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Politica Rimini

Bando Periferie. Di Maio (Pd) cita Sole24Ore: avanzi inutilizzabili e scadenze impossibili

In foto: Marco Di Maio
di Andrea Polazzi   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
lun 10 set 2018 17:58
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Il deputato romagnolo Marco Di Maio del Pd, segretario della Commissione Affari costituzionali alla Camera, torna sulla querelle del Bando Periferie e attacca le decisioni del Governo. “Citare a sproposito una sentenza della Corte costituzionale – dice – per giustificare l’intenzione di sottrarre un miliardo e 600 milioni di euro alle città italiane non maschererà la sostanza: per Rimini significherà perdere 18 milioni di euro che consentirebbero di sistemare tutta l’area nord della città come più volte richiesto anche dallo stesso movimento cinque stelle. Invece no, si vuole bloccare tutto per il capriccio di cancellare tutto ciò che è stato fatto prima di loro e magari tra qualche tempo lamentarsi che le opere non vanno avanti. Un film già visto”.

Secondo Di Maio “le reali intenzioni del governo le ha esplicitate il vice ministro dell’economia Laura Castelli assieme al sottosegretario alla presidenza del consiglio, Simone Valente, che senza mezzi termini hanno spiegato che ad esclusione dei primi 24 progetti del bando “gli altri 96 progetti del bando periferie, verranno in ogni caso risarciti gli importi già spesi per progettazione e appalti”. Ciò significa che l’intenzione del Governo è revocare le convenzioni e fregarsene di soldi assegnati, di finanziamenti di altri enti coinvolti in questi progetti, dell’impatto che ciò avrà sui cittadini”.

Dicono di aver sbloccato gli avanzi delle amministrazioni per 140 milioni di euro – prosegue Di Maio –. A parte il fatto che 140 milioni per oltre 8mila comuni italiani è una cifra piuttosto modesta; anche se rapportata ai soli 96 enti che perderanno gli 1,6 miliardi previsti dal bando periferie. La gran parte di questi, poi, l’avanzo di amministrazione non potrà spenderlo semplicemente perchè già utilizzato per realizzare altre opere. Quindi non servirà a nulla. Lo sintetizza bene l’edizione odierna del Sole 24 Ore, pag. 19, titolo ‘Caos bando periferie: avanzi inutilizzabili senza il programma’, articolo di appoggio ‘Per lavori e acquisti termine impossibile al 30 settembre’. La tempesta perfetta: tolti i soldi al bando periferie, nessun soldo sarà possibile essere speso per gli avanzi di bilancio”.

Infine la citata sentenza 74/2018 della Corte Costituzionale: non c’entra assolutamente nulla con i soldi e le coperture – spiega ancora il parlamentare romagnolo –, ma semplicemente pone una questione sulla procedura chiedendo di sottoscrivere “un’intesa con gli enti territoriali in relazione ai decreti del Presidente del Consiglio dei ministri riguardanti settori di spesa rientranti nelle materie di competenza regionale”. Ciò significa che non serviva nessuna norma, ma una semplice e rapida intesa tra Stato, Regioni e Comuni in sede di Conferenza unificata. Un accordo che si sarebbe trovato nel giro di 30 secondi, se si fosse voluto; è, di fatto, prassi consolidata che queste intese vengano acquisite a stretto giro di posta in quella sede. Si è rifiutato anche questo, confermando che la volontà è quella di sottrarre quei soldi ai Comuni che ne hanno diritto anche sulla base di convenzioni firmate tra i sindaci interessati e la presidenza del Consiglio, per compiere una operazione demagogica di redistribuzione a pioggia”.

Da chi si dice eletto per rappresentare un territorio, sarebbe lecito aspettarsi che facesse venir prima gli interessi della propria comunità e non quelli del blog, anzi, del Movimento di appartenenza – conclude –: quella norma per Rimini mette a rischio 18 milioni di euro, per la Romagna 40 milioni. Come pensano di fare il bene dei cittadini bloccando progetti che si attendono da anni?”.