lunedì 17 dicembre 2018
In foto: la conferenza di Goletta Verde
di Andrea Polazzi   
lettura: 3 minuti
dom 5 ago 2018 13:04 ~ ultimo agg. 6 ago 11:14
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E’ purtroppo la foce del Marano a Riccione la maglia nera emersa nel consueto monitoraggio effettuato dalla Goletta Verde di Legambiente. Il dato non è una novità: sono infatti otto anni che il tratto risulta fortemente inquinato. “Entro i limiti”, invece, i valori riscontrati dai tecnici di Goletta Verde negli altri 10 punti campionati. Legambiente intende sollecitare le autorità competenti anche per avere chiarezza rispetto all’esito delle indagini avviate dopo l’esposto, presentato l’anno scorso dall’associazione ambientalista, nel tentativo di individuare la soluzione definitiva al problema Marano. Gli altri monitoraggi effettuati nel riminese hanno dato risultati entro i limiti: a Bellaria-Igea Marina alla spiaggia a sud della foce del fiume Uso, a Riccione, alla spiaggia lato sinistro foce Rio Melo, e a Misano Adriatico, alla foce Rio Agina.

I RISULTATI DELLE ANALISI DI GOLETTA VERDE IN EMILIA ROMAGNA

*prelievi effettuati il 29 e 30 luglio 2018

PV COMUNE LOCALITÀ PUNTO GIUDIZIO
FE Comacchio Porto Garibaldi Foce Canale navigabile Porto Garibaldi Entro i Limiti
FE Comacchio Lido degli Estensi Foce canale Logonovo Entro i Limiti
RA Ravenna Spiaggia sinistra presso foce Lamone Entro i Limiti
RA Ravenna Lido di Dante Foce fiume Uniti Entro i Limiti
RA Cervia Lido di Savio Foce canale Cupa Nuovo Entro i Limiti
RA Cervia Milano Marittima Spiaggia presso Canalino Milano Marittima Entro i Limiti
FC Gatteo Gatteo a mare Spiaggia a nord della foce del fiume Rubicone Entro i Limiti
RN Bellaria-Igea Marina Igea Marina Spiaggia a sud foce fiume Uso Entro i Limiti
RN Riccione Foce Torrente Marano Fortemente Inquinato
RN Riccione Spiaggia lato sinistro foce Rio Melo Entro i Limiti
RN Misano Adriatico Foce Rio Agina Entro i Limiti

E’ inaccettabile – dichiara Katiuscia Eroe, portavoce di Goletta Verde – che, per l’ottavo anno consecutivo, la foce del torrente Marano a Riccione continui a risultare fortemente inquinata, presentando cariche batteriche oltre i limiti di legge. Per casi limite come questo urge intervenire immediatamente onde evitare che tali scarichi continuino ad essere delle fogne a cielo aperto. Il problema della cattiva depurazione purtroppo rappresenta un costo elevato per le tasche degli ignari cittadini, visto che il nostro Paese è stato condannato a pagare all’Ue una multa da 25 milioni di euro, più ulteriori 30 milioni ogni sei mesi finché non si metterà in regola. Soldi che si sarebbero potuti spendere diversamente, per esempio per aprire nuovi cantieri per la depurazione e realizzare sistemi efficienti e moderni, creando nuovi posti di lavoro. Ecco perché è necessario, oltre che indagare per capire le cause che compromettono lo stato di salute delle nostre acque, anche agire concretamente. A tal proposito, abbiamo deciso di avviare un’azione giuridica presentando gli esposti alle autorità competenti, secondo quanto previsto dalla legge sugli ecoreati”.

Le coste non sono però esposte solo alla cattiva depurazione ma anche a numerosi altri “nemici del mare”. Dal dossier Mare Monstrum di Legambiente sul mare illegale basato sul lavoro delle Forze dell’Ordine e delle Capitanerie di Porto emerge che in Emilia Romagna le infrazioni accertate sono quasi 5 per ogni chilometro di costa, un dato che piazza la regione al terzo posto della classifica nazionale del mare illegale per il numero di infrazioni per chilometro di costa e che testimonia, secondo l’associazione, la pressione a cui è sottoposta la costa adriatica ma anche la capacità di vigilanza capillare delle forze dell’ordine.

A minacciare la salute del nostro mare vi sono diverse emergenze, come la perdita di litorale a favore del cemento, il rischio idraulico, l’erosione della costa che compromettono le stesse attività turistiche – commenta Lorenzo Frattini, presidente di Legambiente Emilia Romagna Rispetto all’edificazione, il 59 per cento del litorale è stato cementificato“.

C’è poi il tema dell’inquinamento provocato dalla plastica: in otto casi su undici monitorati, i tecnici di Legambiente ne hanno riscontrato la presenza. Secondo gli ultimi dati dell’indagine Beach Litter in Emilia Romagna, su un’area campionata di 2mila metri quadrati, è stata rilevata una media di 465 rifiuti ogni 100 metri lineari di spiaggia. E nel 94% dei casi si tratta di plastica, seguita da carta/cartone (1,9%), vetro/ceramica (1,5%). Nella top ten dei rifiuti registrati dai volontari di Legambiente, il 32,7% è rappresentato da plastica, il 27,3% da cotton fioc, l’8% da reti o sacchi per mitili, e poi ci sono tappi, coperchi, anelli di plastica (4,3%), bicchieri, cannucce, posate e piatti di plastica (3,2%), buste, sacchetti e manici di plastica (1,5%). Legambiente ha lanciato “Usa e getta? No, grazie”, la nuova campagna di informazione e sensibilizzazione per la prevenzione e la messa al bando di alcuni prodotti usa e getta (www.usaegettanograzie.it).

Legambiente evidenzia tra i fattori inquinanti, troppo spesso sottovalutati, anche il corretto smaltimento degli olii esausti: 4 chili di olio usato, il cambio di un’auto, se versati in acqua inquinano una superficie grande come sei piscine olimpiche. Ma l’olio usato è anche un’importante risorsa perché può essere rigenerato tornando a nuova vita in un’ottica di economia circolare: il 98% dell’olio raccolto viene classificato come idoneo alla rigenerazione per la produzione di nuove basi lubrificanti, un dato che fa dell’Italia il Paese leader in Europa.

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di Redazione
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