martedì 18 dicembre 2018
In foto: la copertina del report
di Redazione   
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ven 16 nov 2018 19:26 ~ ultimo agg. 19 nov 16:35
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In Emilia-Romagna sono oltre 64.300, di cui 20mila minori, le persone aiutate dalle Caritas diocesane e parrocchiali del territorio. È quanto emerge dal rapporto sulle povertà “Coraggio, alzati!” presentato oggi in occasione della II Giornata mondiale dei poveri. I dati, spiega la Caritas emiliano-romagnola, “confermano la situazione fotografata dai dati ufficiali Istat che dichiarano il rischio di povertà ed esclusione sociale in regione al 16,1% nel 2016 (dal 13,3% del 2007) e affermano che la povertà assoluta si attesta al 3,3%, pari a circa 65.000 individui”.

Dati raccolti dai 15 Centri di ascolto diocesani del territorio nel 2017 e nei primi sei mesi del 2018. Da emerge complessivamente una diminuzione delle persone incontrate: si è passati da 17.120 nel 2015 a 14.633 nel 2017, anche grazie al calo degli immigrati incontrati (da oltre 11.300 nel 2015 a poco più di 9.800 nel 2017).

La percentuale degli italiani resta stabile al 31%, ma si registra un aumento di uomini che hanno un’età compresa tra i 50 e i 60 anni che faticano a trovare un’occupazione e sono ancora lontani dalla pensione; spesso vivono in solitudine perché hanno visto fallire i propri rapporti coniugali o perché sono deceduti i genitori; diversi sono finiti a vivere in strada, anche perché l’Emilia-Romagna è tra le regioni con gli affitti più alti di Italia. È urgente pensare a progetti specifici per loro al fine di favorirne il re-inserimento lavorativo e per garantire un sostegno morale e psicologico adeguato. Diverse Caritas della regione, come quella di Rimini, hanno creato Fondi per il Lavoro o progetti specifici per l’orientamento e l’inserimento lavorativo, ma non bastano.

Altro dato significativo è la crescita di immigrati che sono in Italia da oltre 20 anni e che ora si ritrovano in forte difficoltà, (sono oltre il 10% di tutti gli immigrati incontrati). Si rivolgono alla Caritas perchè hanno perso un lavoro e non riescono a ritrovarlo; molti hanno bambini piccoli, alcuni nati proprio in Italia, e non sanno come affrontare la quotidianità per garantire loro una sopravvivenza; alcune famiglie si sono dovute disgregare, dividendosi tra restare in Italia e tornare in patria. Per alcuni poi c’è la perdita del regolare Permesso di Soggiorno, perché sono venuti meno i requisiti necessari per il rinnovo e questo crea non pochi problemi: l’essere irregolari non permette l’iscrizione al Centro per l’Impiego, ai Servizi sociali, ma non permette neppure di avere una residenza ed un medico di base. Per questo, in diverse Caritas sono nati ambulatori medici, destinati sia a italiani che a stranieri, proprio per coloro che hanno perso la residenza e quindi anche il medico di base (a Rimini è attivo l’“Ambulatorio Nessuno Escluso”).

Il rapporto integrale.

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