domenica 16 dicembre 2018
di Stefano Rossini   
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lun 26 nov 2018 17:11 ~ ultimo agg. 17:15
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Ma una volta non si provava un senso d’orgoglio quando un connazionale lasciava il proprio paese per andare a cercare di migliorare il mondo?

E poi, adesso, cos’è successo? Perché l’unico pensiero che agita gli editoriali dei giornali è quanto ci costerà il riscatto? Davvero anche una scelta come quella di Silvia Romano ha solo un semplice valore economico?

Ma soprattutto, perché chi si ostina a difendere queste scelte gioca in difesa, mettendo le mani avanti, concedendo a chi obietta che forse la scelta è azzardata, che forse poteva rimanere nel proprio paese e che forse costerà un po’ per le finanze del paese?

Ogni giorno cediamo un pezzo di umanità, e oggi ci troviamo a storcere un po’ il naso perché, in effetti, in questo momento difficile di politica internazionale, e con tanti problemi nel nostro paese, Silvia poteva evitare di partire, poteva scegliere un posto meno pericoloso, poteva dare una mano alle mense della Caritas che anche qui c’è tanto bisogno (mense in cui per fortuna ci sono tanti che aiutano, ma sicuramente non quelli che criticano).

Silvia ha fatto la sua scelta, che a noi piaccia o meno. E dovremmo essere solidali con lei e sperare che il nostro paese faccia tutto quello che è in suo potere e anche di più per salvarla, anche se non concordiamo con le sue scelte. Ma questa è la base dell’empatia, e dell’umanità, sentirsi fratelli anche nelle differenze, quel sentimento che abbiamo già ceduto da tempo. Probabilmente per primo.

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