venerdì 22 marzo 2019
di Lamberto Abbati   
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gio 21 feb 2019 19:08 ~ ultimo agg. 22 feb 15:36
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Hanno voluto ribadire in un’apposita conferenza stampa la totale estraneità ai fatti contestati dai carabinieri del Noe di Bologna, che due giorni fa hanno posto sotto sequestro preventivo l’area di stoccaggio che appartiene all’attività esclusiva di Rovereta. I vertici di Petroltecnica Spa di Cerasolo di Coriano, che di Rovereta srl è proprietaria, hanno respinto punto per punto le accuse mosse nei loro confronti. Prima però hanno voluto chiarire che le due aziende, collegate tra loro, svolgono servizi molto diversi e che non c’è stato nessun sequestro che abbia coinvolto Petroltecnica.

Entrando nel merito delle contestazioni, gli amministratori delegati di entrambe le società, Peo Pivi di Petroltecnica e Massimo Parma di Rovereta, subentrato al dimissionario Nazzareno Cappellini, si sono soffermati sulle due principali motivazioni di sequestro: la non ottemperanza delle prescrizioni in materia ambientale, “discutibili e comunque oblazionabili” dicono, e le eccessive emissioni odorigene. Proprio su questo secondo punto, i vertici delle due società hanno spiegato come “l’ordinanza di sequestro non contenga un numero o un dato preciso, ma una generale sensazione riguardo ai rifiuti trattati. Noi, invece, vogliamo parlare di numeri e di fatti, ed è con questi che ci difenderemo”. 

Nel rimarcare, poi, la professionalità e l’operato in assoluta buona fede e secondo le norme previste di tutto il personale, Pivi auspica un rapido dissequestro dell’area di stoccaggio, “altrimenti – dice – sono a rischio la sopravvivenza di entrambe le aziende e 320 poti di lavoro. Quanto accaduto nei nostri confronti è un accanimento che fatichiamo a spiegare”.

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