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di Redazione   
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dom 11 nov 2018 10:36 ~ ultimo agg. 12 nov 12:51
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Commesse, fatture e parenti, l’allegra gestione delle Fiere“. E’ il titolo a pagina 17 dell’edizione domenicale del quotidiano La Stampa. Al centro dell’ampio articolo IEG, la società nata dalla fusione tra le fiere di Rimini e Vicenza.

L’inchiesta, firmata da Luca Fornovo e Gianluca Paolucci, parte ricordando il fatturato, 130milioni, gli eventi e i visitatori, 2,6 milioni nel 2017 e l’imminente ingresso in borsa del Gruppo. Ma dopo l’incipit dai numeri importanti arrivano parole pesanti: “il rovescio della medaglia: il debito nella holding di controllo e una certa allegria contabile e gestionale fatta di commesse affidate senza gara, fatture per forniture che arrivano prima degli ordini e una vera e propria parentopoli tra manager e consulenti“.

I due giornalisti spiegano che per ricostruire la vicenda “hanno visionato documenti e interpellato alcuni testimoni diretti“. E poi snocciolano una serie di casi. Il primo è legato alla progettazione dei nuovi poli fieristici, per circa 90 milioni di euro, affidati allo stesso studio di Amburgo che progettò la fiera di Rimini ma “senza gara e senza comparazione delle offerte“, con una scelta “mai passata nel cda, spiega una fonte interna, ma presa in completa autonomia dal presidente Cagnoni”.

Altro caso riportato e quello degli ordini ai fornitori. Si parla di procedura anomala, con fatture emesse prima dell’ordine di uscita. E anche qui la fonte è una persona che lavora nel gruppo.

Si citano poi le valutazioni sui manager, elaborate da una multinazionale. E si fanno nomi e cognomi di figure di livello che avrebbero preso punteggi molto bassi. Lo studio “finisce in un cassetto” e quando c’è da distribuire i premi non si fanno distinzioni di sorta.

Altro capitolo: “la parentopoli” con commesse date in famiglia, con una “serie di rapporti quanto mai scivolosi“. Nomi non ne vengono fatte, ma ruoli e parentele si.

L’ultima parte dell’articolo è dedicato ai debiti: “non sono della società Ieg ma della Holding che la controlla“, con l’arrivo, risalendo a Rimini Congressi, al socio pubblico: il comune di Rimini. “Nella Rimini Congressi i debiti sono 209 milioni di euro. Il principale creditore è Unicredit, che a garanzia si è preso un pezzo (il 42,5% delle azioni) in mano alla Rimini Congressi. Con la quotazione si punta proprio a restituire il prestito ad Unicredit e a liberare le azioni

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