martedì 23 aprile 2019
In foto: i bimbi giocano alla Stella Maris
di Redazione   
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lun 19 nov 2018 14:39 ~ ultimo agg. 21 nov 11:17
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Sono arrivati questa mattina alla casa Stella Maris di Marebello (che ospita anche l’albergo sociale del Comune di Rimini) i migranti arrivati con il corridoio umanitario da Libia, Sudan ed Eritrea che saranno ospitati nelle strutture della Papa Giovanni XXIII. Una trentina, del gruppo di 51, quelli che saranno ospitati a Rimini. Molti di loro sono minori e ci sono anche persone con disabilità, per espressa richiesta della comunità fondata da don Oreste Benzi, che con la propria mediazione è riuscita ad attivare il canale di accoglienza. Oltre che alla Stella Maris, i migranti saranno ospitati in una casa famiglia e in altri appartamenti sempre legati alla Papa Giovanni.

L’intervista a Giampiero Cofano (Segretario generale APG23):

L’intervista a Gloria Lisi:

 

 

Presente questa mattina l’assessore alla Protezione Sociale del Comune di Rimini Gloria Lisi che commenta: “L’immagine che oggi mi porto a casa è quella dell’abbraccio spontaneo, appena varcata la soglia della struttura che oggi li accoglie, con donne che non conosco e di cui non comprendo la lingua, e quello con i loro bimbi che giocavano in spiaggia sugli scivoli, con le maniche corte tanto era l’entusiasmo per quei giochi finalmente anche loro”. ” Il loro volto sereno vale più di tutto, più delle parole, delle ideologie, delle convenienze, dei conti. Sono facce che raccontano storie di soprusi e violenze difficili da spiegare a parole.
Vengono da Etiopia, Eritrea, Camerun, Somalia, Sudan, parlano decine di lingue e dialetti diversi, nessuno conosciuto da noi europei. Ci sono e non possiamo fare finta che non esistono. Se sono qui è perchè, come nella sua tradizione, la Papa Giovanni XXIII ha chiesto a Nazioni Unite e Governo di occuparsi di quelli che non voleva nessuno, degli ultimi tra gli ultimi, donne, bimbi e disabili in fuga da guerre fratricide e sanguinarie.
Oggi sono a Rimini e non spetta solo a questi splendidi volontari, che non smetterò mai di ringraziare, ma a tutti i riminesi prendersene cura. Il Comune farà la sua parte, e anche l’Ausl, con cui sono già in contatto per garantire la necessaria assistenza sociale e sanitaria. L’auspicio è che non si tratti di uno spot, ma di un progetto strutturale che si integri, e non sostituisca, agli altri progetti coordinati dagli Enti Locali, come gli Sprar. Oggi è un momento di festa e non voglio parlare di altro, però lo ribadisco; il decreto sicurezza rischia di mandare in strada tanti migranti già ospitati nelle strutture del riminese.

A Rimini abbiamo dimostrato che una integrazione che vada oltre all’accoglienza è possibile. Gli Sprar funzionano, per questo abbiamo da tempo fatto richiesta per un ampliamento del progetto, in accordo con le altre Istituzioni e il Prefetto, con cui collaboriamo tutti i giorni. Bene i corridoi umanitari, bene l’accoglienza, ma per una reale integrazione c’è bisogno del coinvolgimento attivo e diretto anche degli Enti locali. Non è facile, ma è possibile, lo dobbiamo a persone come loro, che chiedono solo di poter vivere e crescere i figli in pace, lontano dalle guerre e, se possibile, anche dalle terribili ferite, fisiche e psicologiche, che si portano dietro”.

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