giovedì 18 luglio 2019
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di Simona Mulazzani   
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mer 29 mag 2019 13:53
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Un regolamento per vigilare sui gruppi appartamento per anziani, anche chiamati “case famiglia”. E’ quello che è stato approvato dalla commissione consiliare di Rimini nella seduta di questa mattina. Nel distretto sociosanitario di Rimini si contano 23 strutture di questo tipo: si tratta, in particolare, di realtà residenziali per anziani e disabili adulti con un numero di ospiti fino ad un massimo di sei, avviate sulla base di libera iniziativa privata. Sono invece escluse le forme organizzate di convivenza di persone disabili in cui sono forniti servizi ed interventi professionali prevalentemente di carattere educativo.

Il vantaggio della Casa Famiglia – spiega il comune – è quello di fornire un ambiente familiare, accogliente e funzionale a supportare l’autonomia personale degli ospiti, creando le condizioni per favorire la partecipazione alla vita domestica, comunitaria e sociale, la solidarietà e forme di auto-aiuto da parte di persone anziane che, per esempio, si trovano in condizioni di solitudine o sono comunque prive di un idoneo contesto familiare e sociale. Nel farlo, la Casa Famiglia privilegia la possibilità di coabitazione da parte di coniugi o coppie di anziani e fratelli, genitori e figli. L’obiettivo del Regolamento consiste nel promuovere e tutelare la sicurezza degli ospiti e la qualità delle attività nelle Case Famiglia, e favorire una strutturata attività di vigilanza. La regolamentazione di questo importate ambito sociale permetterà una migliore messa a sistema e un innalzamento degli standard qualitativi, richiesti e, sopratutto verificabili”. E’ ancora fresco il ricordo degli anziani maltrattati a Villa Franca di via Erato a Rimini che per numero di ospiti era classificata tra queste strutture

Un regolamento – è il commento di Gloria Lisi, assessore alla protezione sociale del Comune di Rimini – che ci permette di aumentare la qualità e il controllo del servizio. Si tratta di strutture che permettono di garantire la permanenza degli anziani in contesti di domiciliarità che, per quanto possibile, è preferibile alla istituzionalizzazione. Nel farlo rimane strategica la collaborazione con i medici di base, che sono figure professionali strategiche in questo ambito”.

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