mercoledì 12 dicembre 2018
In foto: Sergio Mattarella
di Simona Mulazzani   
lettura: 3 minuti
ven 7 dic 2018 13:43 ~ ultimo agg. 8 dic 14:12
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La solitudine fa crescere la paura, la persona si realizza nella comunità” e ancora “Le persone fragili sono costruttrici di umanità. Nella società non possono esserci scarti ma solo cittadini, a rischio altrimenti c’è la nostra stessa Repubblica. Il cinismo è triste e gretto“. Piccoli flash del discorso che il presidente  della Repubblica Sergio Mattarella ha donato alla comunità Papa Giovanni XXIII, che oggi al Palacongressi festeggia cinquant’anni di vita, frutto dell’intuizione che ebbe don Oreste Benzi di condividere la vita con le persone più fragili . E don Oreste oggi c’è al Palacongressi, nei suoi figli spirituali, in chi è stato generato a nuova vita grazie all’incontro con la comunità.

Di fronti a tanti “figli” della comunità, ma anche ai ragazzi delle scuole, alle principali autorità del territorio, scorre la storia di questi cinquant’anni e ha il volto di chi, a nome di tutti gli altri, racconta al presidente le tante sfide intraprese dalla comunità: con i poveri, i disabili, i carcerati, le donne vendute in strada, i profughi. Ogni sfida è la storia di una persona. Mattarella è attento, partecipe, abbraccia e stringe mani a tutti.

Il responsabile generale della Papa Giovanni XXIII, Giovanni Paolo Ramonda parte da don Oreste, dal suo insegnamento, parla dei progetti maturati negli anni, torna a chiedere un Ministero per la Pace. Ricorda la perla preziosa della comunità: la casa famiglia, intuizione pedagogica stupenda perché la tensione profonda è “non lasciare soffrire nessuno da solo

In prima mattinata il presidente è stato in una casa famiglia, poi ha fatto visita alla parrocchia della Resurrezione, è entrato nella camera di don Oreste: “è rimasto profondamente colpito dalla essenzialità – confida Ramonda. E quando arriva al Palas si sente questa partecipazione. “Andare incontro agli altri per realizzarsi insieme è la nostra vocazione. Tutte le diversità rendono la nostra vita più aperta completa e felice. Le barriere da superare sono spesso nella nostra mente”. Più volto gli applausi interrompono le sue parole. Commozione forte quando ricorda: “ho incontrato diverse volte don Oreste e quella tonaca lisa una volta incontrata non si dimentica più

Due ragazze, ex prostitute, gli chiedono di sostenere una legge che punisca i clienti. Mattarella rassicura: “Impegno inderogabile  è combattere senza tregua la tratta degli esseri umani e la riduzione in schiavitù. Perseguire gli sfruttatori tutti“.

Riempie la sala la frase: “La società, la Repubblica vi dicono grazie per ciò che siete“. La Comunità custodisce una storia, ma ci sono nuovi incontri, sogni da perseguire e il presidente li incoraggia. Al termine, accompagnato dagli applausi, si ferma con tutti quelli che gli si avvicinano in sala: uno scambio di battute, un selfie, un abbraccio. Sembra che non abbia fretta di andarsene, lasciare la comunità che questa mattina lo ha accolto a Rimini.

Oggi pomeriggio la festa continua con la santa messa celebrata dal Vescovo Lambiasi alle 15 sempre al palacongressi.

Il sindaco di Rimini Andrea Gnassi ha approfittato della giornata di festa per annunciare a Ramonda (apg23) che farà la proposta al consiglio comunale di intitolare a don OresteBenzi  la nuova, grande piazza che sorgerà in stazione tra capolinea Trc, binari, ed edificio Globo e edificio ex Urp che verrà abbattuto con il nuovo progetto “questo perché quella sarà la porta di ingresso e di accoglienza della nostra città”.

 

La replica dell’incontro tra l’APG23 e il presidente Sergio Mattarella sarà trasmessa questa sera alle 21,45 su IcaroTV.

 

Quattro testimoni hanno raccontato a Mattarella la vita di condivisione. Francesco, 14 anni, uno dei protagonisti del film, disabile a causa di un’ipossia al momento del parto. I suoi genitori naturali non sono riusciti ad accudirlo e così viene affidato ad una casa famiglia. La mamma affidataria “traduce” il suo racconto. I suoi compagni di classe gli hanno regalato un papillon per l’incontro con il Presidente.

Daniele, 28 anni, arrestato per rapina a mano armata, dopo un periodo in carcere ha scelto di entrare in una casa della Comunità Papa Giovanni XXIII. Dopo un lungo percorso riabilitativo, a fine pena, ha trovato lavoro ed ora vive integrato pienamente. E’ accompagnato da Giorgio, responsabile delle case educative per carcerati, dove i detenuti sono rieducati facendo esperienza di servizio con disabili.

Giulia, 23 anni, veneta, nasce in una casa famiglia. Laureata, nel 2014 partecipa ad uno stage dell’ONU a New York. Nel 2016 parte per la Palestina, l’anno seguente va in Libano come volontaria dell’Operazione Colomba, il Corpo Civile di Pace della Comunità Papa Giovanni, per proteggere le vittime dei conflitti, sostenere la loro scelta nonviolenta e cercare di costruire ponti tra le parti in conflitto.

Glory, nigeriana, 22 anni, già vittima di tratta per prostituzione. Ingannata di andare a vivere nella moda, prima della partenza le viene fatto un rito vodoo, le viene accollato un debito di 25.000 euro. Parte, attraversa il deserto e la Libia. Un viaggio che dura mesi, fatto di stenti e violenze. Poi la traversata del Mediterraneo. Infine la strada e la prostituzione. Dopo l’ennesima brutale violenza, chiama disperata i volontari dell’unità di strada della Papa Giovanni e viene liberata.

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