lunedì 23 settembre 2019
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In foto: Un momento della presentazione
di Roberto Bonfantini   
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mer 27 mar 2019 12:25 ~ ultimo agg. 28 mar 22:15
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Lunedì sera è arrivato a Rimini, martedì ha guidato il suo primo allenamento al “Romeo Neri”, questa mattina il secondo e ora, prima di tornare in campo nel pomeriggio per il terzo (mercoledì è giorno di doppia seduta), Mario Petrone viene presentato ufficialmente agli organi di informazione. Al suo fianco, nella sala stampa del “Romeo Neri”, il presidente della società biancorossa, Giorgio Grassi.

Dopo l’introduzione del responsabile comunicazione, Sergio Cingolani, prende la parola per primo proprio Mario Patrone. “Ringrazio la società che mi ha contattato lunedì mattina. C’è una continuità e cercherò di preservare questo progetto perché in giro ce ne sono pochi così, con centri sportivi e progetti seri. Mi ci sono voluti pochi minuti per accettare e sono partito da Olbia. Mia moglie mi ha chiesto cosa avrei voluto fare, le ho detto che l’istinto mi diceva di accettare”.

Sulla squadra biancorossa. “La squadra io l’ho vista giocare. Io ho il compito di sfruttare le potenzialità di questi ragazzi. È un gruppo sano, di bravi ragazzi. Dobbiamo essere bravi a trasmettere e a ridare fiducia all’ambiente. Questi ragazzi devono avere il sostegno fino all’ultima giornata perché dobbiamo salvare questa stagione. Dobbiamo dare tutti il massimo”.

Se Petrone è qui vuol dire che crede nella salvezza. “I ragazzi hanno le caratteristiche giuste. È una squadra giovane, non solo anagraficamente, per affrontare l’unico girone vero di serie C. Dalla prima all’ultima i punti sono pochi. A parte il Pordenone, che sta facendo una stagione incredibile, le altre sono tutte in pochi punti. Qui squadre cuscinetto non ce ne sono. Devo vedere le potenzialità di questi ragazzi in una piazza storica come Rimini. I ragazzi sono motivati a raggiungere questo obiettivo”.

Petrone giocherà con la difesa a quattro. “Il punto principale di accordo con il presidente è di salvare la squadra. Si può giocare a quattro o a cinque con questa squadra. Noi abbiamo bisogno di vincere: una vittoria alimenta autostima, entusiasmo. Tre punti in questo momento non sono come un punto perché vorrebbe dire fare un salto in classifica. Bisogna cambiare trend. È una squadra che può giocare a quattro. Tra l’altro ho allenato qualche giocatore e Candido avrei voluto portarlo a Bassano. Questi ragazzi devono essere supportati, aiutati. L’obiettivo del presidente mi ha dato la spinta. Il presidente sta facendo di tutto per salvare la squadra. Bisogna avere un credo e andare avanti”.

Contratto biennale. “C’è un contratto con scadenza 2020 e quindi c’è progettualità, che passa attraverso la salvezza”.

Qual è la ricetta di Petrone? “Bisogna creare una mentalità positiva nel minor tempo possibile. Un po’ quello che è accaduto l’anno scorso a Pisa. Però questa è una squadra giovane. In LegaPro, devo essere onesto, il fatto di avere cinque cambi a disposizione ti permette di avere continuità. Noi dobbiamo ottimizzare tutti i ragazzi che abbiamo a disposizione. Col prof stiamo lavorando su questo tipo di statistiche, troveremo durante la settimana la chiave giusta per dare il massimo la domenica. È un organico che comunque ti permette di variare anche durante la partita. Quello che ho visto in questi due giorni mi dà fiducia, ma poi in campo si va la domenica”.

Sulla filosofia di gioco. “Si cerca di avere opzioni, ma fondamentalmente i concetti sono gli stessi. Per me quello che conta è l’attacco dello spazio”.

I giocatori che ha già allenato sono due. “Scotti a San Marino e Nava ad Ascoli. Piccioni non ha bisogno di presentazioni. Candido è un giocatore che seguo da tanto tempo”.

