni alzeranno l’asticella passando dal medio al lungo tracciato.

Davide Fabbri, forlivese trapiantato di rene esattamente quattro anni fa (venerdì 10 maggio 2015), è già stato a provare il percorso, per lui questa sarà la terza partecipazione. “A 50 anni rivivo una nuova vita – afferma Davide Fabbri –, sarò sempre grato per il dono prezioso che ho ricevuto”. Il suo era un destino scritto dalla genetica: rene policistico. Dialisi iniziata, come tanti in famiglia, in giovane età. La sua vita è rimasta appesa alle terapie, lavoro e qualche pedalata in scioltezza, utile ad appesantire quella pesante condizione psicologica. Poi il trapianto di rene, dopo tre mesi una vita nuova, le prime pedalate e poi addirittura le lunghe distanze: esperienze nuove mai provate prima. Nel 2018 ha tagliato il traguardo di ben otto granfondo.

“Non vedo l’ora di godermi di nuovo i bellissimi paesaggi della Gran Fondo del Capitano – esclama Roberto Capraro da Castel Gandolfo –, la salita al Fumaiolo è uno spettacolo. Quest’anno punto alla lunga distanza! Il 25 maggio festeggio 14 anni dal trapianto del fegato, prima mi sentivo un leone in gabbia, oggi a 55 anni vivo la vita con l’entusiasmo di un bambino.” Roberto era un podista, poi nell’83 in seguito a una prova allergica all’ospedale militare gli riscontrano l’epatite B. Ha scoperto la passione per la bicicletta solo dopo l’operazione, comprandosi una gravel. Dopo pochi anni, grazie anche all’eccezionale lavoro dello staff medico che lo ha seguito, ha cominciato a gareggiare con i normodotati. Lo scorso anno si è qualificato 4° assoluto su 22 concorrenti al campionato di ciclocross della sua area di riferimento. Oggi ha un sogno nel cassetto: fare il giro d’Europa in bicicletta portando il messaggio di speranza facendo tappa nei principali centri trapianto. “Molte persone dopo anni di sofferenza e paure rifiutano la donazione d’organo – confida Roberto Capraro –, io porto loro la mia esperienza, per spiegare loro che questo è un passo da fare a testa alta, perché vale la pena affrontare la vita grazie a un dono così prezioso”.

Ivano Saletti dalla provincia di Brescia era una promessa del ciclismo, poi a soli 14 anni il cuore è andato in fibrillazione durante una gara. Colpa di una displasia aritmogena degenerativa del ventricolo destro. Da allora la sua vita è stata appesa alle scosse di defibrillatori automatici e poi del defibrillatore sottocutaneo. Nel 2005, a 35 anni, finalmente il trapianto. Il cuore era compatibile e la ripresa senza intoppi. Già in corsia d’ospedale suo fratello gli promise di regalargli una bicicletta da corsa appena sarebbe tornato a casa. Da allora non ha mai smesso di pedalare, vincendo i campionati europei per trapiantati classificandosi al primo posto nella la corsa in linea, nel duathlon, nella corsa campestre e al secondo posto nei 400 metri. Assieme al medico dello Sport Gianluigi Sella ha pedalato per 235 km per un dislivello positivo di 5.535 metri. Torna dopo due anni a Bagno di Romagna per ripercorrere il lungo percorso, quello che lo emoziona e gli dona viste meravigliose. “Quando rinasci hai voglia di spaccare tutto – ha dichiarato Ivano Saletti –, mi dà una grande forza pensare di portare con me quel ragazzo che mi ha donato il cuore. A lui e alla mia famiglia dedico ogni traguardo che taglio”.

La loro presenza scuote le coscienze. “Il loro contagioso entusiasmo lascia il segno ed è un bene – dichiara il dottor Giovanni Mosconi, dal 2008 Referente Nazionale per il Centro Nazionale Trapianti del Protocollo di Ricerca “Trapianto… e adesso sport”perché in Italia in questo momento ci sono circa 9.000 persone in attesa di trapianto (di cui 6.700 di rene, 1.500 di fegato ed i restanti di cuore e polmone). Ogni anno in Italia si effettuano 3.200 trapianti (2.000 di rene, 250 di cuore tra i 50 e i 100 di polmoni). I nostri sportivi rappresentano l’eccezionalità. Non tutti rispondono allo stesso modo, ma per tutti è importante contrastare la sedentarietà e i rischi cardio-vascolari, facendo attività motoria controllata in palestra oppure attività aerobica o potenziamento fisico a domicilio. L’attività fisica è fondamentale per la percezione della qualità della vita ed è possibile svolgerla già 6 mesi dopo l’intervento”.

Il dottor Mosconi è anche direttore dell’U.O. di Nefrologia e Dialisi degli ospedali di Forlì e Cesena dove ogni anno sono seguiti 200 trapiantati di rene, molti dei quali nei centri emiliano-romagnoli di Bologna, Modena e Parma. In Italia sono 23.000 i pazienti seguiti dopo il trapianto, ma oltre il doppio, quasi 50.000 sono quelli in dialisi.

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