mercoledì 24 aprile 2019
In foto: il Cocoricò
di Redazione   
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gio 10 gen 2019 14:16 ~ ultimo agg. 11 gen 12:59
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Per i conti correnti legati al Cocoricò di Riccione è scattato un provvedimento di sequestro preventivo legato a irregolarità tributarie riscontrate in passate gestioni. Lo annuncia il titolare della discoteca Fabrizio De Meis, che si dice pronto a far emergere la propria estraneità. I conti interessati ammontano a 810mila euro. Le contestazioni si riferiscono alla gestione sotto la società Mani Avanti negli anni 2015 e 2016. A dare esecuzione al sequestro preventivo per equivalente sono stati i militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Rimini.

Le Fiamme Gialle riminese hanno constatato a verbale nei confronti della società che ha gestito il locale negli anni 2015-2016 l’omessa presentazione delle prescritte dichiarazioni fiscali per i due periodi di imposta e i conseguenti omessi versamenti di imposta per il complessivo ammontare oggetto del provvedimento. A richiederlo è stato il PM che ha coordinato le attività investigative, Paolo Gengarelli, e ad emetterlo il GIP Benedetta Vitolo.

Scrive De Meis:“In data odierna ci è stato notificato un provvedimento di sequestro preventivo emesso dalla Procura della Repubblica di Rimini.
Il perimetro investigativo nel cui ambito l’Autorità Giudiziaria ha adottato la misura è molto circoscritto e riguarda alcune contestazioni di irregolarità tributarie connesse alla società Mani Avanti ed in relazione ai due esercizi 2015 e 2016, contestandomi di essere amministratore di fatto.
I legali stanno già esaminando il provvedimento per valutarne nel dettaglio il contenuto.
Sono assolutamente sereno e ripongo piena fiducia nel lavoro della Magistratura, certo che, nelle sedi opportune, saremo in grado di far emergere la mia estraneità ai fatti che vengono contestati. Resto a completa disposizione della Procura per contribuire a far chiarezza sulle vicende al vaglio degli inquirenti”.

Proprio oggi i quotidiani locali parlano del Cocoricò per la messa in vendita del marchio (insieme a quelli di Titilla e Memorabilia) a un prezzo fissato di 420mila euro. Il ricavato dell’asta, già fissata per le prossime settimane, è destinato alla copertura di vecchi debiti che permetterebbe di evitare il pignoramento dei marchi stessi.

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