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In foto: il complesso
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gio 4 ott 2018 11:56 ~ ultimo agg. 18:24
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Il Tribunale Amministrativo Regionale per l’Emilia Romagna ha pubblicato la sentenza con cui ha respinto il ricorso principale e i due ricorsi, per motivi aggiunti, proposti da Michelangelo Società Cooperativa a r. l. per l’annullamento del provvedimento dirigenziale di diniego di sanatoria e del provvedimento dirigenziale di accertamento dell’inottemperanza, con conseguente acquisizione al patrimonio comunale. dell’immobile di proprietà della società cooperativa posto tra via Michelangelo, via Torino e via Canova.

Il Tar ha motivato il rigetto in quanto è “ palesemente infondato il ricorso principale con il quale si sostiene la sostanziale legittimità delle istanze di sanatoria presentate dalla cooperativa, in quanto afferenti non alla ristrutturazione abusiva dell’intero complesso immobiliare, ma unicamente alla modifica di destinazione d’uso”.

Il Comune aveva infatti rilasciato una concessione edilizia per la realizzazione di immobili ad uso socio- assistenziale, da qui sottolinea il Tar “ la conseguente illegittimità della variazione di destinazione d’uso effettivamente realizzata dalla ricorrente in difformità da quanto assentito nella concessione edilizia n.152/1992 .. con escamotage di questa per presentare singole domande di sanatoria per ciascuna delle 44 unità immobiliari illecitamente modificate con la destinazione a civile abitazione”.

Il Tar ha quindi concluso respingendo i ricorsi presentati dalla Michelangelo con condanna della società ricorrente a rifondere le spese del giudizio.

La lunga vicenda giudiziaria del complesso San Giuseppe – ricorda l’Amministrazione Comunale – riguarda gli interventi di ristrutturazione edilizia, eseguiti senza alcun titolo, dalla società sull’immobile. La società ha ristrutturato il complesso edilizio, non con il cambio di destinazione d’uso da ex colonia a casa protetta per anziani, come previsto da concessione edilizia, ma in un’unità residenziale costituita da 45 appartamenti per civile abitazione. Nel corso degli anni il Comune ha notificato l’ordinanza di demolizione con ripristino ad uso originario, la società non ha adempito nell’arco di tempo prefissato a 90 giorni, quindi il Comune ha rinotificato il provvedimento di acquisizione al patrimonio dell’ente.

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