giovedì 13 dicembre 2018
In foto: la Questura di Rimini
di Redazione   
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mar 13 nov 2018 14:43 ~ ultimo agg. 14:56
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Locali vecchi, poco funzionali e talmente sparsi sul territorio da penalizzare il buon funzionamento degli uffici. Questa, denunciano in una nota unitaria tutti i sindacati di Polizia, la situazione in cui gli agenti della Polizia di Stato sono costretti da venti anni a lavorare. Una difficoltà aggravata dai ritardi nella realizzazione di quanto previsto dal Patto sulla Sicurezza con il trasferimento nei locali di piazzale Bornaccini, non ancora liberato dagli uffici dei centri per l’impiego. “L’allungamento dei tempi – dicono i sindacati – è allarmante per il futuro, perché per converso la revisione delle classificazioni delle questure operata ultimamente dal Ministero dell’Interno ha valutato l’aumento di circa 100 uomini nei prossimi tre anni.” “Una vittoria – conclude la nota – che rischia di venire vanificato poiché le attuali strutture non sarebbero in grado di ricevere il nuovo personale.

I sindacati per sensibilizzare la cittadinanza questa mattina hanno predisposto un volantinaggio in piazza Tre Martiri.


Il testo firmato dai sindacati di Polizia

“Tutto cambia perché nulla cambi” una affermazione paradossale de “Il Gattopardo” che si sposa benissimo con quanto sta accadendo da anni a Rimini in relazione alla infinita storia della sede della questura. Sono passati venti lunghi anni, da quando vide la luce il futuristico progetto della “nuova questura” di via U. Bassi, fallimenti, promesse, illusioni, parole spese, senza mai vedere però la parola fine. Un trasferimento, che per noi poliziotti sarebbe significato, uffici più consoni meglio fruibili e a norma.
Non è un mistero, gli attuali stabili della questura sono, senza ombra di dubbio, privi dei minimi requisiti, vetusti, poco funzionali e in alcuni casi frutto di abuso edilizio, molti uffici sono ricavati in quelli che un tempo erano autorimesse, o sono ricavati da terrazzi, o come in via Bonsi, praticamente in strada, obbligando gli avventori ad attendere il proprio turno in un atrio all’aperto. I cittadini di questa splendida città, sono testimoni delle situazione delle varie strutture sul territorio.
Si somma a quanto detto la parcellizzazione, che penalizza in maniera imponente anche il controllo del territorio e il buon funzionamento degli uffici, si pensi solamente alla perdita di tempo per portare in visione o alla firma un atto da una parte all’altra della città o il grave dispendio di risorse umane per vigilare quattro strutture.
Negli anni queste OO.SS., hanno sempre cercato una soluzione, dapprima nei riguardi della struttura di via U. Bassi, successivamente poiché tale opportunità andava sfumando (per questioni gestionali e di ripristino), si vedeva di buon occhio una soluzione ponte idonea all’accorpamento dei vari stabili nella struttura di p.le Bornaccini. Questa soluzione veniva sottoscritta nel patto per la sicurezza, ove peraltro, venivano riportati anche i tempi per il passaggio in detta struttura, a FEBBRAIO 2017 DOVEVA AVERE LUOGO IL TRASFERIMENTO DEGLI STABILI DI VIA BONSI. Per fare ciò dovevano essere liberati due piani del palazzo di p.le Bornaccini occupato dal “centro per l’impiego”, che nel frattempo doveva trovare locazione in corso d’Augusto. Ad oggi lo stabile non è stato ancora liberato e nonostante tutte le certificazioni siano state acquisite i lavori per il trasferimento sono pressoché fermi.
Notiamo una certa lentezza nel mantenere quanto scritto dal patto per la sicurezza da parte di chi a livello locale lo ha firmato. L’allungamento dei tempi è allarmante per il futuro, perché per converso la revisione delle classificazioni delle questure tanto richiesta dagli operatori riminesi ed operata ultimamente dal Ministero dell’Interno ha valutato un forte scompenso di personale in provincia valutando l’AUMENTO DI CIRCA 100 UOMINI NEI PROSSIMI TRE ANNI. UNA VITTORIA CHE RISCHIA DI VENIRE VANIFICATA poiché LE ATTUALI STRUTTURE NON SAREBBERO IN GRADO DI RICEVERE QUESTO PERSONALE CHE RIMARREBBE, INSIEME ALLA NUOVA SEDE, UN MIRAGGIO.
Un grave danno non solo per le donne e gli uomini in divisa, ma anche e soprattutto, per i cittadini di riminesi, per i turisti, per la città stessa che in qualità di capitale del turismo ha la necessità di un adeguato apparato per la sicurezza.

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