lunedì 25 marzo 2019
L'incontro con Pietro Bartolo

Sono persone!

In foto: Pietro Bartolo
di Andrea Turchini   
lettura: 4 minuti
sab 23 feb 2019 08:26 ~ ultimo agg. 08:27
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L’incontro con il dott. Pietro Bartòlo non può lasciare nessuno indifferente.
Lo abbiamo incontrato a Santarcangelo venerdì 22 febbraio in un “Teatro Lavatoio” strapieno di persone.
Le immagini terribili e le parole crude usate per raccontare 28 anni di incontri con coloro che sono approdati a quel salvagente naturale posto da Dio in mezzo al Mediterraneo che è l’isola di Lampedusa, colpiscono intimamente, feriscono, ustionano.
Pietro Bartòlo è un medico, direttore del presidio sanitario di Lampedusa, una piccola realtà in una piccola isola a 70 miglia dalla Tunisia e 120 miglia dalla Sicilia, che gli eventi del nostro tempo hanno posto al centro della storia per migliaia di persone in movimento che cercano di fuggire dagli orrori delle guerre, dalle devastazioni naturali, dalla fame, o semplicemente – come è diritto inalienabile di ogni essere umano – per la ricerca di una vita più umana.
Trecentocinquantamila le persone incontrate in 28 anni di servizio medico, una media di dodicimilacinquecento ogni anno. Molte, dice lui, ma non un’invasione.

Quello che il dott. Pietro Bartòlo non sopporta sono i numeri. Lui le persone è abituato a incontrarle una alla volta, per verificarne i bisogni di assistenza medica e tentare di dare una risposta adeguata ad ognuno.
La provvidenza ha posto il dott. Bartòlo sulla porta d’Europa, nell’isola di Lampedusa, a svolgere il ruolo di prima accoglienza medica per tutti coloro che, in diverse circostanze, arrivano nell’isola. In questo ruolo Pietro Bartòlo, ex pescatore, ex naufrago e medico per vocazione, si è trovato involontariamente ad essere testimone di un genocidio in atto a causa dell’indifferenza e della chiusura dell’Europa ad ogni tipo di accoglienza.
Pietro Bartòlo, nel suo ruolo di medico, ha raccolto migliaia di storie che raccontano di violenza subita, di ingiustizia, di dignità perduta, di sfruttamento, degrado, corruzione. Ha visto con i suoi occhi nei segni lasciati sul corpo di tanti uomini e donne che ha soccorso, segni che rivelano concretamente i risultati di una politica europea che rifiuta di considerare la possibilità di accogliere persone in stato di estrema vulnerabilità, trasformandoli in mostri invasori, criminali e potenziali terroristi, mentre sono solamente persone. E’ stato come un ritornello quello che è stato ripetuto tante volte: sono persone! sono persone! sono persone! sono persone! …

Sono persone con una dignità, con dei diritti, con dei sogni, con delle relazioni. Sono figli, padri, madri, mogli, mariti. Hanno un nome. E hanno un sogno: quello di sopravvivere in un contesto dove è semplicemente riconosciuta la loro dignità umana.

E poi ci sono i cadaveri. Tanti cadaveri. Donne, uomini, bambini. Tanti bambini che non sono riusciti a farcela, che sono annegati in mare o sono morti durante il viaggio per le condizioni impossibili in cui sono stati posti.
Il dott. Pietro Bartòlo ci ha fatto vedere le immagini di quei corpi perché, come ha ripetuto più volte, certe cose non vengono dette. Abbiamo visto le file dei sacchi contenenti i cadaveri e le immagini dei sommozzatori che ricuperavano in fondo al mare i corpi di tanti uomini, donne e bambini che erano affondati con la barca che doveva trasportarli in salvo. E poi ci ha raccontato dello strazio che vive ogni volta che deve compiere un’ispezione cadaverica per cercare di ricavare qualche indizio che, un giorno, possa rivelare l’identità di quella persona. Immagini e parole difficili da digerire. Nessuna fiction. Pura e dura realtà; quella che preferiamo non vedere e che molti preferiscono negare.

La testimonianza del dott. Pietro Bartòlo su TV2000

E infine un appello rivolto a tutti noi a non voltarci dall’altra parte, a riconoscere la dignità di ogni persona, italiana o proveniente da un altro Paese, povera o benestante, sana o malata, anziana o giovane. Non bisogna andare a Lampedusa per fare qualcosa di utile e per cambiare il mondo. E’ sufficiente vivere nel nostro contesto senza rinunciare alla nostra umanità, ai valori che caratterizzano la nostra cultura e la nostra Costituzione, senza rinunciare alla nostra dignità, quella che ci fa riconoscere come uomini e donne, semplicemente, ma pienamente, uomini e donne.

Grazie dott. Pietro Bartòlo che non ti consideri e non sei un eroe, ma “semplicemente” un uomo giusto, che fa “semplicemente” quello che è giusto in un tempo in cui rischiamo seriamente di smarrirci.
Cercheremo di fare anche noi quello che è giusto. Non rinunceremo alla nostra umanità. Rifiuteremo la logica disumana dell’indifferenza, la logica fascista del “me ne frego” e sceglieremo la logica umana (e cristiana) dell’”I care“; terremo aperti gli occhi per riconoscere la dignità delle persone che la provvidenza di Dio ci pone innanzi.
Non ci rassegneremo al pensiero che non si può fare nulla, che ognuno di noi è inerme di fronte ad una tragedia di proporzioni enormi; ma faremo la nostra parte, lì dove siamo, nel ruolo che ci è stato assegnato, per rendere questo mondo un po’ migliore.
Ora è il momento di impegnarsi.

Ci impegniamo noi e non gli altri,
unicamente noi e non gli altri,
né chi sta in alto, né chi sta in basso,
né chi crede, né chi non crede.
Ci impegniamo senza pretendere che altri s’impegnino,
con noi o per suo conto, come noi o in altro modo.

Ci impegniamo senza giudicare chi non s’impegna,
senza accusare chi non s’impegna,
senza condannare chi non s’impegna,
senza disimpegnarci perché altri non s’impegna […]

Non ci interessa la carriera,
non ci interessa il denaro,
non ci interessa la donna o l’uomo
se presentati come sesso soltanto,
non ci interessa il successo né di noi né delle nostre idee,
non ci interessa passare alla storia.

Ci interessa perderci per qualche cosa o per qualcuno
che rimarrà anche dopo che noi saremo passati
e che costituisce la ragione del nostro ritrovarci.

Ci impegniamo a portare un destino eterno nel tempo,
a sentirci responsabili di tutto e di tutti,
ad avviarci, sia pure attraverso un lungo errare,
verso l’amore […]

Ci impegniamo perché noi crediamo all’amore,
la sola certezza che non teme confronti,
la sola che basta per impegnarci perpetuamente.

Da un testo di don Primo Mazzolari “Ci impegniamo con Cristo” (versione integrale).

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