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Attualità Politica

Bando Periferie. Il commento di Gnassi: se l'impegno non sarà rispettato, ricorreremo

In foto: Gnassi
Gnassi
di Andrea Polazzi   
Tempo di lettura lettura: 4 minuti
mer 12 set 2018 11:55 ~ ultimo agg. 13 set 15:30
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Dopo due ore di incontro serrato, martedì sera è arrivato l’accordo tra la delegazione Anci e il premier Conte sul bando periferie. I fondi non andranno persi ma saranno resi disponibili nell’arco di un triennio (vedi notizia). “Noi abbiamo chiarito – commenta il sindaco di Rimini Andrea Gnassi, presente all’incontro – che se la parola data verrà rimangiata ricorreremo per avere quello che ci spetta. E come è stato sottolineato vinceremo in sede giudiziaria”. Ma specifica anche che “fino a prova contraria devo credere all’impegno di un uomo delle istituzioni preso davanti ad altri uomini delle istituzioni.”

Per quanto riguarda Rimini, e i suoi progetti esecutivi per l’area di Rimini Nord – spiega il sindaco –, dopo la giornata di ieri, gli uffici valuteranno come portare avanti le procedure di gara per il bando periferie come per altro ieri è stato sottolineato che si possa fare stante il decreto che il governo si è impegnato a fare a giorni è il fatto che ci sono ancora passaggi parlamentari dell’emendamento cancella progetti“.


