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La bomba carta

Molotov contro i profughi. La Cento Fiori: "Per favore, non parliamo di bravata"

In foto: repertorio
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
mar 11 dic 2018 15:37 ~ ultimo agg. 12 dic 14:02
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Cinque ragazzini fermati per la bomba carta contro il centro di accoglienza di Spadarolo (vedi notizia). Un epilogo che non si aspettava neppure la cooperativa Cento Fiori che gestisce il centro.

“Abbiamo appreso con sgomento dai giornali: un gruppo di adolescenti o poco più mossi da non si sa bene quale motivazione, che gli inquirenti stanno ancora cercando attraverso le indagini” scrive la Cento Fiori. La cooperativa nei confronti dei ragazzi ha un giudizio severo: “Questi ragazzi hanno compiuto dei gesti molto gravi. Hanno messo a grave rischio l’incolumità dei nostri ospiti e dei nostri colleghi e solo per fortuna nessuno si è fatto male. Maneggiando sostanze esplosive hanno messo a rischio anche la loro stessa incolumità, per non parlare del loro futuro, delle conseguenze che avranno questi gesti su di loro e il peso che getteranno sulle loro famiglie”.

Alla Cento Fiori non è piaciuto il termine “bravata” apparso sulla stampa per definire il gesto dei ragazzi. “Questo potrebbe in qualche modo sminuirne la portata, se non fosse per alcuni fatti che crediamo necessario rimarcare. Il contesto in cui nascono è comunque un contesto di pregiudizio, perché i due attentati – due bottiglie incendiarie non esplose e una bomba carta esplosa – non sono stati fatti presso una casa qualunque, ma sulla soglia di un edificio che ospita dei richiedenti asilo, dei migranti“.

Scrive ancora la cooperativa: “Non sappiamo in che ambiente siano cresciuti questi ragazzi, ma di sicuro queste azioni sconsiderate sono comunque frutto del clima di violenza che è stato scatenato nel Paese per motivi esclusivamente di speculazione politica. Vediamo ogni giorno che danni può creare negli adulti questo clima nefasto, figuriamoci su menti giovani e non mature.

Leggiamo sui giornali che i ragazzi sono pentiti e vogliamo crederli tali, ma vogliamo ugualmente invitarli, quando sarà loro possibile, ad incontrare dei ragazzi richiedenti asilo, magari loro coetanei, per conoscere dalla loro viva voce che drammi hanno passato e cosa possono avere evocato nel loro vissuto i gesti insensati effettuati nelle notti di fine ottobre scorso. Forse così potranno capire che conseguenze hanno, per gli altri, queste cosiddette “bravate””.

Di tono simile le dichiarazioni della vicesindaca di Rimini Gloria Lisi, che scrive: “Un misto tra soddisfazione e delusione mi ha accompagnata alla notizia dell’individuazione dei presunti responsabili del lancio della molotov contro la struttura di Spadarolo che ospita i profughi.

Di positivo c’è il lavoro delle Forze dell’ordine che in poco tempo sono arrivati, tramite le loro indagini, all’individuazione dei presunti responsabili. Tutto il resto invece mi getta in uno stato di preoccupazione e inquietudine. Minori e non consapevoli della gravità del gesto, quasi a sottolineare un vuoto culturale drammatico, che rende a mio parere più grave la vicenda.

Più che il clima di violenza generale che circonda oggi l’Italia, preoccupa l’emergenza educativa in cui sembrano vivere i nostri giovani. Un segnale preoccupante per il futuro nostro, e loro. Un segnale positivo viene però da quei messaggi di solidarietà portato alle vittime dai bambini della vicina scuola di Spadarolo e nell’impegno con cui le insegnati li hanno seguiti. Un punto importante da cui ripartire, per il futuro dei nostri bambini, dei giovani, della nostra comunità”.

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