Sulla difficile situazione di classifica. “Dal Teramo in giù sono squadre che vivono una situazione di classifica particolare. I ragazzi secondo me hanno le potenzialità per tirarsi fuori. Il lavoro nostro e l’aiuto di tutto l’ambiente devono far sì che questo obiettivo venga raggiunto”.

Quanti punti occorreranno per la salvezza? “La media punta oggi ti dice che con un punto a partita sei nei play out. Da qui alla fine non puoi dire che con sei punti ti salvi. Le partite vanno affrontate un passo alla volta, sperando che la vittoria arrivi la domenica”.

Petrone ha già allenato squadre costruite per la salvezza, e in due occasioni la stagione è andata ben oltre le aspettative. “Questo discorso l’ho avuto a San Marino e a Bassano, dove dovevamo salvarci ed in entrambi i casi siamo stati promossi. Il lavoro che sto facendo è questo: lavorare sui dettagli per acquisire quella mentalità. La volontà da parte dei ragazzi c’è, il presidente sta facendo di tutto. Io personalmente non vedo l’ora arrivi la partita di domenica perché ho una cattiveria agonistica allucinante. Più si avvicina la partita più aumenta in me la voglia di fare i tre punti. Mi soddisfa solo la vittoria”.

Ancora sulla squadra e sulla mentalità. “La squadra è predisposta al cambiamento. Io il tuffo l’ho sempre fatto, vivo tutta la giornata per la squadra. Faremo di tutto per non fargli mancare nulla. Sono vogliosi di tirarsi fuori e dimostrare alla società e a tutto l’ambiente di meritare la categoria. Quello che dico sempre è l’atteggiamento. Non avere un pensiero tecnico-tattico negativo: bisogna osare per vincere perché 32 punti sono stati fatti”.

L’appello a tutto l’ambiente. “Oggi bisogna fare di tutto per mantenere la categoria perché è una società seria. Noi oggi dobbiamo avere il supporto di tutti: i tifosi sono il nostro dodicesimo uomo in campo. Poi, ognuno è fatto alla sua maniera. Oggi la cosa giusta da fare è cercare di raggiungere con tutti i mezzi questa salvezza. L’obiettivo primario è questo”.

Gianluca Procopio entra nello staff tecnico, confermato per il resto. “Io voglio andare in serie A in futuro e non lo voglio fare a sessant’anni. Gianluca (Procopio, ndr) è il nostro collaboratore tecnico, il secondo e preparatore dei portieri è sempre Luciano (Agudo Ballestero, ndr), e rimane come preparatore atletico il Prof (Alessandro Platone, ndr). Per me sono persone oneste, abbiamo un ottimo rapporto, si sono prestati entrambi ad una massima collaborazione. È la situazione giusta perché anche da queste situazioni si percepisce la volontà di andarsi a prendere quello che questa società merita”.

Giorgio Grassi inizia con le scuse: “Voglio chiedere scusa a Stefano Ferri per avergli risposto male ieri, non è mio costume, e al presidente del Ravenna, Brunelli, allo staff e ai giocatori perché non ci siamo comportati come si dovrebbe. Non abbiamo fatto una bella figura. Quando la partita finisce finisce. Non risolviamo i problemi con le scaramucce. Io sono un estimatore del calcio inglese: ho fondato la Fya per questo”.