L’intervento del sindaco Andrea Gnassi

“Partiamo dal fondo e cioè da quella che è a tutti gli effetti la novità del giorno. Cioè l’impegno formale, assunto dal Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte, davanti a una delegazione Anci formata da 14 sindaci e al proprio staff tecnico e legale, al termine di oltre due ore di confronto serrato e anche duro, a – cito testualmente- “abrogare nei prossimi giorni, con il primo decreto utile, l’emendamento inserito nel Milleproroghe che sospende le convenzioni e i finanziamenti per 96 progetti del Bando Periferie”. In buona sostanza, nel giro di una settimana o poco più, si ritornerebbe alla situazione iniziale per la gioia e la soddisfazione di 326 Comuni e 20 milioni di cittadini italiani. Queste le parole, pronunciate intorno alle 22 di ieri, da parte del Presidente Conte. Istituzionalmente io, come i colleghi presenti, sindaci di Roma, Torino, Bologna, Bari, Parma, Livorno, di ogni appartenenza politica ma lì solo per rappresentare comunità e persone, dobbiamo assumere questo come un impegno concreto e inderogabile. E’ un pezzo di Stato che prende un accordo e una responsabilità davanti a un altro pezzo di Stato, vale a dire i Comuni. Noi sindaci però abbiamo chiaramente sottolineato al Presidente come, nel caso in cui, questo impegno non si traducesse nei tempi dichiarati in quell’atto ufficiale che ripristinerebbe l’efficacia di contratti formali sottoscritti dallo Stato stesso, partirebbero immediatamente i ricorsi amministrativi e si interromperebbero immediatamente le relazioni istituzionali tra Governo e Comuni, con conseguenze dirette per le decisioni da assumere nella Conferenza Stato-Regioni che si vedrebbe anche bloccata.
Questa la sintesi della giornata di ieri, a Roma, cominciata verso le 19,30 e conclusasi a lambire le 22.00. Durante l’incontro, il presidente Decaro e noi sindaci abbiamo sottolineato come per giustificare la cancellazione improvvisa in una notte d’agosto al Senato delle risorse ai Comuni, siano state usate argomentazioni e imprecisioni strumentalizzazioni riportate sui territori da esponenti politici locali e nazionali a sostegno di un voltafaccia inspiegabile e soprattutto immotivato da ragioni amministrative e giuridiche. In queste sedi istituzionali e tecniche gli stessi argomenti e strumentalizzazioni politici (qualcuno direbbe la fuffa di questi giorni) se non hanno basi decadono. Infatti, e va riconosciuto, il Presidente Conte e il suo staff hanno dovuto prendere e hanno preso atto dell’insussistenza di argomentazioni circa, papale papale: 1) il rispetto delle presunte decisioni della Corte Costituzionali che si riducono, e eventualmente perché non è detto ve ne sia bisogno anzi, a una pura formalità in conferenza stato-regione, altro che ostacolo difficile da superare!; 2) lo stato delle progettazioni, con il fumus fatto sulla qualità dei progetti quella dei tempi degli stessi in fase definitiva o esecutiva; tutti aspetti fissati però già dalle convenzioni e non da maldestre arrampicate sullo specchio di questo o quel parlamentare locale; 3) la questione della disponibilità degli avanzi di bilancio, che non tange il tema bando periferie e che sono già risorse dei Comuni e che i Comuni spendono o hanno speso per interventi sul territorio. È chiaro che se fossero stati infondati tali argomenti dei Comuni la piega del governo poteva essere diversa da quella dell’impegno a ripristinare le risorse.
In sostanza, ognuna delle questioni sollevate nel dibattito di queste settimane è stata ricondotta alla linearità, alla ragione e al rispetto delle leggi e delle norme. Davanti a questa posizione da parte dei Sindaci, il Presidente Conte, anche consultandosi con la propria struttura tecnica, ha preso quell’impegno. Alla mia domanda come quella del Presidente Decaro e di altri “Presidente, quindi a Rimini, nei comuni, cosa succede domani?’, il capo dell’Esecutivo ha pronunciato la parola ‘decreto’ per accelerare i tempi. Va detto che la soluzione prospettata dalla delegazione Anci era quella più semplice di eliminare dal ‘Milleproroghe’ l’emendamento cancellaprogetti, ma il Premier ha addotto ragioni relative alle risorse e all’impossibilità di riaprire il milleproroghe di fatto blindato. L’impegno preso a palazzo Chigi è stato quello di ‘riparare’ a stretto giro di posta.
Tutti noi sindaci, durante le oltre due ore di confronto, abbiamo sottolineato come questi progetti non appartengano a una parte politica o a un singolo. Della politica e delle sue dinamiche ai sindaci non interessa. Interessa in via esclusiva portare a casa le risorse, già messe a bilancio per interventi cantierabili, dopo aver partecipato a un bando e avere avuto la garanzia dell’ammissione del progetto, con convenzioni sottoscritte sotto la bandiera italiana e davanti a 96 fasce tricolori, per riqualificare e rilanciare pezzi di città.
E allora cosa succede oggi a Rimini? Succede da una parte che il problema formalmente non si è risolto perché la strada più semplice- e cioè quella di spuntare dal ‘Milleproroghe’ il boccone amaro della sospensione dei finanziamenti- non è quella percorsa. Dall’altra parte, il Presidente del Consiglio dei Ministri si è impegnato, e fino a prova contraria devo credere all’impegno di un uomo delle istituzioni preso davanti ad altri uomini delle istituzioni, a recuperare i fondi in un decreto che scaturirà a breve. Noi abbiamo chiarito che se la parola data verrà rimangiata ricorreremo per avere quello che ci spetta. E come è stato sottolineato vinceremo in sede giudiziaria. In altre parole ci fidiamo e crediamo nell’impegno. Ma le amministrazioni dello stato parlano con atti, cioè carta canta. A noi sindaci, abbiamo ancora sottolineato, non interessa vincere in tribunale. Ci interessa che vincano le città, i cittadini.Per quanto riguarda Rimini, e i suoi progetti esecutivi per l’area di Rimini Nord, dopo la giornata di ieri, gli uffici valuteranno come portare avanti le procedure di gara per il bando periferie come per altro ieri è stato sottolineato che si possa fare stante il decreto che il governo si è impegnato a fare a giorni è il fatto che ci sono ancora passaggi parlamentari dell’emendamento cancella progetti. Infine un’ultima considerazione. La mobilitazione, gli argomenti la pressione di cittadini, delle associazioni e forze politiche tutte che vogliono rimettere al centro le periferie si è dimostrata. L’energia positiva che ha dato forza alla battaglia dei sindaci. Tenerla viva fino a “carta canta”, non farà la gloria di nessuno, ma data la possibilità di un’intera città di riqualificarsi e ai cittadini di sentirsi più sicuri e fiduciosi nel futuro.