giovedì 21 novembre 2019
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A Fuori dall'Aula

Serrande abbassate in provincia. Approfondimento sul commercio in crisi

di Andrea Polazzi   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
sab 13 apr 2019 17:36 ~ ultimo agg. 17:41
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È stata la crisi del commercio il tema al centro dell’ultima puntata di Fuori dall’Aula (ogni mercoledì in diretta alle 18 e in replica alle 20.35 su Icaro Tv). In studio il direttore provinciale della Cna Davide Ortalli e il vicepresidente regionale di Federmoda Giammaria Zanzini.

Nel corso del 2018 in provincia di Rimini si sono abbassate le serrande di 435 attività di commercio al dettaglio. I cosiddetti negozi di vicinato. Lo dicono i dati Infocamere. In tutta la Regione le chiusure sono state lo scorso anno 3.687 ma solo Modena e Bologna fanno peggio di Rimini. Ad addolcire i numeri ci sono 232 nuove aperture che rendono il saldo meno pesante. Il dato però è impietoso: per ogni negozio che apre, due chiudono.
Una recente analisi di Confcommercio ha invece preso in esame solo il dato del comune di Rimini tra 2008 e 2018. Lo scenario però non cambia molto: si registra un calo di 97 attività generato proprio dalla crisi del commercio al dettaglio dove la diminuzione si attesta a 86. In difficoltà in particolare i negozi di abbigliamento, calzature, cosmetici, le profumerie e le gioiellerie, i negozi di ottica e i fioristi. Male anche librerie e negozi di giocattoli mentre in controtendenza ci sono gli alimentari, le parafarmacie e le attività informatiche e di telefonia. Troppo poco per risollevare il comparto. Ma quali sono le cause di una crisi andata ben oltre le difficoltà legate alla congiuntura economica? In primis si punta il dito sulla concorrenza e sul banco degli imputati finiscono commercio online e grandi centri commerciali. Ma il primo è una conseguenza dell’evolversi dei tempi e le piccole attività dovranno probabilmente imparare a conviverci e (perché no?) a sfruttarlo a proprio favore. Mentre i secondi, numeri alla mano, sembrano anche loro incontrare qualche difficoltà. Le difficoltà non sono legate però solo alla concorrenza: i negozi devono fare i conti anche con l’accessibilità dei centri storici e, elemento da non sottovalutare, con gli affitti molto spesso troppo elevati. Senza dimenticare le tasse e la burocrazia. Quali strade restano al commercio per tornare a vedere la luce?

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