Sul cambio di allenatore e su Tamai, che resterà in seno alla società ma non come direttore sportivo. “Anche questo cambio di allenatore è traumatico. I cambi di allenatore non sono mai una cosa facile. Io non ho nulla da rimproverare ai tre che si sono avvicendati: tutti hanno dato tutto. Quando si arriva al quarto bisogna riflettere perché a questo punto qualcosa non ha funzionato. Per le scelte che ho fatto lunedì vi dico solo che avevo parlato con Tamai l’ultima volta sabato, non ho parlato dopo la partita, non ci siamo sentiti, non l’ho chiamato il giorno dopo. Ho voluto riflettere. Ci siamo visti il giorno dopo in ufficio e avevo già comprato i giornali e ho letto quello che ha dichiarato in sala stampa, visto che è stato l’unico che ha avuto il coraggio di metterci la faccia. Pietro ha detto: “è stato un spettacolo indegno e chiediamo scusa. Ci prendiamo le nostre responsabilità, soprattutto io”. In questo Paese nessuno o pochissimi hanno il senso dell’onore di ammettere le proprie responsabilità. Qui c’è un equivoco colossale: io sono un imprenditore, nell’azienda ho svariati responsabili di molti reparti. Pietro si è preso le sue responsabilità e ha chiesto di continuare. Noi in questo momento non abbiamo bisogno di altri giocatori. I giochi sono fatti. Abbiamo preso Mario Petrone, non è una pietra, è un pietrone. Io ho dato a lui in esclusiva le mani del nostro futuro. Lui ha in mano il nostro destino. Le persone che ci sono state fino adesso è normale io ritenga, salvo la parte squisitamente tecnica e Ricchiuti, che è un tesserato della Fiorita… I giocatori hanno bisogno di un verbo unico, di una parola unica. Se Petrone mi dirà che qualcuno si metterà di traverso sarà fuori con un calcio nel c…”

Il presidente riprende un termine usato su Newsrimini. “Come l’ha definita Roberto Bonfantini su Newsrimini quella di Verona è stata la seconda Caporetto della stagione: la prima era stata a Imola. Io sto parlando del futuro. “Non importa quello che hai fatto finora, importa quello che farai adesso”. Non è più il momento di fare finta che vada tutto bene. Delle responsabilità ci sono anche fuori, nell’ambiente. Ognuno rifletta se il Rimini interessa a tutti o solo a me o a Petrone, che si vuole rilanciare. A me continuano ad arrivare situazioni che non mi piacciono. Il 5 maggio ci sarà il bollettino della vittoria, ve lo garantisco”.

Su Tamai. “Pietro non seguirà più la prima squadra, farà scouting, terrà i rapporti con le società di serie A e avrà altri compiti. Resta con un incarico diverso. Direttore sportivo, direttore generale, è tutto Petrone. Ricchiuti è un uomo della città, è quello che dà una mano, da esterno, al settore giovanile. Lui è un tesserato della Fiorita, quello che fa per il Rimini lo fa per passione”.

Ma di chi è la colpa di questa sciagurata stagione? “Qui ancora siamo alla ricerca dell’assassino. L’unico che non è l’assassino sono io. Sono amico di Fresco (il presidente-allenatore della Virtus Verona, ndr), che mi ha detto: “è una squadra di morti”. Petrone, che in quattro ore avrà ribaltato il mondo, penso non sarebbe venuto se fosse convinto che il Rimini sia quello di Verona. Non è una squadra da play off, ma l’ha detto poco fa: guardate gli altri gironi, poi ditemi se negli altri gironi saremmo andati così male”.

Gli altri allenatori, Righetti a parte (che era già con Grassi da anni) non li aveva scelti direttamente Grassi. Petrone sì. Petrone l’ho scelto io, non c’è più nessuno. Per la prima volta ho scelto io. Attorno a lui voglio creare un cordone sanitario. Non abbiamo parlato di questioni tattiche: non sapevo che gioca con la difesa a quattro”.

Sul mancato ritorno di Acori. “Non avrei potuto ridare a questi giocatori un qualcosa che avevano già avuto per dodici partite”.

Non arriverà più il mental coach. “Ho già avuto Arpili, che ha una formazione analoga a quella della persona con cui ho parlato. Il mental coach secondo me è fondamentale quando devi recuperare un singolo soggetto o due-tre soggetti. Io ho bisogno di valutare nelle prossime due settimane la voglia di questa squadra. Oggi la squadra deve avere anche la giusta reazione per dimostrare che è una squadra che merita la salvezza e che vale la piazza di Rimini. Ribadisco: sono qui perché c’è un progetto: la toccata e fuga non mi interessava”.

La conferenza stampa sarà trasmessa n differita su Icaro TV (canale 91) e su icaro.tv questa sera alle 22:00.

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