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di Andrea Polazzi   
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ven 3 ago 2018 12:07 ~ ultimo agg. 18:44
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L’export della Provincia di Rimini nel 2017 è stato di oltre 2 miliardi e 300 milioni di euro, 200 milioni in più del 2016 con una crescita che ha sfiorato il 9% (terza in regione). Trend che si conferma anche nel primo primo semestre 2018 con un sostanzioso +10,46% rispetto allo stesso periodo del 2017. Anche sul fronte delle importazioni il trend 2018 è positivo (+12,91% nel semestre). Metalmeccanico, alimentare, abbigliamento, legno e mobile sono i quattro comparti più rappresentativi e più orientati all’internazionalizzazione. Delle 142 aziende che hanno risposto al sondaggio di Confindustria Romagna, oltre la metà ha dichiarato di svolgere parallelamente attività di import/export mentre quelle solo esportatrici sono quasi il 43%. La principale area di riferimento per l’export si conferma l’Europa Comunitaria (Germania e Francia in testa), seguita dal Nord America e dall’Asia. Calano, a causa dei dazi imposti dalla Russia, le esportazioni verso l’Europa non comunitaria. Per le importazioni si conferma il netto predominio dell’Europa Comunitaria e dell’Asia, che rispettivamente riforniscono il 72,5% ed il 51,3% delle imprese campione. I maggiori ostacoli incontrati dalle aziende votate all’export sono quelli conoscitivi seguiti da quelli strutturali e di servizio. Tra i servizi più richiesti invece la Ricerca di Partners Stranieri e le Informazioni Commerciali e di Mercato e sulla Legislazione Doganale. La forma di collaborazione più richiesta è quella Commerciale. E trai Paesi in cui queste collaborazioni si sono concretizzate ci sono in prevalenza Germania, Francia, Stati Uniti e Cina. Questi ultimi due sono anche quelli di maggiore interesse per le imprese riminesi.

L’internazionalizzazione – commenta Paolo Maggioli Presidente di Confindustria Romagnaè sempre più considerata dalle aziende di Rimini e Ravenna come possibile forma di diversificazione del mercato e del prodotto per giungere ad una crescita dei volumi e del fatturato. Insieme all’innovazione, resta una necessità per contrastare le difficoltà che presenta il nostro mercato interno e chi ha superato la lunga crisi di questi anni lo ha fatto proprio perché ha investito in innovazione e internazionalizzazione”.

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